I nuovi dati Istat sui conti economici territoriali rivelano un quadro sfaccettato per l’economia italiana nel 2024: se il Pil nazionale è cresciuto dello 0,7%, la distribuzione geografica di questa ricchezza non è stata uniforme. Il Nord-ovest si conferma la locomotiva del Paese con un incremento del prodotto interno lordo dell’1%, trainato dai servizi finanziari e professionali. Seguono il Centro (+0,8%) e il Mezzogiorno (+0,7%), mentre il Nord-est segna il passo con una crescita marginale dello 0,1%.
La mappa del Pil e dei consumi
A livello regionale, sono le isole a sorpresa a mostrare il dinamismo maggiore: la Sicilia registra la crescita del Pil più elevata d’Italia (+1,8%), seguita dalla Sardegna (+1,3%). Sul fronte dei consumi, le famiglie del Nord-ovest guidano la classifica (+0,9%), mentre l’incremento più modesto si osserva nel Mezzogiorno (+0,4%). Persiste tuttavia il profondo divario strutturale nella ricchezza pro capite: Milano svetta con oltre 71mila euro per abitante, contro i 19mila euro di Agrigento.
Lavoro e reddito: il riscatto del Sud
Il dato più significativo per il Mezzogiorno arriva dal mercato del lavoro e dal benessere familiare: l’occupazione al Sud è cresciuta del 2,2%, un ritmo decisamente superiore alla media nazionale (+1,6%) e a quella delle altre ripartizioni. Anche il reddito disponibile delle famiglie ha visto nel Meridione l’incremento più consistente (+3,4%), sospinto principalmente dalle costruzioni e dal comparto dei servizi.
L’ombra del sommerso
Il rapporto dedica uno spazio importante all’economia non osservata, riferita ai dati del 2023: in Italia pesa per il 10,2% del Pil. Il fenomeno rimane più radicato nel Mezzogiorno, dove incide per il 16,5% sul valore aggiunto territoriale, con picchi del 19% in Calabria, principalmente a causa della sotto-dichiarazione dei redditi e del lavoro irregolare.
Maggiori informazioni nella nota Istat