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The day after Trump

Il nuovo presidente lancia un appello all'unità ma tensioni e proteste sono in corso in diverse città degli Stati Uniti
giornale dei comuni

“Riunirò il Paese, sarò il presidente di tutti. Mai più nessuno sarà dimenticato… E’ tempo di lavorare insieme… Saremo amici di tutti quelli che vorranno essere amici dell’America”.  Sono le prime e più significative parole pronunciate da Trump a caldo dopo la vittoria. Parole che smentirebbero le dichiarazioni aggressive e politicamente scorrette della campagna elettorale. Dunque un appello alla ragione, all’unità e alla convivenza civile che, se ha placato i mercati finanziari (in ripresa dopo i crolli iniziali), non sembra aver placato gli animi di una parte degli americani. Migliaia di persone, infatti, sono scese in piazza in diverse città degli Stati Uniti per esprimere choc e rabbia per l’elezione a presidente di Donald Trump. Alcuni urlavano slogan e innalzavano cartelli con un messaggio chiaro: “Not my president!” (“Non è il mio presidente!”). Le proteste sono andate in scena in diverse città. A Washington diverse centinaia di dimostranti si sono riuniti di fronte alla Casa bianca per una veglia a lume di candela, sfidando la serata fredda, e hanno criticato quello che hanno definito razzismo, sessismo e xenofobia del candidato eletto. A New York i dimostranti si sono dati convegno a Union Square, recando cartelli come “Love Trumps Hate” (“L’amore vince sull’odio”) e “Trump Grabbed America by the Pussy”, parafrasi della nota frase volgare usata in alcune registrazioni del miliardario emerse durante la campagna elettorale. La polizia ha arrestato una trentina di persone proprio a Manhattan. Anche a Chicago diverse migliaia di persone hanno circondato la Trump Tower, bloccando le strade del centro e il traffico, mentre altre hanno inscenato una contro-protesta sul lato opposto del palazzo. Lo stesso è accaduto a Los Angeles, dove centinaia di giovani hanno dimostrato vicino al palazzo municipale, scandendo lo slogan “Not my president!”. Manifestazioni si sono tenute anche a Portland, a Pittsburgh e a Oakland, dove c’è stato anche un ferito. Per nulla turbato dal clima surriscaldato che sta avvolgendo la nazione, Donald Trump si recherà oggi alla Casa bianca per concordare con il presidente uscente, Barack Obama, un passaggio di consegne fluido e alleggerire la tensione, mettendo da parte le polemiche e le reciproche accuse della campagna elettorale.

 

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