La transizione digitale dell’Unione Europea accelera, ma non per tutti alla stessa velocità. Secondo il Rapporto diffuso da Eurostat, nel 2025 il 72% degli europei (16-74 anni) ha utilizzato siti web o applicazioni della Pubblica Amministrazione. Una crescita costante che segna un +2% rispetto all’anno precedente e un consolidamento del +4% nel triennio iniziato nel 2022.
Tuttavia, dietro la facciata di un’Europa “connessa”, si nasconde un continente a 2 velocità dove i Paesi scandinavi sfiorano la perfezione digitale, mentre l’area mediterranea e balcanica non tiene il passo.
I numeri parlano chiaro: nel Nord Europa la cittadinanza digitale è una realtà consolidata. La Danimarca guida la classifica con un 98% di adozione, seguita a ruota da Paesi Bassi, Finlandia e Svezia, tutti attestati al 96%. In questi paesi, l’interazione fisica con gli uffici pubblici è diventata l’eccezione, non la regola.
Opposta la situazione nel Sud-Est europeo, la Romania chiude la fila con il 24%, preceduta dalla Bulgaria (36%). In questo contesto, il dato dell’Italia desta preoccupazione: con il 58%, è al di sotto della media continentale e conferma le difficoltà nel digitalizzare il rapporto tra Stato e cittadino, nonostante gli investimenti legati ai piani di ripresa post-pandemia.
Cosa cercano gli europei online?
L’e-government non è solo una vetrina, ma uno strumento operativo. L’analisi Eurostat suddivide l’utilizzo in 3 categorie principali:
- informazione (44%): la ricerca di dati su servizi, leggi, benefit e orari di apertura rimane l’attività predominante.
- accesso ai dati personali (41%): il controllo del proprio fascicolo digitale è diventato una priorità per milioni di cittadini.
- fisco e burocrazia (38%): la presentazione della dichiarazione dei redditi online è una pratica comune per 4 europei su 10.
Emerge anche un uso diffuso per la prenotazione di appuntamenti (38%) e lo scaricamento di moduli ufficiali (37%), segno che la comodità di evitare le code fisiche è il motore del cambiamento.
Le sfide
Se da un lato la crescita del 4% dal 2022 indica una direzione chiara, dall’altro le basse percentuali in settori specifici come la richiesta di prestazioni e diritti (18%) o la presentazione di reclami (6%), suggeriscono che molte piattaforme non sono ancora intuitive o complete. Il divario tra il 98% danese e il 58% italiano suggerisce che il problema non è solo la disponibilità della connessione internet, ma risiede in un mix di competenze digitali (e-literacy), fiducia nelle istituzioni e semplicità delle interfacce utente.
Per l’Italia e i paesi dell’Est, la sfida del 2026 sarà trasformare i portali della PA da “labirinti burocratici” a strumenti semplici a portata di smartphone.
Fonte: Eurostat