Il 25 maggio 2026, a 135 anni dalla “Rerum Novarum” di Leone XIII, Papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica: “Magnifica Humanitas – sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Un documento sociale di ampia portata che riprende e aggiorna la Dottrina sociale della Chiesa di fronte alle sfide dell’IA, del lavoro digitale, della guerra algoritmica e del nuovo colonialismo dei dati. Per le amministrazioni comunali, che governano quotidianamente servizi digitali, lavoro pubblico, coesione sociale e comunicazione istituzionale, l’enciclica offre una bussola etica di grande rilevanza operativa.
Un’enciclica sociale per l’era digitale
Con la “Magnifica Humanitas”, Leone XIV si inserisce nella tradizione del magistero sociale della Chiesa – da Leone XIII a Francesco – aggiornandola alla sfida dell’intelligenza artificiale. Il punto di partenza è chiaro: la tecnologia non è in sé né buona né cattiva, ma “assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Non neutralità, dunque, ma responsabilità. Una distinzione decisiva per chiunque governi un ente pubblico.
L’enciclica è strutturata in cinque capitoli che affrontano: la Dottrina sociale della Chiesa nella storia, i suoi principi fondamentali, la sfida dell’IA alla persona, la verità e il lavoro nell’era digitale, e infine la guerra e la pace nel tempo degli algoritmi.
“La tecnologia non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa.” – Leone XIV, Magnifica Humanitas
I cinque principi della Dottrina Sociale e il loro riflesso comunale
Abbiamo analizzato i principi proposti dal Santo Padre e abbiamo provato a declinarli sulla vita e le azioni degli amministratori comunali. Il secondo capitolo dell’enciclica, infatti, declina cinque principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa, ciascuno con implicazioni dirette per l’azione delle amministrazioni locali:
Principio
Contenuto nell’enciclica
Rilevanza per i Comuni
Bene comune
Non separabile dal rispetto del diritto dei popoli ad esistere e contribuire
Politiche inclusive, nessun servizio digitale che escluda fasce fragili
Destinazione universale dei beni
Conoscenze e tecnologie non concentrate nelle mani di pochi
Accesso equo ai servizi digitali, contrasto al digital divide
Sussidiarietà
Superare il paternalismo in favore della corresponsabilità
Coinvolgimento dei cittadini nella governance dei dati locali
Solidarietà
Tiene conto dei popoli e delle generazioni future
Sostenibilità delle scelte tecnologiche, green procurement
Giustizia sociale
Accesso equo alle opportunità, controllo pubblico dei dati
Regolamento d’uso dell’IA nei servizi comunali, tutela dei dati
“Disarmare l’IA”: cosa significa per la PA locale
Il capitolo terzo è il cuore pulsante dell’enciclica. Leone XIV chiede di “disarmare l’IA”: sottrarla alla logica della competizione militare ed economica, rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare, impedirle di dominare l’umano. Un monito che risuona anche nei corridoi dei Comuni, dove l’adozione di strumenti algoritmici – per la gestione del traffico, dei servizi sociali, dell’anagrafe – avviene spesso senza adeguate valutazioni d’impatto.
L’enciclica richiama con forza la necessità di:
Un codice etico sull’IA sottoposto a criteri di giustizia sociale condivisa: “non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi”
Accountability chiara su tutti i passaggi decisionali degli algoritmi
Politiche e quadri giuridici adeguati con vigilanza indipendente
Educazione degli utenti e dei funzionari all’uso critico degli strumenti digitali
“Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”; così come non esiste algoritmo che possa sostituire il giudizio umano nella cura dei cittadini.
Lavoro, verità e scuola: tre dossier aperti per i Comuni
Il quarto capitolo tocca tre ambiti che interpellano direttamente le amministrazioni locali: il lavoro, la verità nell’informazione e l’istruzione.
Sul lavoro, il Papa è esplicito: nella quarta rivoluzione industriale la tecnologia rischia di dequalificare i lavoratori, relegarli a funzioni marginali, sottoporli a sorveglianza automatizzata. Occorre invece “progettare sistemi centrati sulla persona e non solo sulla prestazione”. Per i Comuni questo significa revisione dei contratti di servizio con fornitori tecnologici, attenzione alle condizioni dei lavoratori della gig economy nei servizi esternalizzati, formazione continua del personale dipendente.
Sulla verità, il Papa chiede un'”ecologia della comunicazione” che contrasti disinformazione e omologazione. Le comunicazioni istituzionali dei Comuni sono chiamate a standard di trasparenza, argomentazione e verifica. Anche per la gestione delle crisi (alluvioni, emergenze sanitarie), la qualità dell’informazione pubblica è una questione etica prima ancora che tecnica.
Sulla scuola, l’enciclica lancia un monito forte: “dobbiamo educarci a digiunare dall’IA”. La scuola deve restare il luogo in cui si insegna ciò che il digitale non può dare: “tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili”. I Comuni, quali enti co-gestori del sistema scolastico, hanno qui un ruolo di supporto infrastrutturale e culturale determinante.
Migranti, nuove schiavitù e digital divide: i “banchi di prova” etici
Leone XIV individua nei migranti e rifugiati un “banco di prova decisivo” della giustizia: il modo in cui la società li tratta rivela se l’idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità. Per i Comuni di frontiera e di accoglienza, questa prospettiva rimanda concretamente alla qualità dei servizi offerti, all’accesso ai servizi digitali anche per chi non ha dimestichezza con la lingua o le piattaforme italiane.
Un altro banco di prova è rappresentato dalle “nuove schiavitù” legate all’estrazione delle terre rare necessarie alla tecnologia. L’enciclica richiama la responsabilità della catena di approvvigionamento digitale: chi acquista hardware per i propri uffici partecipa – anche indirettamente – a queste filiere. Il green e il fair procurement pubblico non sono quindi solo una questione ambientale, ma etica.
Infine, il Papa denuncia il nuovo colonialismo dei dati: le informazioni su sanità, demografia, comportamenti dei cittadini vengono usate come “nuove terre rare del potere”, rendendo l’ambiente digitale “uno spazio di predazione”. I Comuni, custodi di enormi basi di dati sensibili sui propri cittadini, hanno la responsabilità di proteggerle con la massima cura e trasparenza.
Pace, multilateralismo e crisi della governance globale
Il quinto capitolo guarda alla guerra nell’era digitale. Leone XIV chiede il superamento della teoria della “guerra giusta” in favore di dialogo, diplomazia e perdono. Deplora la crescita dell’industria bellica e l’uso di armi legate all’IA, perché la tecnologia “non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità, può soltanto renderlo più rapido e impersonale”.
Per i Comuni, che non hanno competenze militari dirette, il messaggio è culturale e civico: combattere la “preoccupante perdita di memoria storica”, promuovere l’educazione alla pace nelle scuole, rilanciare forme di cooperazione decentrata con enti locali di altri Paesi, valorizzare il dialogo interreligioso e interculturale come strumenti di coesione.
“La costruzione di Babele o quella di Gerusalemme inizia da ciascuno.” – La scelta etica è anche di chi amministra un Comune.
Implicazioni operative per le amministrazioni comunali
L’enciclica “Magnifica Humanitas” non è un documento destinato solo ai teologi. È una bussola per chiunque eserciti responsabilità pubblica nell’era digitale. Per i Comuni, che sono il livello di governo più vicino ai cittadini, il richiamo alla dignità della persona, all’equità nell’accesso ai servizi digitali, alla trasparenza nella comunicazione istituzionale e alla cura del lavoro pubblico si traduce in scelte concrete e quotidiane.
Fonte: Enciclica “Magnifica Humanitas” di Leone XIV, pubblicata il 25 maggio 2026.