Essere “nativi digitali” non significa saper usare la tecnologia in modo consapevole e professionale. Questo il monito che emerge dagli ultimi dati Eurostat, che fotografano una generazione iper-connessa, ma priva delle competenze tecniche minime necessarie per il mondo del lavoro e la cittadinanza attiva.
Mentre il 100% dei giovani europei dichiara di utilizzare internet ogni giorno, in Italia, la qualità di questo utilizzo varia drasticamente:
- il 30% dei giovani (16-29 anni) non raggiunge il livello base di competenze digitali.
- la media italiana di chi possiede competenze almeno di base si attesta al 69%, contro una media UE del 75%.
- rispetto ai paesi leader come Olanda e Finlandia (dove si supera l’80%), il distacco è del 10%.
Il framework europeo DigComp valuta le competenze su 5 aree chiave, i giovani italiani mostrano buone capacità nella comunicazione sociale e nel consumo di contenuti, ma hanno difficoltà in settori strategici:
- creazione di contenuti digitali: solo il 62% dei giovani è in grado di produrre contenuti complessi o rielaborare file.
- sicurezza e privacy: nonostante i miglioramenti, molti utenti ignorano le pratiche fondamentali di protezione dei dati.
- risoluzione di problemi (problem solving): la capacità di risolvere piccoli intoppi tecnici o di scegliere lo strumento digitale adatto a uno scopo, rimane una lacuna.
Secondo l’Osservatorio “Con i Bambini”, il problema è radicato nel sistema educativo. Nel 2025, il 60% degli edifici scolastici non ha dichiarato la presenza di aule informatiche, in 1.800 comuni non esistono scuole dotate di laboratori tecnologici adeguati. Il divario digitale non è solo una questione di strumenti, ma di istruzione, la differenza tra chi ha un titolo di studio superiore e chi ha una bassa scolarizzazione è del 28%.
L’obiettivo fissato dall’Unione Europea per il Digital Decade 2030 è ambizioso: portare l’80% della popolazione (non solo i giovani) a competenze digitali di base. Al ritmo attuale, l’Italia rischia di lasciare milioni di giovani ai margini di un mercato del lavoro sempre più dipendente dall’intelligenza artificiale e dalla gestione avanzata dei dati.
Fonte: EUROSTAT