L’Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato il report “Analisi relativa alle PA pilota che hanno adottato il modello di nomina del RTD e organizzazione dell’UTD in forma associata”, che restituisce i risultati del laboratorio dedicato alla nomina del Responsabile per la Transizione Digitale in forma associata.
L’analisi, condotta attraverso interviste a dieci amministrazioni centrali e locali, ricostruisce i percorsi di costituzione adottati, i modelli organizzativi sperimentati e i principali vantaggi e limiti emersi nell’esperienza concreta degli enti coinvolti. Il lavoro si inserisce nel quadro delle iniziative previste dal Piano Triennale per l’Informatica nella PA e si affianca al Vademecum pubblicato da AgID nel giugno 2024 sullo stesso tema.
Dalle esperienze raccolte emerge che la nomina del RTD e la costituzione dell’Ufficio per la Transizione Digitale in forma associata risultano efficaci quando poggiano su assetti stabili, risorse dedicate e una governance realmente condivisa. In questi casi, il modello consente di ottimizzare le risorse, generare economie di scala e ampliare le possibilità di innovazione, con benefici particolarmente rilevanti per gli enti di piccole dimensioni.
La gestione associata favorisce inoltre l’armonizzazione delle soluzioni digitali e la standardizzazione dei processi, riducendo duplicazioni e inefficienze e migliorando la qualità dei servizi offerti ai cittadini. RTD e UTD in forma associata possono così evolvere da semplici presìdi tecnici a veri motori di innovazione, anche grazie alla collaborazione con soggetti istituzionali, società in house e centri di competenza.
Accanto ai benefici, il report mette in luce alcune criticità ricorrenti: la carenza di competenze specialistiche e di personale dedicato, il ricorso a supporti esterni, l’impatto del turnover politico e tecnico sulla continuità dei progetti e margini di autonomia decisionale spesso limitati rispetto alle responsabilità assegnate. A queste si aggiungono difficoltà strutturali legate ai meccanismi di finanziamento e ostacoli culturali, come la resistenza al cambiamento e una visione del digitale ancora percepita come costo anziché come investimento.
Per superare tali criticità, l’analisi indica la necessità di rafforzare il modello attraverso investimenti sulle competenze, l’introduzione di strumenti di governance più solidi e il riconoscimento di un ruolo stabile e autonomo a RTD e UTD in forma associata. Un passaggio ritenuto essenziale per rendere la trasformazione digitale della pubblica amministrazione un processo concreto, sostenibile e replicabile nel tempo.
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