L’Italia sta imparando a crescere senza inquinare? gli ultimi dati Istat sul binomio economia-ambiente sembrano confermare una tendenza incoraggiante: nel 2024, a fronte di un PIL in aumento dello 0,7%, i principali indicatori di pressione ambientale sono tutti in calo, le emissioni di gas serra scendono del 3%, i consumi energetici del 2% e il consumo di materiali dell’1,8%.
Si tratta del 2° anno consecutivo in cui il Paese registra quello che gli economisti chiamano “disaccoppiamento”: la ricchezza prodotta sale, mentre l’impronta ecologica scende. Tuttavia, dietro i numeri positivi si nasconde un quadro complesso fatto di successi industriali, spinte fiscali e comportamenti domestici contrastanti.
L’industria spinge sul “green”, le famiglie frenano
Il vero motore della transizione nel 2024 è il settore produttivo. La fornitura di energia elettrica e gas ha visto un crollo delle emissioni del 17%, un risultato ottenuto grazie a un mix energetico più pulito: le piogge abbondanti hanno ridato vigore all’idroelettrico, mentre il carbone è stato progressivamente messo all’angolo, sostituito da un gas naturale più competitivo.
Al contrario, le famiglie mostrano segnali opposti rispetto al 2023. Se nell’anno precedente i consumi domestici erano calati dell’8% (complice un inverno mite), nel 2024 le emissioni dei cittadini sono tornate a salire del 2%, trainate soprattutto dal trasporto privato (+4%).
Ecoindustrie ed effetto Superbonus
Il comparto delle “ecoindustrie”, le aziende che producono beni e servizi per la tutela ambientale, ha raggiunto un valore aggiunto di 80 mld. di euro, e un ruolo centrale è stato giocato dagli interventi per l’efficienza energetica degli edifici, che rappresentano da soli il 50% del valore aggiunto del settore. L’Istat sottolinea come, nonostante il dibattito politico, gli effetti degli incentivi fiscali (Superbonus 110%) abbiano continuato a trainare la crescita del comparto per tutto il 2023.
La stangata fiscale: tornano le accise
Se l’ambiente respira, le tasche dei contribuenti sentono il peso della transizione e delle nuove politiche di bilancio. Il gettito delle imposte ambientali è decollato: +20% nel 2023 e un ulteriore +11% nel 2024, raggiungendo quota 61 mld. di euro. L’impennata non è dovuta solo a nuove tasse “verdi”, ma al ripristino delle accise sugli oli minerali e degli oneri di sistema in bolletta, che erano stati tagliati durante l’emergenza energetica del 2022. Oggi, l’80% delle tasse ambientali grava sull’energia, una quota che pone l’Italia ai vertici europei per pressione fiscale “green”.
Il confronto europeo: l’Italia tra luci e ombre
Rispetto ai partner UE, l’Italia vanta un’economia circolare: il consumo materiale per abitante (8 tonnellate) è tra i più bassi dell’Unione, tuttavia, l’intensità di emissione (quanta CO2 emettiamo per ogni unità di energia consumata) resta a quota 54 tonnellate per terajoule, un valore superiore alla media europea (51). Paesi come la Svezia (24) restano lontani, grazie a un massiccio uso di nucleare e rinnovabili.
In sintesi, l’Italia del 2026 è un Paese che consuma meno materia e produce meno gas serra, ma che paga il passaggio attraverso una fiscalità energetica tra le più alte d’Europa e una sfida ancora aperta nel settore dei trasporti privati.
Fonte: ISTAT