Il Consiglio dei ministri ha autorizzato l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio che stabilisce i criteri per classificare i comuni montani, passaggio necessario per applicare la legge del 2025 dedicata alla valorizzazione delle aree di montagna. La decisione è stata assunta con deliberazione motivata dopo il mancato raggiungimento dell’intesa in Conferenza unificata, nonostante il parere favorevole di ANCI e UPI e il sostegno della maggioranza delle regioni.
Il regolamento definisce in modo puntuale quando un comune può essere considerato montano, utilizzando parametri geomorfologici come altitudine e pendenza del territorio. Tra le condizioni principali figurano, ad esempio, la presenza di almeno il 20% della superficie sopra i 600 metri con pendenze elevate, un’altitudine media minima compresa tra 350 e 400 metri, oppure il raggiungimento di quote massime pari o superiori a 1.200 metri. Sono inclusi anche alcuni comuni confinanti con territori montani o situati in aree interamente montane.
Il provvedimento prevede inoltre la redazione di un elenco ufficiale dei comuni che soddisfano tali requisiti, aggiornabile annualmente sulla base dei dati ISTAT. In caso di fusioni o scissioni amministrative, la qualifica di comune montano sarà mantenuta solo se i nuovi enti rispetteranno i criteri stabiliti.
La classificazione rappresenta un passaggio cruciale perché costituisce la base per la ripartizione delle risorse del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane e per l’accesso alle misure di sostegno previste dalla normativa, comprese quelle contro lo spopolamento e a favore della natalità.
Secondo il Governo, l’intervento è indispensabile per dare piena attuazione alla legge sulle zone montane e per orientare in modo più equo le politiche pubbliche dedicate a territori caratterizzati da svantaggi strutturali ma anche da rilevanti potenzialità ambientali ed economiche.
Il provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale