L’iniziativa del Teatro Colosseo di Torino ci ricorda che esiste una “ricchezza immateriale”, il capitale culturale, che in questi anni sta vivendo una vera rivoluzione digitale. Il progetto si inserisce nel contesto della digitalizzazione della memoria storica italiana e il lavoro di “back-office” dietro una piattaforma del genere è imponente, in 18 mesi, il teatro ha trasformato faldoni cartacei in dati accessibili al pubblico:
- 44 anni di storia dello spettacolo (dal 1982 a oggi).
- 1.100 spettacoli catalogati.
- 4.500 reperti (foto, video, locandine, documenti).
Il processo non è solo una scansione di vecchie foto, ma un’operazione per preservare il valore del patrimonio e mettere in sicurezza materiali che, altrimenti, rischierebbero il deterioramento fisico o l’oblio.
L’aspetto più innovativo dell’Archivio Digitale del Colosseo è il concetto di archivio partecipato. In un’epoca in cui la ricchezza delle famiglie italiane è fatta di asset intangibili, il teatro chiede al pubblico di diventare co-autore della storia sotto vari aspetti, come crowdsourcing culturale gli spettatori possono caricare i ricordi, trasformando l’archivio in un bene comune. In quanto espressione di un dialogo generazionale, gli strumenti digitali servono ad avvicinare i giovani a spettacoli avvenuti decenni prima della loro nascita e, in ultimo, la funzione di riflesso sociale, l’archivio funge da termometro delle mutazioni culturali di gusto e costume della società torinese e italiana.
Realtà private e culturali come il Teatro Colosseo stanno investendo nel digitale per creare un valore che non si misura solo in euro, ma in capitale sociale. Il valore di un archivio digitale “vivo” cresce col tempo e non risente dei mercati, diventando un asset stabile per la comunità. Il progetto del Teatro Colosseo è un modello di come, nel 2026, le istituzioni possano gestire la “ricchezza” storica, non come un museo statico, ma come un organismo dinamico.
Fonte: comune di Torino