Casa, tecnologia e qualità della vita: trent’anni di trasformazioni nelle famiglie italiane
Mobilità 30 Aprile 2026, di Danilo Grossi
Il rapporto Istat «Trenta anni di vita quotidiana» fotografa un'Italia in cui la casa di proprietà è diventata norma per quasi tre famiglie su quattro, ma i costi pesano sempre di più. Nel frattempo cresce il divario digitale e cambiano le abitudini residenziali.
Nel corso degli ultimi trent’anni la società italiana ha attraversato una serie di trasformazioni profonde che si riflettono nell’abitare: nel rapporto con la casa, nel modo in cui le famiglie si relazionano al territorio e negli strumenti tecnologici che popolano le abitazioni. Il rapporto Istat «Trenta anni di vita quotidiana: tendenze e trasformazioni nella società italiana» traccia un bilancio puntuale di questi cambiamenti, offrendo agli amministratori locali dati preziosi per orientare le politiche abitative, i servizi ai cittadini e gli investimenti infrastrutturali.
La casa di proprietà: un traguardo quasi universale
Nel 1993 il 66,8% delle famiglie italiane abitava in casa di proprietà; trent’anni dopo, nel 2023, questa quota è salita al 73,5%, mentre la percentuale di chi vive in affitto è scesa dal 25,5% al 17,5%. Un cambiamento strutturale che interessa tutto il Paese, ma con intensità diverse a seconda del contesto urbano.
Nei grandi centri metropolitani — dove i valori di mercato sono più elevati e le esigenze residenziali più mutevoli — la proprietà era nel 1993 al 56,8%: nel 2023 ha raggiunto il 70,1%, un balzo di oltre 13 punti. Nei comuni fino a 2.000 abitanti la quota era già alta nel 1993 (74%) e oggi supera l’80%. Per contro, l’affitto rimane relativamente più diffuso nelle grandi città (22,6%), dove la mobilità professionale e le rendite più alte rendono difficile l’acquisto per le fasce più giovani e meno abbienti.
“Oltre il 36% delle famiglie con persona di riferimento sotto i 34 anni vive in affitto: una quota rimasta invariata dal 1993, segnale di una difficoltà strutturale dei giovani nell’accesso alla proprietà.”
Sul piano delle tipologie familiari, l’affitto caratterizza in modo più marcato le famiglie monogenitore e quelle composte da persone sole. Nel 2023 oltre un quinto di queste ultime non ha ancora raggiunto la proprietà. Questo dato richiede un’attenzione specifica da parte degli enti locali, chiamati a progettare politiche abitative mirate per le famiglie vulnerabili.
Il peso delle spese: un problema crescente, soprattutto al Centro-Sud
Se la proprietà avanza, cresce anche il disagio economico legato alla casa. Nel 2023 il 57,6% delle famiglie italiane giudica troppo alte le spese per l’abitazione, contro il 53,2% del 1993. L’incremento è particolarmente accentuato nel Centro Italia (dal 55% al 62,9%) e nel Mezzogiorno (dal 47,6% al 58,3%), mentre al Nord la quota si è leggermente ridotta.
Anche nelle grandi aree metropolitane la percezione del peso economico della casa è cresciuta: si è passati dal 57,5% al 62,7% nei centri principali. Un segnale chiaro che la crisi dei prezzi e delle utenze colpisce in modo particolare chi vive nelle città più grandi, indipendentemente dal titolo di godimento dell’abitazione.
Spese abitative onerose e dimensione del comune (% famiglie, confronto 1993-2023)
Contesto territoriale
1993 (%)
2023 (%)
Italia
53,2
57,6
Nord
56,3
55,0
Centro
55,0
62,9
Mezzogiorno
47,6
58,3
Grandi centri metropolitani
57,5
62,7
Periferia metropolitana
54,9
60,2
Fonte: Istat, Indagine multiscopo sugli aspetti della vita quotidiana
Mobilità residenziale in aumento: le famiglie si spostano di più
Un fenomeno meno visibile ma altrettanto rilevante è quello della mobilità residenziale, in crescita dal 4% al 7% nel trentennio. Sempre più famiglie cambiano abitazione, e la quota di quelle che dichiarano l’intenzione di farlo nel breve periodo si attesta all’8,6% nel 2023.
Tra le tipologie familiari che si spostano di più emergono le madri sole (passate dal 7,5% all’11,2% del totale delle famiglie mobili) e le persone sole (dal 17% al 26%). Un dato che riflette l’aumento dell’instabilità coniugale e la tendenza alla riduzione del nucleo familiare. Gli enti locali sono chiamati a intercettare queste dinamiche nel dimensionamento dei servizi e nell’offerta di soluzioni abitative flessibili.
I problemi del quartiere: traffico e strade, ma anche decoro e sicurezza
I problemi della zona di residenza — rilevati attraverso la percezione delle famiglie — si confermano legati soprattutto alla mobilità. Nel 2023 la metà delle famiglie italiane (50,2%) segnala cattive condizioni stradali, dato in forte crescita rispetto al 41,3% del 2000. Il traffico preoccupa il 40,2% delle famiglie, le difficoltà di parcheggio il 38,9%, mentre i problemi di collegamento con i mezzi pubblici coinvolgono il 32,7%.
Nei piccoli comuni sotto i 2.000 abitanti la difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici è la criticità principale (44,1%), surclassando di gran lunga traffico e parcheggio, irrilevanti in questi contesti. Questo dato è un segnale diretto per le amministrazioni delle aree interne: la mobilità sostenibile e i trasporti locali rimangono priorità assolute.
Sul fronte della sicurezza percepita, invece, si registra un miglioramento: il rischio di criminalità viene segnalato dal 23,3% delle famiglie nel 2023, in calo rispetto al 30% del 1993. Un dato positivo che tuttavia non può far abbassare la guardia, soprattutto nelle aree metropolitane dove la quota supera il 42%.
La rivoluzione digitale nelle case: avanza internet, arretrano i PC
Il capitolo sulle dotazioni tecnologiche delle famiglie restituisce il quadro di una trasformazione epocale. Nel 1998 solo il 3,2% delle famiglie aveva accesso a Internet; nel 2023 la percentuale ha raggiunto quasi la saturazione nelle famiglie con minori (98,6%), mentre rimane inferiore alla media tra gli anziani soli (52,9%).
Significativo il mutamento nella forma del telefono: nel 1998 il fisso era presente nel 90,9% delle abitazioni; oggi il 57,8% delle famiglie dispone solo di cellulare. Il personal computer, invece, dopo una crescita fino al 2013, è in progressivo declino: la connettività si è spostata sui dispositivi mobili.
“Il divario digitale tra famiglie con almeno un laureato (100% connesse) e quelle con licenza media al massimo (59,4% connesse) è ancora di quasi 40 punti percentuali.”
Per gli amministratori locali queste cifre hanno una ricaduta concreta: progettare accesso ai servizi digitali della PA — SPID, pagamenti elettronici, anagrafe online — senza considerare la quota di famiglie escluse dalla rete significa lasciare indietro un segmento significativo di cittadini, soprattutto anziani e residenti nel Mezzogiorno.
Spunti per le politiche locali
I dati Istat disegnano un Paese che ha compiuto progressi rilevanti nell’accesso alla casa di proprietà e nella connettività digitale, ma che deve ancora affrontare diseguaglianze profonde: territoriali, generazionali, culturali ed economiche. Per i Comuni italiani emergono alcune direttrici di intervento prioritarie:
Politiche abitative per giovani e famiglie vulnerabili: agevolare l’accesso alla proprietà o a forme di affitto sostenibile per chi ha meno di 35 anni e per i nuclei monogenitoriali.
Manutenzione stradale come priorità: la quota di famiglie che segnala cattive condizioni stradali è cresciuta di quasi 9 punti in vent’anni — un gap infrastrutturale che pesa sulla qualità della vita quotidiana.
Trasporto pubblico locale nelle aree interne: nei piccoli comuni la difficoltà di collegamento è il problema principale; serve un’offerta di mobilità adeguata ai bisogni delle comunità rurali.
Inclusione digitale attiva: non basta garantire la connettività. Gli enti locali devono investire in alfabetizzazione digitale per anziani e famiglie a bassa scolarizzazione, per rendere accessibili i servizi della PA online.
Fonte: Istat, «Trenta anni di vita quotidiana: tendenze e trasformazioni nella società italiana», Indagine multiscopo sugli aspetti della vita quotidiana, anni 1993-2023.