Non è solo una questione di quote, ma una trasformazione strutturale del mercato del lavoro europeo. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Eurostat in occasione dell’11ª Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, l’11 febbraio u.s., il numero di scienziate e ingegnere nell’Unione Europea ha toccato la soglia record degli 8 milioni.
Un’ascesa verticale, nel 2008 erano 3,4 mln. e in 20 anni, la presenza femminile nei settori ad alto tasso tecnologico è raddoppiata, portando la quota rosa al 40% della forza lavoro nel comparto scientifico e ingegneristico.
Il sorpasso dell’Est e del Sud-Ovest
Il dato che colpisce l’analisi dei tecnici di Lussemburgo è la distribuzione geografica, la parità non è un miraggio dei paesi scandinavi, ma una realtà consolidata in Lettonia (51%), seguita a ruota da Danimarca (49%) e Spagna (48%).
Scendendo nel dettaglio regionale (NUTS 1), emerge un dominio della Spagna con 4 regioni (Canarie, Centro, Noroeste e Sur) ai vertici della classifica, con le Canarie che vantano un 59% di presenza femminile. Bene anche la Polonia e le regioni autonome del Portogallo (Azzorre e Madeira), a dimostrazione che le politiche di inclusione e i percorsi accademici dell’Europa orientale e della penisola iberica stanno dando frutti straordinari.
Il paradosso del manifatturiero e il ritardo industriale
Nonostante la crescita globale, resistono forti resistenze settoriali. Le donne sono protagoniste nei servizi ad alta intensità di conoscenza (45%), ma restano ancora margini del settore manifatturiero, dove rappresentano il 22% dei profili tecnici.
Il divario si riflette anche nelle performance delle locomotive industriali d’Europa. Sorprende in negativo la Germania, ferma a una media del 35%, con regioni come il Baden-Württemberg (32%) tra le meno virtuose. Non brilla la Finlandia, che con il 31% detiene la maglia nera per rappresentanza femminile nazionale nel settore.
L’Italia presenta un quadro dai toni chiaroscuri, ma è il Sud a preoccupare i vertici europei. Con una quota del 31%, il Mezzogiorno si posiziona nella “zona rossa” della classifica, insieme all’Ungheria e alle regioni industriali tedesche. Il dato evidenzia una doppia criticità: da un lato la difficoltà di accesso per le donne alle carriere STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) in territori dove il mercato del lavoro è fragile, dall’altro un possibile brain drain (fuga di cervelli) verso le regioni del Centro-Nord o verso l’estero.
La celebrazione dell’11 febbraio non è solo una ricorrenza simbolica, ma un richiamo alla necessità di politiche attive. Sebbene 8 milioni di scienziate europee rappresentino un traguardo storico, il fatto che in regioni come l’Assia (Germania) o il Sud Italia si resti vicini al 30% suggerisce che le barriere all’ingresso, dai pregiudizi educativi alla difficoltà di conciliazione vita-lavoro, non sono abbattute.
La scienza del futuro parla al femminile, ma la mappa di Eurostat ci ricorda che la strada verso l’equità è frammentata: l’Europa è un cantiere aperto, dove la tecnologia corre veloce, ma la parità deve ancora colmare i vuoti geografici.
Fonte: Eurostat