PNRR italiano: la sesta revisione ridisegna il piano a sei mesi dalla scadenza
Unione europea 9 Febbraio 2026, di Danilo Grossi
Con la sesta revisione approvata a novembre 2025, il governo italiano ha modificato 173 misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, riallocando 13,4 miliardi di euro tra diversi interventi. A pochi mesi dalla scadenza del piano, circa un quarto dei progetti risulta ancora lontano dalla conclusione, mentre la spesa effettiva si attesta poco sopra il 50%. La strategia punta su strumenti finanziari che permettono di completare le opere oltre il 2026.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano si avvicina alla sua fase conclusiva con un quadro in chiaroscuro. Sebbene l’Italia sia riuscita a rispettare il cronoprogramma delle scadenze e ad incassare oltre 153 miliardi di euro (il 79% delle risorse totali assegnate), la situazione operativa sul campo presenta criticità significative.
Secondo la settima relazione del governo trasmessa al Parlamento a fine 2025, dei circa 550.000 progetti finanziati, solo 416.000 risultano conclusi o in via di completamento. Questo significa che il 24,4% degli interventi è ancora in corso e lontano dalla conclusione, a soli sei mesi dalla scadenza prevista per l’estate 2026.
La spesa effettivamente sostenuta al 30 novembre 2025 ammontava a circa 101,3 miliardi di euro, pari al 52% delle risorse complessive del PNRR. Un dato che, pur non essendo determinante ai fini della rendicontazione europea, evidenzia il ritardo nell’attuazione concreta degli interventi.
La sesta revisione: 173 misure modificate
Approvata dalla Commissione europea il 25 novembre 2025, la sesta revisione del PNRR rappresenta l’intervento più ampio operato sul piano dall’inizio della sua attuazione. Il governo ha scelto di mantenere invariata la dotazione finanziaria complessiva di 194,4 miliardi di euro, ma ha profondamente rimodulato l’allocazione delle risorse.
Le modifiche hanno interessato 173 misure tra riforme e investimenti, con tre tipologie di intervento:
• 83 misure hanno subito esclusivamente interventi di semplificazione amministrativa, senza modifiche agli obiettivi o alle dotazioni finanziarie
• 52 misure hanno visto revisioni sostanziali con individuazione di modalità alternative più efficaci e rimodulazione delle risorse
• Altre misure hanno subito un ridimensionamento dei target a causa di difficoltà emerse durante l’attuazione
La riallocazione dei 13,4 miliardi di euro
La revisione ha comportato una riallocazione complessiva di 13,4 miliardi di euro. Alcune misure hanno subito definanziamenti significativi, mentre altre hanno visto incrementare le proprie dotazioni.
Principali definanziamenti:
Misura
Variazione
Transizione 5.0
-3,8 miliardi
Comunità energetiche
-1,4 miliardi
Rischio alluvioni e idrogeologico
-910 milioni
Politiche attive del lavoro
-876 milioni
Principali incrementi:
Misura
Variazione
Transizione 4.0
+4,7 miliardi
Fondo rotativo contratti di filiera
+2 miliardi
Gestione infrastrutture ferroviarie
+1,2 miliardi
La strategia degli strumenti finanziari
Una novità rilevante della sesta revisione è il ricorso massiccio agli strumenti finanziari, che ora gestiscono 23,5 miliardi di euro di risorse del PNRR. Questa soluzione, suggerita dalla Commissione europea agli Stati membri in difficoltà, consente di assumere impegni giuridicamente vincolanti entro il 2026, ma di completare materialmente le opere anche dopo tale scadenza.
Gli strumenti finanziari sono stati applicati a diversi settori strategici: energia, infrastrutture idriche, agroalimentare, housing universitario e sostegno agli investimenti privati. Si tratta di una soluzione pragmatica per evitare la perdita di risorse a fronte dei ritardi accumulati nell’attuazione del piano.
La rimodulazione delle scadenze
La revisione ha anche inciso sul numero complessivo di milestone e target. Le scadenze sono passate da 614 a 575, una riduzione di 39 obiettivi dovuta principalmente a semplificazioni, accorpamenti e all’eliminazione di target intermedi considerati non essenziali.
Il riequilibrio ha riguardato soprattutto le ultime tre rate del piano. Gli obiettivi complessivi da raggiungere sono passati da 284 a 241. In particolare:
• L’ottava rata è scesa da 40 a 32 scadenze
• La nona rata è passata da 67 a 50 scadenze
• La decima rata è stata ridotta da 177 a 159 scadenze
L’Italia ha già ottenuto l’approvazione dell’ottava rata e ha presentato a dicembre la richiesta di pagamento della nona rata, attestando il rispetto del cronoprogramma europeo nonostante le criticità operative.
Le sfide dei prossimi mesi
Il quadro che emerge è quello di un paese che ha saputo rispettare formalmente gli impegni con Bruxelles attraverso continue revisioni del piano, ma che affronta difficoltà concrete nell’attuazione territoriale degli interventi. Con il 24,4% dei progetti ancora lontano dalla conclusione e solo il 52% delle risorse effettivamente spese, i prossimi sei mesi saranno decisivi.
A complicare ulteriormente il quadro c’è il rischio di ‘reversal’: adempimenti già conclusi e valutati positivamente potrebbero essere riesaminati se dovessero sopraggiungere cambiamenti che ne inficiano la tenuta. In questi casi, l’Italia potrebbe essere chiamata a restituire risorse già erogate.
Per agevolare il completamento dei target finali, il 29 gennaio il governo ha varato un nuovo decreto PNRR con misure di semplificazione e accelerazione. La corsa contro il tempo è entrata nella fase più critica, quella che determinerà l’effettivo successo o fallimento del più grande piano di investimenti pubblici della storia recente italiana.
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Fonte: Openpolis, settima relazione del governo sullo stato di attuazione del PNRR (2025)