Il freddo non dovrebbe essere un lusso. Eppure, nel cuore dell’Europa del 2024, quasi una persona su dieci non è riuscita a mantenere la propria casa adeguatamente calda. Sono numeri che raccontano una crisi silenziosa, quella della povertà energetica, che colpisce milioni di famiglie nel continente più ricco del mondo.
Secondo i dati Eurostat pubblicati il 2 febbraio 2026, il 9,2% della popolazione dell’Unione Europea ha dichiarato di non essere in grado di riscaldare adeguatamente la propria abitazione. Si tratta di oltre 40 milioni di persone che hanno affrontato l’inverno con il termosifone spento, coperte in più sul letto, finestre sigillate con stracci per trattenere quel poco di calore che riescono a produrre.
Un miglioramento che non basta
Rispetto al 2023, c’è stato un miglioramento di 1,4 punti percentuali, un segnale che le politiche di supporto energetico messe in campo dopo la crisi del gas hanno avuto qualche effetto. Ma dietro questa statistica si nasconde ancora una realtà drammatica per milioni di europei.
La povertà energetica non colpisce in modo uniforme. Bulgaria e Grecia guidano questa triste classifica, entrambe con il 19% della popolazione incapace di riscaldare adeguatamente casa. Quasi una persona su cinque. Seguono la Lituania con il 18% e la Spagna con il 17,5%, dove il clima più mite non allevia il peso di bollette che molte famiglie semplicemente non possono permettersi.
All’estremo opposto troviamo la Finlandia, dove solo il 2,7% della popolazione affronta questo problema, seguita da Polonia e Slovenia (entrambe al 3,3%), Estonia e Lussemburgo (3,6%). Paesi che, nonostante inverni rigidi, hanno saputo proteggere meglio i propri cittadini attraverso politiche abitative, redditi adeguati e sistemi di welfare più solidi.
Il volto umano dietro i numeri
Ma cosa significa davvero non poter riscaldare casa? Significa svegliarsi con il respiro che si condensa nell’aria della propria camera da letto. Significa anziani che si ammassano in una sola stanza della casa, l’unica che possono permettersi di scaldare. Significa bambini che fanno i compiti con le mani gelate, incapaci di concentrarsi perché il freddo penetra nelle ossa.
Significa famiglie che devono scegliere: pagare il riscaldamento o comprare il cibo? Pagare le bollette o le medicine? È una scelta impossibile che nessuno dovrebbe dover fare, eppure milioni di europei la affrontano ogni giorno durante i mesi invernali.
La povertà energetica non è solo disagio fisico. È isolamento sociale, perché chi vive in una casa fredda spesso si vergogna di invitare amici o parenti. È deterioramento della salute, con l’aumento di malattie respiratorie, cardiovascolari, depressione. È degrado abitativo, con muffa e umidità che invadono case non riscaldate, danneggiando la struttura stessa degli edifici.
Chi sono i più vulnerabili
Come sempre, a pagare il prezzo più alto sono i più deboli. Gli anziani, con pensioni spesso insufficienti e corpi più fragili al freddo. Le famiglie monoparentali, dove un solo stipendio deve coprire tutte le spese. I disoccupati e chi lavora con contratti precari. Chi vive in abitazioni vecchie, con isolamento termico inesistente, dove il calore si disperde attraverso finestre e pareti.
Nei paesi dell’Europa orientale, dove i salari sono più bassi e molti edifici risalgono all’era sovietica con sistemi di riscaldamento inefficienti, il problema è strutturale. Ma anche in paesi più ricchi come la Spagna, l’aumento vertiginoso dei costi energetici ha spinto milioni di persone sotto la soglia di povertà energetica.
L’Italia e la sua sfida
Sebbene i dati specifici per l’Italia non siano dettagliati nel comunicato Eurostat, il nostro Paese non è immune da questo fenomeno. Studi nazionali indicano che milioni di italiani faticano a pagare le bollette energetiche, particolarmente nel Sud e nelle aree interne, dove redditi più bassi si combinano con abitazioni meno efficienti.
L’invecchiamento della popolazione italiana rende il problema ancora più urgente. Molti anziani, soli nelle proprie case, razionano il riscaldamento per paura di bollette che non possono sostenere. Le periferie urbane e le aree rurali, spesso dimenticate dalle politiche di riqualificazione energetica, ospitano le famiglie più esposte.
Un problema che si può risolvere
La povertà energetica non è inevitabile. I paesi nordici dimostrano che con politiche adeguate è possibile proteggere anche i cittadini più vulnerabili. Servono interventi su più fronti: sostegno economico diretto per le famiglie in difficoltà, programmi massicci di riqualificazione energetica degli edifici, tariffe sociali per le utenze, sistemi di riscaldamento più efficienti.
Ma serve anche uno sguardo più ampio sulla giustizia sociale. La povertà energetica è sintomo di disuguaglianze più profonde: salari insufficienti, pensioni inadeguate, welfare che non protegge, costo della vita che cresce più velocemente dei redditi.
Il costo dell’inazione
Lasciare che milioni di persone vivano al freddo ha un costo. Un costo umano in termini di salute e dignità. Un costo economico in spese sanitarie aumentate, produttività ridotta, edifici che si deteriorano. Un costo sociale in termini di coesione e fiducia nelle istituzioni.
Mentre l’Europa affronta le sfide della transizione energetica e della lotta al cambiamento climatico, non può dimenticare chi oggi fatica semplicemente a sopravvivere all’inverno. Non c’è transizione giusta se lascia indietro i più deboli. Non c’è Europa sostenibile se milioni dei suoi cittadini devono scegliere tra il caldo e il cibo.
Il miglioramento registrato nel 2024 è un passo nella direzione giusta, ma la strada è ancora lunga. Ogni inverno che passa con il 9,2% della popolazione al freddo è un inverno di troppo. Ogni famiglia che trema nella propria casa è una famiglia che l’Europa ha fallito di proteggere.
Riscaldare una casa non è un privilegio. È un diritto fondamentale in una società civile. E finché anche una sola persona in Europa dovrà vivere al freddo per mancanza di mezzi, avremo ancora molto lavoro da fare.