La PA che invecchia: il personale comunale tra emergenza generazionale e nuove politiche di reclutamento
ANCI 12 Marzo 2026, di Danilo Grossi
Età media di 52 anni, meno del 2% di dipendenti under 30, un quinto del personale già oltre i sessant'anni. I dati del Censimento Istat sulle Istituzioni Pubbliche restituiscono un quadro preoccupante per i comuni italiani. Il divario tra Nord e Sud e tra piccoli e grandi enti si conferma strutturale. Ma qualcosa, lentamente, sta cambiando.
Una piramide rovesciata: i numeri dell’invecchiamento I dati del Rapporto sulle Istituzioni Pubbliche 2024 curato dall’Istat fotografano una pubblica amministrazione locale in profonda crisi demografica. Nei comuni italiani, l’età media dei dipendenti è passata da 49,5 anni nel 2011 a 52,3 anni nel 2021: quasi tre anni in un solo decennio, a conferma di un processo che non accenna a rallentare. La struttura demografica degli organici comunali mostra tutti i segni di una piramide rovesciata: la base — quella dei lavoratori più giovani — si è assottigliata drasticamente, mentre il vertice continua ad allargarsi. Nel 2021 solo l’1,9% dei dipendenti comunali aveva meno di trent’anni, contro il 5,1% registrato nelle altre istituzioni pubbliche. Ancor più eloquente il confronto nella fascia degli under 40: poco più del 10% nel 2021, quando era circa il 15% nel 2011. Nello stesso arco temporale, la quota di ultrasessantenni è triplicata, passando dal 7,3% al 21,4%. Questo significa che oggi più di un dipendente comunale su cinque è prossimo alla pensione. Più di un dipendente comunale su cinque ha già superato i sessant’anni. E solo l’1,9% ne ha meno di trenta: un’anomalia strutturale che pesa sulla capacità operativa degli enti.
A peggiorare il quadro, la perdita complessiva di personale: tra il 2011 e il 2021 i comuni hanno perso circa 80.000 unità lavorative, pari a una riduzione del 20% degli organici. La media nazionale è scesa da 50 a 42 addetti per ente, e da 69 a 62 dipendenti ogni 10.000 abitanti. Il blocco del turnover vigente per quasi un decennio ha di fatto impedito il fisiologico ricambio generazionale che ogni organizzazione richiede per mantenere competenze fresche e capacità di innovazione.
Nord e Sud: un divario che si allarga Il fenomeno dell’invecchiamento è generalizzato ma distribuito in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Le regioni del Mezzogiorno mostrano i valori più critici: in Sicilia l’età media sfiora i 57 anni, mentre Calabria, Campania e Molise si avvicinano ai 55. Si tratta di livelli che non trovano paragone nel resto del Paese.
Regione / Area
Criticità principale
Sicilia
Età media vicina ai 57 anni
Calabria, Campania, Molise
Età media vicina ai 55 anni
Sud e Isole (media)
31,1% di dipendenti over 60
Veneto, Trentino-A.A.
Crescita di quasi 4 anni in un decennio
Lombardia
Crescita di 3,5 anni in un decennio
Nord (media)
Età media inferiore alla media nazionale
Il divario territoriale ha radici precise. Nel Mezzogiorno, il ricorso alle stabilizzazioni — ex lavoratori socialmente utili, lavoratori di pubblica utilità, personale precario storico — ha alimentato organici di lavoratori già avanti negli anni. Secondo il Rapporto Istat, il 36,2% delle assunzioni nel Sud avviene attraverso processi di stabilizzazione, contro una quota ben più contenuta nel Centro-Nord, dove prevale il concorso pubblico ordinario. A questo si aggiunge la scarsa mobilità del mercato del lavoro locale al Sud: la mancanza di alternative occupazionali porta i dipendenti pubblici a restare in servizio fino alla pensione, riducendo ulteriormente il naturale turnover. Nel Nord, invece, la competizione con il settore privato — più dinamico e spesso meglio remunerato — non contribuisce di per sé al ringiovanimento, ma produce una maggiore pressione alla modernizzazione degli enti.
Piccoli comuni, grande problema: dove si concentra il disagio Se il divario Nord-Sud è il più evidente, quello tra piccoli e grandi comuni è altrettanto significativo sul piano operativo. Nei comuni di minore dimensione demografica — sotto i 5.000 abitanti, che rappresentano quasi il 70% degli enti italiani — si concentrano le criticità peggiori: organici più ridotti, strutturalmente più anziani, con minori risorse per la formazione e la digitalizzazione. Nei grandi comuni metropolitani, viceversa, i giovani tendono a concentrarsi in misura leggermente superiore: le città offrono carriere più strutturate, accesso a concorsi più frequenti, maggiori opportunità di formazione e crescita professionale. La quota di dipendenti laureati, per esempio, cresce sensibilmente con la dimensione demografica: nei comuni sotto i 5.000 abitanti si ferma al 25,4%, mentre nelle grandi città raggiunge livelli molto più elevati. Nei piccoli comuni — quasi il 70% degli enti italiani — si sommano organici ridotti, età media elevata e scarsa formazione: un circolo vizioso che rischia di compromettere la capacità di erogare servizi di prossimità.
La formazione in servizio, che dovrebbe accompagnare i processi di innovazione e digitalizzazione, risulta particolarmente debole proprio nelle realtà più piccole e meno urbanizzate. Nel Nord Italia, otto comuni su dieci erogano mediamente 1,4 giornate formative per addetto: un dato che nei piccoli enti del Mezzogiorno crolla drasticamente. Il rischio è un progressivo scivolamento di questi enti verso una condizione di incapacità strutturale che va ben oltre il semplice invecchiamento anagrafico.
Nuovi concorsi e Decreto PA 2025: si apre una finestra Il quadro, pur severo, non è immobile. Il PNRR ha rappresentato il primo segnale di inversione di tendenza: i finanziamenti straordinari hanno consentito a molti enti di assumere personale dedicato alla gestione dei progetti, anche attraverso contratti a tempo determinato. Per quanto temporanei, questi ingressi hanno introdotto nei comuni — soprattutto quelli di media dimensione — risorse più giovani e con profili più orientati alla progettazione e al digitale. Sul fronte normativo, il Decreto PA 2025 ha introdotto misure significative per rendere il pubblico impiego locale più attrattivo. Tra le principali novità: la possibilità di assunzioni di giovani nell’area dei funzionari tramite contratti di apprendistato e di formazione-lavoro, estesa anche ai diplomati degli ITS Academy; la sospensione della norma “taglia idonei” per le graduatorie del 2024 e del 2025; e nuove semplificazioni nelle procedure concorsuali. Un segnale particolarmente rilevante per le realtà minori è il Concorso Piccoli Comuni RIPAM, la cui fase di manifestazione di interesse si è chiusa a dicembre 2025 e il cui bando è atteso nel 2026. Destinato ai comuni con meno di 5.000 abitanti, mira a reclutare funzionari con profili giuridici, economici, digitali e tecnici a tempo pieno e indeterminato — esattamente le figure che mancano di più negli enti minori. Il nodo strutturale: attrattività e retribuzioni
Anche quando i concorsi vengono banditi, tuttavia, la PA locale fatica ad attrarre i candidati più qualificati. Il settore privato offre retribuzioni mediamente più competitive, soprattutto nelle aree metropolitane del Nord, dove il costo della vita rende ancora meno attraente uno stipendio da funzionario comunale. Molti vincitori di concorso scelgono successivamente di dimettersi o non prendono nemmeno servizio. Il lavoro agile e la flessibilità organizzativa, introdotti massicciamente durante la pandemia, possono rappresentare una leva competitiva per i piccoli comuni: lavorare in un ente locale di dimensioni contenute, magari nel proprio territorio di origine, con possibilità di smart working parziale, è una prospettiva che una quota crescente di giovani considera positivamente. Ma senza un adeguamento strutturale delle retribuzioni e una valorizzazione dei percorsi di carriera, queste misure rischiano di rimanere strumenti insufficienti.
La sfida del ricambio generazionale Nei prossimi cinque anni, migliaia di dipendenti over 60 lasceranno i comuni italiani per pensionamento. La finestra aperta da PNRR e Decreto PA 2025 rappresenta un’opportunità da non sprecare: serve una visione strategica del reclutamento che vada oltre le emergenze contingenti, puntando su profili giovani, competenti e capaci di guidare la transizione digitale degli enti locali.
Fonti: Istat, Rapporto sulle Istituzioni Pubbliche 2024; Istat, Focus Comuni – Vincoli strutturali e opportunità del PNRR (2024); Istat, Censimento permanente Istituzioni Pubbliche; D.L. n. 25/2025 (Decreto PA 2025); Portale Concorsando – Concorso Piccoli Comuni RIPAM 2026.