L’Italia del 2024 nasconde dietro le sue statistiche ufficiali una realtà allarmante: quasi 3 milioni di famiglie, circa 6 milioni di persone, non riescono a permettersi un’alimentazione equilibrata. È questa la fotografia scattata dall’Atlante della Fame in Italia, il nuovo rapporto realizzato da Azione Contro la Fame in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare e l’Università degli Studi di Milano.
I numeri di una crisi in crescita
L’insicurezza alimentare segna un balzo preoccupante: dall’8,4% del 2023 si passa al 9,9% della popolazione, un trend che racconta fragilità economiche sempre più diffuse e che va in controtendenza rispetto al resto d’Europa. Secondo i dati del rapporto, 4,2 milioni di famiglie hanno manifestato almeno un segnale di deprivazione alimentare e 2,9 milioni hanno sperimentato deprivazione alimentare materiale (Alley Oop), ovvero l’impossibilità di permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni.
La definizione di “deprivazione alimentare” utilizzata dal rapporto è particolarmente significativa: riguarda le famiglie che si trovano in almeno una di queste tre condizioni – non potersi permettere un’alimentazione adeguata, non avere denaro per il cibo necessario, o non potersi permettere almeno una volta al mese di condividere un pasto con amici e parenti.
Un fenomeno che colpisce soprattutto il Sud
Il fenomeno colpisce soprattutto il Sud, dove oltre il 14% delle famiglie non può permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni. L’analisi territoriale rivela profonde disparità regionali, con le aree meridionali che presentano livelli di insicurezza alimentare doppi rispetto alla media nazionale.
Le famiglie più vulnerabili sono quelle numerose, con componenti stranieri, con basso livello di istruzione e che risiedono nelle regioni meridionali. Il filo rosso che lega questi profili è soprattutto economico: bassi redditi, difficoltà ad arrivare a fine mese, arretrati nelle spese e condizioni di bassa intensità lavorativa.
Un dato particolarmente preoccupante riguarda i giovani: l’insicurezza alimentare tra gli under 34 raggiunge il 10,8%, riflettendo le difficoltà di questa generazione nel raggiungere l’autonomia economica in un contesto di crescente costo della vita.
Il legame tra povertà alimentare e sanitaria
Il rapporto mette in luce un’inquietante correlazione tra deprivazione alimentare e rinunce alle cure mediche. Tra le famiglie che hanno rinunciato per motivi economici a visite specialistiche o trattamenti terapeutici, la deprivazione alimentare è presente nel 47,1% dei casi, con un aumento di oltre 32 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Due fenomeni che rischiano di aggravare ciascuno l’altro in un circolo vizioso di impoverimento.
Allo stesso modo, tra le famiglie in bassa intensità lavorativa o con almeno un componente disoccupato, l’incidenza della deprivazione alimentare raggiunge rispettivamente il 43% e il 41,6%.
Il paradosso degli aiuti non richiesti
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dall’Atlante riguarda l’accesso agli aiuti: il 78% di chi non può permettersi un pasto proteico non si rivolge a nessun servizio di sostegno. Un mix di stigma sociale, scarsa informazione e sfiducia nei percorsi assistenziali contribuisce a lasciare migliaia di nuclei familiari soli di fronte alle difficoltà. Più della metà delle famiglie che dichiarano di non avere denaro sufficiente per acquistare il cibo necessario non ricorre ad alcuna forma di sostegno.
Le politiche attuali: un approccio ancora emergenziale
Il rapporto analizza le misure di contrasto alla povertà alimentare esistenti in Italia: quelle pubbliche specifiche come la Carta Dedicata a Te e il Reddito Alimentare, e quelle a più ampio raggio come l’Assegno di inclusione (Alley Oop), oltre agli interventi del Terzo Settore.
La Carta Dedicata a Te, confermata anche per il 2024 con uno stanziamento di 600 milioni di euro, prevede un contributo di 500 euro per famiglie con ISEE fino a 15.000 euro, utilizzabile per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, carburanti e abbonamenti ai trasporti pubblici.
Strumenti come la Carta Dedicata a Te e il Reddito Alimentare rispondono a un bisogno immediato, ma restano legati a un’impostazione prevalentemente emergenziale. Accanto ai tradizionali pacchi alimentari, stanno nascendo modelli più innovativi – empori solidali, tessere spesa, progetti integrati che uniscono assistenza, educazione alimentare e inclusione lavorativa – ma la risposta dominante resta frammentata.
Il lavoro dei Comuni Italiani
Come storicamente è avvenuto, quando ci sono momenti di grande difficoltà economica e sociale i primi a dover reagire sono i Comuni, la prima interfaccia a cui si rivolgono le persone più in difficoltà. Gli uffici dei Servizi Sociali dei Comuni sono coloro che conoscono più di ogni altro le fragilità, le difficoltà, le vere e proprie emergenze delle famiglie e devono con velocità e decisione prendere provvedimenti e supportare le mancanze anche di altri enti. I progetti che sono stati sviluppati in questi anni di innovazione vanno sulla strada di un efficientamento del servizio da un lato e da una maggiore tutela della dignità delle persone in stato di difficoltà, ma non basta. E anche molte strutture dei Comuni cominciano ad essere fortemente in difficoltà con l’aumento esponenziale della povertà.
Le raccomandazioni: verso un approccio strutturale
Azione Contro la Fame chiede un cambio di passo: riconoscere il diritto al cibo nella legislazione nazionale, coordinare welfare e politiche attive del lavoro, puntare su percorsi personalizzati e su salari che permettano davvero una vita dignitosa.
Come è stato ricordato durante la presentazione del rapporto, garantire un’alimentazione adeguata non è un gesto caritatevole ma un dovere dello Stato e una condizione essenziale di uguaglianza.
Un campanello d’allarme da non ignorare
L’Atlante della Fame in Italia 2024 rappresenta un campanello d’allarme impossibile da ignorare. Dietro i numeri ci sono storie di famiglie che quotidianamente devono scegliere tra cibo nutriente e cibo economico, che riducono le porzioni, che rinunciano a frutta, verdura e proteine. Una fascia crescente di popolazione vulnerabile che si colloca appena sopra la soglia ufficiale di povertà ma risulta fortemente esposta a shock esterni come malattie, perdite del lavoro o separazioni.
Il messaggio del rapporto è chiaro: servono risposte articolate e strutturali, non interventi tampone. Perché garantire il diritto al cibo significa garantire dignità, salute e opportunità di costruire un futuro autonomo. Come sottolinea Simone Garroni, direttore generale di Azione Contro la Fame Italia, restituire autonomia alle persone significa garantire un lavoro stabile, adeguatamente remunerato e continuo: solo così si può assicurare il diritto al cibo anche in Italia.
Il rapporto completo “Atlante della Fame in Italia: dati e politiche di contrasto alla povertà alimentare in Italia” è disponibile sul sito di Azione Contro la Fame all’indirizzo https://azionecontrolafame.it/news/atlante-della-fame-in-italia-2025/
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