La terza uscita di Pnrr Watch — il report di monitoraggio realizzato da Assonime e Fondazione Openpolis — è dedicata ai temi del lavoro, dell’occupazione e della formazione. Dopo gli approfondimenti sulla transizione digitale ed ecologica, la partnership lanciata a marzo dello scorso anno porta ora l’attenzione su quattro misure strategiche del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), per un valore complessivo di oltre 10 miliardi di euro.
L’analisi si muove su un doppio binario: da un lato le misure volte a rafforzare le politiche attive per l’impiego — come il programma GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori) e il potenziamento degli Istituti Tecnologici Superiori (ITS) — dall’altro gli interventi pensati per sostenere la partecipazione femminile al mercato del lavoro, a partire dall’ampliamento dei servizi educativi per la prima infanzia e del tempo pieno scolastico.
10,3 mld € il valore complessivo delle quattro misure analizzate
Le quattro misure nel dettaglio
Il rapporto prende in esame quattro interventi del PNRR, ciascuno con un peso specifico e un orizzonte d’azione distinto. La misura di gran lunga più rilevante dal punto di vista economico è “Politiche attive del mercato del lavoro e della formazione”, che concentra 4,6 miliardi di euro — quasi la metà del totale analizzato nel report. Seguono il potenziamento degli ITS (1,5 miliardi), il Piano asili nido e scuole dell’infanzia (3,24 miliardi) e il piano per l’estensione del tempo pieno e delle mense scolastiche (960 milioni).
Misura PNRR Stanziamento
Politiche attive del mercato del lavoro e della formazione 4,6 mld €
Piano asili nido e scuole dell’infanzia 3,24 mld €
Riforma e sviluppo del sistema ITS 1,5 mld €
Estensione tempo pieno e mense scolastiche 960 mln €
Fonte: Assonime – Fondazione Openpolis, Pnrr Watch n. 3
Lo stato di avanzamento della spesa: il caso delle politiche attive
Tra i dati più significativi emersi dall’indagine, spicca il ritardo nell’attuazione delle politiche attive per il lavoro. Al mese di ottobre 2025, su 4,6 miliardi di euro stanziati, ne erano stati effettivamente spesi poco più di 550 milioni: il 13% del totale. Un dato che solleva interrogativi concreti sulla capacità del sistema di assorbire le risorse nei tempi previsti.
13% della spesa sulle politiche attive erogata al ottobre 2025: 550 mln € su 4,6 mld € complessivi
La componente formativa rimane uno dei punti più critici dell’intera riforma. Il ritardo nell’erogazione della spesa rispecchia difficoltà strutturali nel raccordo tra progettazione, erogazione dei bandi e rendicontazione effettiva dei progetti.
Il nodo dei bandi: quota giovani e donne troppo spesso disattesa
Un’ulteriore criticità riguarda il rispetto delle quote di genere e generazionali nei bandi PNRR. Secondo i dati del report, il 64% dei bandi analizzati — ovvero più di 6 su 10 — non ha rispettato la quota del 30% di assunzioni riservata a giovani e donne. Una percentuale elevata, resa possibile dal ricorso a ben nove diverse motivazioni di deroga previste dall’ordinamento vigente.
Il dato è particolarmente rilevante per i comuni, che nella gestione degli appalti e dei bandi collegati al PNRR sono chiamati a garantire il rispetto di tali vincoli. La diffusa applicazione delle deroghe segnala la necessità di un presidio più robusto e di strumenti di supporto tecnico agli enti locali nella fase di predisposizione degli atti.
64% dei bandi PNRR non ha rispettato la quota del 30% per giovani e donne.
Gli ITS e il raccordo con il mercato del lavoro
Il report analizza anche la riforma e il potenziamento degli Istituti Tecnologici Superiori, con un finanziamento di 1,5 miliardi di euro. Gli ITS rappresentano uno strumento potenzialmente strategico per colmare il disallineamento tra domanda e offerta di competenze tecniche nel tessuto produttivo italiano. Il rapporto ne esamina le performance e la distribuzione territoriale, evidenziando differenze significative tra le diverse aree del paese.
Il sistema degli ITS può fungere da ponte tra formazione e mondo del lavoro, ma la distribuzione territoriale disomogenea rischia di amplificare i divari esistenti tra Nord e Sud, con ricadute dirette sui comuni delle aree meno servite.
Asili nido, tempo pieno e occupazione femminile
Due delle quattro misure analizzate riguardano i servizi educativi per l’infanzia, con implicazioni dirette sia per i minori che per l’occupazione femminile. Il “Piano asili nido e scuole dell’infanzia” (3,24 miliardi) e la misura per l’estensione del tempo pieno e delle mense scolastiche (960 milioni) sono pensate per alleggerire il carico di cura che grava prevalentemente sulle donne, favorendone la partecipazione al mercato del lavoro.
Il report dedica spazio all’analisi della riduzione dei posti negli asili nido del paese, un fenomeno che rischia di vanificare gli obiettivi di espansione dell’offerta pubblica. Per i comuni, queste misure rappresentano tanto un’opportunità quanto una responsabilità gestionale: la qualità dell’attuazione locale sarà determinante per tradurre gli stanziamenti in servizi effettivamente fruibili dalle famiglie.
L’espansione dei servizi educativi per la prima infanzia non è solo una misura a favore dei bambini: è una leva concreta per ridurre il gender gap occupazionale. I comuni sono gli attori chiave per l’efficacia di questa politica sul territorio.
FONTI E APPROFONDIMENTI
Assonime – Fondazione Openpolis, Pnrr Watch n. 3 — Lavoro, occupazione e formazione nel PNRR. Il report è disponibile su openpolis.it e assonime.it.