Il 2026 segna un punto di svolta per la protezione dei dati in Europa. Il Coordinated Enforcement Framework (CEF), l’iniziativa con cui le Autorità di controllo dell’Unione Europea uniscono le forze per vigilare su specifiche tematiche, quest’anno metterà sotto la lente d’ingrandimento i pilastri della relazione tra utenti e imprese, gli obblighi di informazione e trasparenza.
GDPR: articoli 12, 13 e 14
Non si tratta di un semplice esercizio formale. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) stabilisce che la trasparenza è il presupposto per l’esercizio di ogni altro diritto, secondo gli articoli 12, 13 e 14, i titolari del trattamento devono comunicare se utilizzano i dati personali in modo:
- conciso: senza sovraccaricare l’utente con testi infiniti
- trasparente e intellegibile: rendendo chiaro il “dietro le quinte” del trattamento
- accessibile: le informazioni non devono essere nascoste in sottomenu
- semplice e chiaro: evitando il “legalese” a favore di un linguaggio comprensibile
L’indagine in Italia, dai servizi finanziari alla sanità
Saranno 25 le Autorità europee a partecipare attivamente a questa azione corale. In Italia, il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha delineato la strategia: un’indagine conoscitiva basata sull’invio di questionari tecnici a campioni di titolari del trattamento.
I settori coinvolti sono quelli ad alto impatto sulla vita quotidiana e sulla sensibilità dei dati trattati:
- settore pubblico e utilities
- servizi assicurativi e finanziari
- sanità e ricerca scientifica
- marketing e profilazione commerciale.
Oltre ai questionari, l’Autorità italiana si riserva la possibilità di avviare follow-up mirati (ispezioni o richieste di integrazione) dove emergessero criticità o zone d’ombra nelle modalità di interazione con l’utenza.
Relazione europea
L’obiettivo finale del CEF 2026 è la creazione di un ecosistema digitale più leale. I dati raccolti dalle singole Autorità nazionali confluiranno in una Relazione finale adottata dall’EDPB, il documento non sarà solo uno stato dell’arte, ma una “tabella di marcia”, la relazione potrà suggerire nuove linee guida, raccomandazioni o iniziative correttive, sia a livello locale che comunitario, per garantire che il diritto a essere informati non resti una clausola scritta in piccolo, ma una realtà tangibile per ogni cittadino europeo.
Fonte: Garante della privacy