Mentre la crisi climatica riduce le portate fluviali, abbassa le falde e impone restrizioni idriche sempre più frequenti, l’Italia continua ad essere il più grande consumatore europeo di acqua in bottiglia. Nel 2024 il consumo pro-capite ha superato i 257 litri all’anno, con una crescita del 2,7% rispetto al 2023. Un primato che Legambiente definisce senza mezzi termini un paradosso: una risorsa pubblica sempre più scarsa, concessa a condizioni irrisorie e rivenduta a prezzi centinaia di volte superiori.
Canoni da pochi centesimi, profitti da miliardi
Il nodo centrale è economico e politico insieme. In Italia le aziende imbottigliatrici prelevano acqua di sorgente pagando canoni regionali spesso pari a pochi millesimi di euro al litro. L’ultimo dato disponibile, relativo al 2023, parla chiaro: 16,5 milioni di metri cubi imbottigliati hanno fruttato alle casse pubbliche circa 16,5 milioni di euro in totale, con un canone medio di un euro per metro cubo.
Legambiente propone di portare il canone minimo nazionale ad almeno 20 euro per metro cubo — pari a 2 centesimi di euro per litro imbottigliato. Con questa soglia, i proventi complessivi per le Regioni sarebbero saliti nel 2023 a oltre 330 milioni di euro, ventovolta il valore attuale. Una cifra che, secondo l’associazione, non inciderebbe sulla competitività delle imprese ma fornirebbe risorse concrete da reinvestire nella tutela della risorsa idrica.
Reti colabrodo e sfiducia nel rubinetto
A fare da contraltare alla crescita del mercato privato c’è lo stato delle infrastrutture pubbliche. Secondo il rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente, le perdite nelle reti di distribuzione idrica raggiungono in alcuni capoluoghi il 70% dell’acqua immessa in rete. Il 60% delle infrastrutture idriche italiane ha più di trent’anni, percentuale che sale al 70% nei grandi centri urbani, mentre un quarto delle reti supera i cinquant’anni di età.
Per dare la misura concreta del problema: un foro di soli tre millimetri in una condotta può causare una perdita fino a 340 litri al giorno, equivalente al consumo quotidiano medio di una famiglia. È in questo contesto di infrastrutture fragili e di episodi localizzati di disservizi che si radica la sfiducia dei cittadini verso l’acqua di rubinetto, spesso percepita come meno sicura di quella in bottiglia.
L’acqua del rubinetto è sicura: i dati lo confermano
Legambiente è netta sul punto: la percezione diffusa di un’acqua di rete meno controllata è priva di fondamento. L’acqua potabile distribuita dagli acquedotti pubblici è soggetta a controlli microbiologici, chimici e fisici sistematici, svolti sia dai gestori del servizio idrico che dalle aziende sanitarie locali su base regionale. In alcune realtà è già operativo il Water Safety Plan, strumento di monitoraggio integrato previsto dalle direttive europee che copre l’intera filiera dalla sorgente al rubinetto.
I problemi puntuali esistono, sono noti e segnalati dalle autorità competenti: ma non possono essere generalizzati. La qualità media dell’acqua di rete italiana è elevata, e la sua scelta rispetto all’acqua in bottiglia comporta vantaggi ambientali ed economici significativi per i cittadini e per le comunità locali.
Il ruolo dei Comuni: reti, tariffe e comunicazione
Per i Comuni e le amministrazioni locali il tema ha implicazioni dirette. Da un lato, la gestione e il rinnovo delle reti idriche è una responsabilità che incide direttamente sulla qualità del servizio percepita dai cittadini e sulla sostenibilità ambientale del territorio. Dall’altro, una politica attiva di comunicazione sull’acqua di rete può contribuire a ridurre i consumi di bottiglie in plastica e a rafforzare la fiducia nella gestione pubblica del bene idrico.
Legambiente chiede un cambio di modello complessivo: canoni di concessione adeguati al valore reale della risorsa, reinvestimento degli introiti nelle infrastrutture, riduzione drastica delle perdite di rete e valorizzazione dell’acqua pubblica come alternativa concreta e sicura. Una scelta che è insieme ambientale, economica e sociale, e che riguarda direttamente la capacità degli enti locali di garantire il diritto all’acqua alle generazioni future.
Fonte: Legambiente, “Acque in bottiglia. Un’anomalia tutta italiana” (febbraio 2026) / Elaborazioni Beverfood.com, ISTAT, Ecosistema Urbano