Dalla giornata internazionale dell’acqua alla difficile sfida dei Comuni italiani
Energia e Ambiente 25 Marzo 2026, di Danilo GrossiIl 22 marzo con la Giornata Mondiale dell'Acqua emergono ogni anno le eredità non risolte del referendum del 2011: dispersioni record, servizi diseguali e le iniziative delle città italiane per un bene che non può diventare merce.

Effetti della notificazione del provvedimento sanzionatorio eseguita tramite S.I.N.
Ogni anno il 22 marzo il mondo si ferma, almeno simbolicamente, a riflettere sull’oro blu. Ma quest’anno la Giornata Mondiale dell’Acqua assume un significato speciale anche per i Comuni italiani: il tema scelto dall’ONU — “Acqua e Genere – Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza” — incontra un Paese alle prese con infrastrutture idriche obsolete, dispersioni idriche da primato europeo e la memoria ancora vivida di un referendum tradito. A quindici anni da quella storica consultazione popolare, la questione dell’acqua come bene comune resta aperta, urgente, politicamente sensibile. I Comuni, in questo scenario, sono al tempo stesso parte del problema e parte della soluzione.
L’ITALIA DELL’ACQUA IN NUMERI
| 42% Dispersione media nazionale della rete idrica | 1° posto UE per prelievo di acqua dolce per uso potabile | |
| 2,7 mln Famiglie con irregolarità nell’erogazione (2025) | 17 Comuni capoluogo con razionamento idrico nel 2024 | |
Il tema del 2026: acqua, genere e uguaglianza
Il World Water Day 2026, istituito dall’ONU nel 1992 in occasione della Conferenza di Rio de Janeiro, porta quest’anno il focus su una dimensione raramente discussa nel dibattito pubblico italiano: il nesso tra accesso all’acqua e parità di genere. Lo slogan “Where Water Flows, Equality Grows” ricorda che nei contesti di scarsità idrica è ancora sulle spalle di donne e ragazze che ricade il peso del reperimento e della gestione delle risorse. L’Ufficio UNESCO di Venezia, in collaborazione con il Programma mondiale per la valutazione delle risorse idriche (WWAP), ha organizzato il 23 marzo 2026 un evento ufficiale dedicato proprio a questo tema, ribadendo che l’equità idrica è precondizione dell’equità sociale.
La ricorrenza — che secondo i dati ONU riguarda circa 2,1 miliardi di persone nel mondo ancora prive di un accesso sicuro all’acqua potabile — è anche l’occasione per misurare la distanza tra le dichiarazioni di principio e la realtà quotidiana delle reti idriche italiane. Una distanza spesso imbarazzante.
| “Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza. Garantire acqua significa difendere la dignità delle persone e costruire sicurezza per le comunità.” — Vera Corbelli, Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale |
Il paradosso idrico italiano: prima in Europa per consumi, ultima per efficienza
L’Italia occupa da oltre vent’anni il primo posto nell’Unione Europea per il prelievo di acqua dolce destinata al consumo potabile. Nel 2024 sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi, un dato in calo del 3% rispetto al 2022 ma comunque superiore a quello di Francia e Germania messe insieme. Eppure, di tutta quest’acqua erogata, quasi la metà non arriva a destinazione: la dispersione media nazionale della rete idrica si attesta intorno al 42%, con punte che in alcune aree del Sud raggiungono il 72%.
Le ragioni di questo «paradosso idrico» risiedono principalmente nell’obsolescenza delle infrastrutture: circa il 60% della rete idrica italiana ha più di trent’anni e il 25% ha superato il mezzo secolo di vita. Una situazione che pesa sui bilanci comunali, sui costi in bolletta e sulla qualità del servizio reso ai cittadini. Nel 2025, circa 2,7 milioni di famiglie italiane hanno dichiarato di aver riscontrato irregolarità nell’erogazione dell’acqua domestica. Al Sud e nelle Isole, la percezione di insicurezza è tale che tre famiglie su dieci non si fidano a bere l’acqua del rubinetto, con punte del 57,6% in Sicilia e del 52,1% in Sardegna.
DISPERSIONE IDRICA: IL CONFRONTO PER MACROAREA
| Area geografica | Dispersione media | Comuni con >35% di perdite |
| Nord Italia | 22–30% | Minoranza |
| Centro Italia | 35–45% | Circa il 50% |
| Sud e Isole | 50–72% | Maggioranza |
| Media nazionale | 42% | Oltre il 50% dei Comuni |
Fonte: dati Istat e stime di settore 2024–2025
Il referendum del 2011: quindici anni di promesse non mantenute
Il 12 e 13 giugno 2011 oltre 26 milioni di italiani — il 54,8% degli aventi diritto — si recarono alle urne per votare su due quesiti legati alla gestione dell’acqua. Con oltre il 95% di voti favorevoli, sancirono che l’acqua non poteva essere soggetta alle logiche del mercato. Il primo quesito abrogò l’obbligo di affidare la gestione del servizio idrico integrato a operatori privati; il secondo eliminò la norma che prevedeva una «adeguata remunerazione del capitale investito» nella tariffa idrica.
Fu il referendum con il maggiore consenso percentuale nella storia italiana. Eppure, a quindici anni di distanza, il bilancio è quello di una vittoria popolare largamente disattesa. Nell’estate del 2011, il governo Berlusconi tentò di reintrodurre le norme abrogate con il decreto legge 138/2011; la Corte Costituzionale dichiarò quell’articolo incostituzionale nel 2012. Ma nei decenni successivi, secondo il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, attraverso successive modifiche normative si è di fatto eluso l’esito referendario: le tariffe sono aumentate di oltre il 90% in dieci anni, mentre gli investimenti sulle reti sono rimasti insufficienti. La voce «remunerazione del capitale» è sparita dalle bollette, ma è riapparsa sotto altre denominazioni.
Unico esempio virtuoso di vera ripubblicizzazione resta il Comune di Napoli, dove la gestione è passata alla ABC — Acqua Bene Comune, azienda interamente pubblica. Pochi altri piccoli Comuni hanno seguito la stessa strada. La proposta di legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque — sostenuta da oltre 400.000 firme — è rimasta per anni incardinata in Commissione alla Camera senza approdare all’aula.
| “L’esito referendario indicava la strada verso un nuovo modello pubblico, ma da allora è cambiato poco o nulla. L’acqua è un diritto umano, non un dividendo.” — Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica |
Le iniziative dei Comuni e dei gestori per il 22 marzo 2026
Nonostante le contraddizioni del sistema, la Giornata Mondiale dell’Acqua 2026 ha visto molte amministrazioni locali e gestori del servizio idrico farsi protagonisti di iniziative di sensibilizzazione, educazione e partecipazione civica. Un segnale che, almeno a livello di comunità, la consapevolezza sul valore dell’acqua come bene comune è in crescita.
A Roma, la Sovrintendenza Capitolina ha proposto visite guidate alle fontane storiche della città — dalla Fontana del Moro in Piazza Navona, restaurata nell’ambito del PNRR, alla fontana della Rotonda — con traduzione in Lingua dei Segni Italiana, rendendo l’acqua patrimonio accessibile a tutti. Un’iniziativa che unisce valorizzazione culturale e inclusione sociale.
A Bergamo, Uniacque — il gestore del servizio idrico integrato della provincia — ha costruito attorno al 22 marzo un programma articolato: visite guidate all’Acquedotto Magistrale storico di Città Alta, laboratori didattici per le scuole con BergamoScienza sul ciclo dell’acqua, e un incontro di divulgazione scientifica con una biologa marina, National Geographic Explorer, per riflettere sullo stato degli oceani. Il programma ha anche una valenza istituzionale: marzo 2026 segna i vent’anni dalla nascita di Uniacque.
In Liguria, il Gruppo Iren ha organizzato un trekking alle sorgenti dell’acquedotto di Celle Ligure in collaborazione con i Comuni dell’area — Celle Ligure, Albisola Superiore e Stella — dimostrando come la cooperazione intercomunale possa trasformare la giornata in un momento di comunità. A Bologna, l’associazione Vitruvio ha proposto un gioco teatrale-giallo ambientato nella storica Chiusa di Sant’Ruffillo, con le entrate destinate alla valorizzazione di Bologna come «Città d’Acqua». A Ravenna, un trekking culturale ha ripercorso i canali e i porti dell’epoca di Teodorico. Nel Trentino, il Parco Fluviale Sarca ha animato il 22 marzo con attività di cura dei corsi d’acqua a Pinzolo, Ponte Arche e Riva del Garda.
Il Gruppo CAP, gestore del servizio idrico per i Comuni della Città Metropolitana di Milano, ha invece puntato sulla scuola, offrendo una settimana di eventi online gratuiti per studenti di ogni ordine e grado, con il climatologo Luca Mercalli tra i relatori. In Valle d’Aosta, il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano ha promosso un convegno sul legame tra acqua e uguaglianza di genere nei territori montani.
| Alcune iniziative comunali e territoriali per il 22 marzo 2026 ► Roma Capitale – Visite guidate alle fontane storiche con traduzione LIS (Sovrintendenza Capitolina) ► Bergamo – Itinerario dell’Acquedotto Magistrale, laboratori scolastici, divulgazione scientifica (Uniacque) ► Celle Ligure / Albisola / Stella – Trekking alle sorgenti in collaborazione con i Comuni (Gruppo Iren) ► Bologna – Giallo teatrale alla Chiusa di S. Ruffillo per valorizzare Bologna Città d’Acqua ► Ravenna – Trekking culturale sui canali dell’epoca teodericiana (Trail Romagna) ► Pinzolo, Ponte Arche, Riva del Garda – Pulizia dei corsi d’acqua (Parco Fluviale Sarca) ► Comuni Città Metropolitana di Milano – Settimana di eventi educativi online per le scuole (Gruppo CAP) ► Valle d’Aosta – Convegno “Dove scorre l’acqua cresce l’uguaglianza” (Consorzio BIM) |
PNRR e gestione idrica: un’opportunità non ancora colta pienamente
Sul versante degli investimenti, il PNRR ha messo a disposizione 4,3 miliardi di euro per il settore idrico, destinati al miglioramento della qualità dell’acqua, alla realizzazione di 25.000 chilometri di nuove reti di distribuzione e al completamento delle reti fognarie. Dal 2021 al 2025, i gestori del servizio idrico integrato hanno complessivamente investito 13,2 miliardi, secondo le stime di TEHA. Segnali positivi che si scontrano però con la lentezza attuativa e con un divario ancora profondo tra Nord e Sud del Paese, dove il rischio di razionamento idrico è strutturale.
A livello europeo, la Direttiva sulle acque reflue urbane impone nuovi standard di trattamento e depurazione, aprendo una stagione di obblighi ma anche di opportunità industriali per i gestori e per i Comuni. L’applicazione della direttiva sarà uno dei grandi cantieri tecnici dei prossimi anni per le amministrazioni locali.
Il ruolo dei Comuni: tra governance e comunità
Il servizio idrico integrato ha nella governance locale uno dei suoi nodi cruciali. Sono le Regioni a definire gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) e sono gli enti locali — in primo luogo i Comuni — a programmare le infrastrutture e a vigilare sulla qualità del servizio. Eppure, la frammentazione delle competenze, l’asimmetria informativa rispetto ai grandi gestori e la scarsa capacità tecnica di molti piccoli Comuni rendono spesso questa governance debole.
La risposta non può che essere di sistema: gestioni associate, ambiti ottimali funzionanti, tariffe trasparenti che incentivino gli investimenti senza ricadere sui cittadini più fragili. E poi la prevenzione: campagne per il consumo consapevole dell’acqua del rubinetto, installazione di fontanelle pubbliche di qualità, riduzione della plastica monouso. Bere «l’acqua del sindaco» — come la chiama un fortunato slogan — è al tempo stesso un atto civico, una scelta ambientale e un sostegno all’economia circolare locale.
| IMPLICAZIONI PER I COMUNI Cosa possono fare concretamente le amministrazioni locali: ✦ Partecipare attivamente alla governance degli ATO, esercitando il ruolo di controllo sui piani d’ambito e sulle tariffe. ✦ Promuovere la rendicontazione pubblica delle perdite idriche comunali e degli investimenti in manutenzione delle reti. ✦ Installare e valorizzare fontanelle pubbliche di qualità per contrastare il consumo di acqua in bottiglia e ridurre i rifiuti plastici. ✦ Inserire nei regolamenti edilizi norme per il recupero delle acque piovane e la riduzione del consumo idrico negli edifici pubblici e privati. ✦ Organizzare campagne di educazione civica sull’acqua nelle scuole, attivando percorsi con i gestori del servizio idrico. ✦ Monitorare l’attuazione degli interventi PNRR sul territorio e segnalare ritardi all’Autorità di Gestione. ✦ Adottare il 22 marzo come data di rendicontazione pubblica sulla situazione idrica locale, costruendo un rapporto diretto con i cittadini. |
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