È stata approvata definitivamente l’11 marzo 2026 la riforma del Codice dei beni culturali e del paesaggio, istituendo il circuito “Italia in Scena”. Si tratta della prima revisione organica del Codice dopo molti anni, con l’obiettivo di trasformare la gestione dei beni culturali in un patrimonio vivo, aperto alla collaborazione tra Stato, enti locali e soggetti privati.
Un elemento centrale della legge è il rafforzamento del ruolo dei Comuni. I Comuni possono prelevare opere non esposte dai depositi statali per inserirle nei propri circuiti culturali, turistici ed enogastronomici, valorizzando il patrimonio territoriale e promuovendo la partecipazione della comunità. La riforma incentiva inoltre i partenariati pubblico-privati, coinvolgendo enti locali e soggetti privati nella realizzazione di spettacoli, rievocazioni e iniziative culturali anche nelle aree periferiche e nei piccoli borghi.
La legge istituisce strumenti innovativi come l’Anagrafe Digitale e l’Albo della Sussidiarietà, che censiscono il patrimonio pubblico e facilitano il coinvolgimento dei privati nella gestione. La strategia nazionale “Italia in Scena” prevede un investimento di 4,5 milioni di euro annui per sostenere la valorizzazione diffusa e la promozione culturale sul territorio.
Sul fronte del mercato dell’arte, la riforma semplifica i prestiti e la circolazione delle opere: i termini per i prestiti diventano perentori in 90 giorni, la soglia di valore per l’esportazione viene quasi quadruplicata e per le opere di autori stranieri la circolazione può essere negata solo se strettamente collegata alla storia della cultura italiana. Per i collezionisti, l’autocertificazione diventa valida per cinque anni, con possibilità di ritirare la richiesta prima di un eventuale diniego.
Con queste misure, la legge punta a creare una cultura più aperta e partecipata, valorizzando le competenze diffuse sul territorio e facendo diventare i Comuni protagonisti nella gestione e nella promozione dei beni culturali italiani.