I bambini non sono merce: l’Europa alza il muro contro i social
Comunicazione 12 Maggio 2026, di Danilo Grossi
Von der Leyen a Copenaghen: il Digital Fairness Act e l'età minima per i social media al centro dell'agenda UE. Cosa cambia per le amministrazioni locali e per le famiglie.
La velocità con cui la tecnologia penetra nella vita di bambini e adolescenti non lascia più spazio all’attesa. Lo ha ribadito con forza Ursula von der Leyen all’European Summit on Artificial Intelligence and Children di Copenaghen, dove la presidente della Commissione Europea ha lanciato un segnale inequivocabile: l’Europa è pronta a fissare regole vincolanti per le piattaforme digitali che operano nei confronti dei minori.
Un messaggio che riguarda da vicino anche le amministrazioni comunali, sempre più chiamate a farsi presidi di protezione dell’infanzia nell’ecosistema digitale.
«I bambini non sono merce, e a nessuna azienda tecnologica al mondo dovrebbe essere permesso di trattarli come tali.» — Ursula von der Leyen
Il Digital Fairness Act: di cosa si tratta
Nel 2026, la Commissione Europea porterà avanti il Digital Fairness Act, un provvedimento legislativo che si propone di vietare o regolamentare le pratiche di design digitale progettate per creare dipendenza negli utenti. Tre le aree di intervento principali:
• Cattura dell’attenzione: algoritmi che mantengono gli utenti — soprattutto i più giovani — incollati agli schermi ben oltre i limiti del benessere psicologico.
• Contratti complessi e oscuri: termini e condizioni d’uso deliberatamente incomprensibili che impediscono un consenso informato.
• Trappole degli abbonamenti: meccanismi che rendono difficile la disattivazione dei servizi, incidendo sulle scelte autonome degli utenti.
La posizione di von der Leyen è netta: “La sicurezza deve essere presente fin dall’inizio, non aggiunta come ripensamento.” Un principio — safety by design — che rivoluziona l’approccio normativo europeo verso le piattaforme tecnologiche.
L’età minima per i social media: il nodo irrisolvibile
Al centro del dibattito internazionale c’è la questione dell’età minima per accedere ai social media. Più paesi europei e internazionali stanno adottando misure restrittive: l’Australia ha già fissato a 16 anni il limite, la Francia ha sperimentato meccanismi di verifica dell’età, la Gran Bretagna ha introdotto l’Online Safety Act.
In Italia il tema è ancora in fase di elaborazione normativa, ma le pressioni su Parlamento e governo sono crescenti. Von der Leyen ha indicato chiaramente che l’Unione Europea non intende lasciare questo terreno alle singole aziende tecnologiche: “Siamo noi a decidere le nostre regole, non le grandi aziende tecnologiche.”
Per i comuni, questo si traduce in una sfida concreta: come accompagnare famiglie, scuole e comunità educanti nella transizione verso un uso consapevole e tutelato del digitale?
Il punto critico: l’intelligenza artificiale generativa e le immagini sessualizzate
Von der Leyen ha affrontato uno dei nodi più allarmanti dell’era dell’IA: l’utilizzo di foto di ragazze e donne per generare immagini sessualizzate attraverso strumenti di intelligenza artificiale. Un fenomeno — noto come deepfake non consensuale — che colpisce sempre più adolescenti e che richiede una risposta normativa urgente a livello europeo.
Il richiamo della presidente della Commissione è diretto: nessuna tolleranza per le piattaforme che consentono o non contrastano attivamente queste pratiche. Una posizione che potrà tradursi in obblighi specifici per le aziende tech nell’ambito del Digital Fairness Act e nell’applicazione rafforzata del già vigente Digital Services Act (DSA).
Il quadro normativo UE: cosa c’è e cosa verrà
TEMA
INTERVENTO UE / IMPEGNO
Digital Services Act (DSA)
Già in vigore: obbliga le grandi piattaforme a rimuovere contenuti illegali e a proteggere i minori
Digital Fairness Act
In arrivo nel 2026: contrasterà il design manipolativo, le dark patterns e la dipendenza digitale
AI Act
In vigore: regolamenta i sistemi di IA ad alto rischio, incluse le applicazioni rivolte ai minori
Età minima social
In discussione a livello UE: possibile armonizzazione del limite di accesso ai social media
Deepfake e immagini IA
Intervento rafforzato previsto contro la generazione non consensuale di immagini sessualizzate
Cosa possono fare i Comuni
Le dichiarazioni di von der Leyen aprono scenari concreti per le amministrazioni locali. I comuni possono e devono diventare protagonisti attivi nella costruzione di ambienti digitali sicuri per i minori. Ecco alcune azioni già praticabili:
Promozione della media literacy. Molti comuni hanno già attivato progetti di educazione digitale nelle scuole. Il quadro normativo europeo rafforza la legittimità e l’urgenza di questi interventi, aprendo spazi per co-finanziamenti attraverso i fondi strutturali e il PNRR.
Patti educativi di comunità. L’alleanza tra scuola, famiglia e territorio è lo strumento più efficace per costruire consapevolezza digitale. I Patti educativi di comunità — già previsti dalla normativa italiana — possono includere esplicitamente il tema della sicurezza online.
Sportelli di supporto psicologico. I servizi sociali comunali sono in prima linea nell’intercettare i segnali di disagio legato all’uso eccessivo dei social media. Rafforzare questi presidi è una risposta concreta alle preoccupazioni espresse dalla Commissione Europea.
Collaborazione con le autorità garanti. Il Garante per la protezione dei dati personali (GPDP) e l’AGCOM hanno già avviato azioni nei confronti delle piattaforme digitali riguardo alla protezione dei minori. I comuni possono fare rete con questi organismi per campagne di sensibilizzazione sul territorio.
«Non dobbiamo accettare che i social media siano progettati per creare dipendenza. Non dobbiamo accettare che i bambini siano attirati verso contenuti sempre più estremi.» — von der Leyen
Una prospettiva di sistema
Il Summit di Copenaghen segna un passaggio epocale: la tutela dei minori nel digitale cessa di essere una questione demandata alla buona volontà delle aziende tecnologiche e diventa un imperativo normativo europeo. L’Europa, con il suo mercato unico da 450 milioni di persone, ha la forza per imporre standard globali.
Per i Comuni italiani, la sfida è trasformare le dichiarazioni politiche di Bruxelles in politiche locali concrete: nei piani educativi, nei servizi sociali, nelle biblioteche comunali, nelle piazze digitali che ogni amministrazione costruisce ogni giorno per i propri cittadini.
Perché i bambini, come ha ricordato la presidente della Commissione, non sono merce. Sono il futuro. E il futuro va tutelato, anche — e soprattutto — online.