L’Italia ha affrontato negli ultimi anni una delle crisi energetiche più severe del dopoguerra. Tra il 2021 e il 2023, i costi dell’energia elettrica sono aumentati vertiginosamente, con picchi che hanno visto i prezzi moltiplicarsi fino a quattro volte rispetto ai livelli pre-crisi. Per i comuni italiani, che gestiscono circa 10 milioni di punti luce su tutto il territorio nazionale, la bolletta dell’illuminazione pubblica rappresenta una delle voci di spesa più rilevanti, oscillando tra il 15% e il 20% del bilancio energetico complessivo.
In questo scenario, molte amministrazioni si sono trovate davanti a scelte difficili: come garantire i servizi essenziali senza far esplodere i bilanci comunali? La risposta, in molti casi, ha coinvolto proprio l’illuminazione pubblica.
Spegnimenti reali: non solo leggende
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il fenomeno dello spegnimento parziale dell’illuminazione pubblica non è una leggenda metropolitana. Diversi comuni italiani, soprattutto piccoli e medi centri, hanno effettivamente adottato questa misura negli ultimi anni.
I casi più comuni riguardano lo spegnimento totale o parziale nelle ore centrali della notte, tipicamente tra l’una e le cinque del mattino, in zone periferiche o a basso traffico. Alcuni comuni hanno optato per soluzioni alternative come lo spegnimento di un lampione su due, mantenendo comunque un livello minimo di illuminazione.
Tra gli esempi documentati figurano comuni in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dove amministrazioni di diverso colore politico hanno sperimentato queste soluzioni di emergenza. Tuttavia, è importante sottolineare che raramente questi interventi hanno riguardato i centri storici o le arterie principali delle grandi città, concentrandosi invece su zone residenziali periferiche con scarsa circolazione notturna.
Le grandi città: strategia diversa
Per quanto riguarda le grandi città italiane, il quadro è più articolato. Metropoli come Roma, Milano, Torino o Napoli raramente hanno proceduto a spegnimenti veri e propri, preferendo strategie più sofisticate.
Il focus si è spostato sulla riqualificazione tecnologica: la sostituzione massiccia delle vecchie lampade con tecnologia LED, che consumano fino al 50-70% in meno rispetto alle tradizionali lampade al sodio, e l’installazione di sistemi di telecontrollo e dimmerazione che permettono di ridurre l’intensità luminosa nelle ore notturne senza compromettere la sicurezza.
Milano, per esempio, ha investito significativamente nel progetto “Smart Lighting”, che prevede la sostituzione di oltre 140.000 punti luce con tecnologia LED entro il 2026. Roma ha avviato un piano simile che interessa diverse zone della capitale. Questi interventi permettono risparmi stimati tra i 6 e i 10 milioni di euro all’anno per città.
Sicurezza vs. risparmio: il dibattito aperto
La questione degli spegnimenti ha però sollevato preoccupazioni legittime in termini di sicurezza urbana. Cittadini, associazioni di categoria e forze dell’ordine hanno più volte evidenziato come la riduzione dell’illuminazione possa favorire microcriminalità e incidenti stradali, oltre a generare un senso di insicurezza percepita nelle ore notturne.
Diversi studi hanno cercato di quantificare l’impatto reale sulla sicurezza, con risultati non univoci. Alcune ricerche indicano che una riduzione controllata dell’illuminazione in zone residenziali a basso traffico non produce aumenti significativi della criminalità, mentre altri evidenziano correlazioni preoccupanti, soprattutto in aree già problematiche.
Tra necessità e innovazione: le prospettive future
Il dibattito sul risparmio energetico nell’illuminazione pubblica evidenzia una questione più ampia: come conciliare sostenibilità economica, ambientale e sicurezza urbana in un periodo di transizione energetica?
Le soluzioni più promettenti sembrano essere quelle che evitano lo spegnimento totale puntando sull’innovazione tecnologica. Oltre ai LED e ai sistemi di dimmerazione, si stanno sperimentando sensori di presenza che aumentano automaticamente l’intensità luminosa al passaggio di veicoli o pedoni, e sistemi integrati che collegano l’illuminazione pubblica ad altre funzionalità smart city, come la videosorveglianza o il monitoraggio della qualità dell’aria.
I fondi del PNRR destinati alla transizione ecologica rappresentano un’opportunità importante per accelerare questa trasformazione, permettendo anche ai comuni più piccoli di accedere a tecnologie avanzate che fino a poco tempo fa erano appannaggio esclusivo delle grandi città.
Alla ricerca di un equilibrio sostenibile
Il fenomeno dello spegnimento dell’illuminazione pubblica in Italia non è dunque una semplice leggenda urbana, ma nemmeno una pratica diffusa come a volte viene rappresentata. Si tratta piuttosto di un insieme eterogeneo di risposte emergenziali e strategiche alla crisi energetica, che varia significativamente tra piccoli comuni e grandi città, tra scelte temporanee e investimenti strutturali.
La vera sfida per le amministrazioni italiane sarà trovare un equilibrio sostenibile tra contenimento dei costi, sicurezza dei cittadini e obiettivi ambientali, attraverso un uso intelligente della tecnologia piuttosto che attraverso semplici spegnimenti che potrebbero rivelarsi controproducenti nel medio-lungo periodo.