Sedico insieme a Belluno e Feltre è il terzo comune più popolato della relativa provincia, si trova a circa 10 chilometri a sud-ovest del capoluogo, nella parte centrale della Valbelluna, tra le Dolomiti Meridionali di Zoldo e il fiume Piave. Il territorio comunale, dal 1990, è in gran parte compreso nel Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Una terra rigogliosa bagnata anche dal Cordevole, il corso d’acqua che segna una sorta di demarcazione tra le Dolomiti occidentali e quelle orientali.
Il nome di questo fiume sembra risalire ad una frase detta da Giulio Cesare che, incerto se attraversarlo o meno avrebbe esclamato: “Cor dubium habeo”. Secondo lo storico Pellegrini, il proconsole romano avrebbe infatti proferito questa locuzione mentre andava da Feltre a Belluno avendo trovato il torrente gonfio per le piogge. L’idioma locale ha poi fatto il resto, adattando il nome a suo modo. Sedico, da comune agricolo depresso e caratterizzato da una forte emigrazione fino agli anni ’60 dello scorso secolo, è diventato negli ultimi decenni un territorio importante anche a livello industriale (in particolare per la lavorazione del legno e per le importanti fabbriche di occhiali).
In virtù del suo eccellente sviluppo economico e sociale, nel 1987 è stato insignito del titolo di “Uno dei Comuni della piccola grande Italia” con diritto a fregiarsi di questo encomio.
Nel gennaio del 2008 il Parco nazionale delle Dolomiti, con decreto del presidente della Repubblica ha avuto una nuova perimetrazione secondo confini naturali e ben identificabili (crinali, fiumi e strade), andando incontro alle esigenze dei comuni. L’area ha una superficie complessiva di 15.030,22 ettari. La varietà territoriale comprende spazi di alta montagna accanto a pascoli permettendo così a numerose specie di animali di trovare il proprio habitat. Nel tempo il Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi è stato un vero esempio di ecologia innovativa ed oggi, grazie al progetto “Parco fossil free” l’area protetta si propone come laboratorio di sviluppo sostenibile, realizzando applicazioni pilota di tecnologie alternative.
Nel Parco sono installati impianti fotovoltaici; caldaie a biomasse, strutture microidroelettriche; generatori a biodiesel e via via il Progetto Fossil free si è sviluppato progressivamente integrandosi anche con altri programmi strategici come, ad esempio, il piano speciale “Malga modello”.
Le malghe bellunesi sono circa 170 ed ognuna rappresenta un’oasi di laboriosità agro- zootecnica, eccellenze e tipicità. Ma nel territorio sono tante anche le testimonianze storiche da scoprire percorrendo la cosiddetta Via degli Ospizi e la Strada ciclabile/pedonale delle antiche rogge (canali) lungo il Basso Cordevole. Numerosi gli opifici (mulini, cartiere, segherie) oggi silenziosi, ma per centinaia di anni in piena attività, come diverse lungo i pendii sono le ville dalla caratteristica peculiarità veneta, adattate all’ambiente collinare, e le chiesette con affreschi cinquecenteschi. Vi è poi il sentiero diretto al castelliere di Noal che porta ad un rarissimo esempio di fortificazione conservata quasi integralmente che testimonia uno dei primi modelli insediativi della zona. Strutture murarie medioevali evidenziate dalla base di un’antica torre di guardia con controllo sulla Val Belluna e sulla Valle del Cordevole sono tutt’ora visibili e documentano il riutilizzo del sito anche in età successive. Questa area archeologica, denominata Mirabei (proprio a mettere in evidenza la bellezza panoramica del luogo) tra storia e leggenda racconta una vicenda molto simile a quella di Giulietta e Romeo. E’ la storia di Landrino e Ildegarda. il primo castellano del piccolo borgo di Landris (una deliziosa frazione di Sedico) e Ildegarda, figlia del castellano di Mirabello, che data l’appartenenza delle due casate a partiti avversi dovettero patire a causa del loro contrastato amore. Una romanza che fece da sfondo all’opera lirica del musicista Antonio Miari (1778-1854) e che percorrendo questi sentieri ancora qualcuno accenna.