Nel 2023/2024 l’Italia registra un aumento dell’offerta di nidi e servizi educativi per bambini sotto i tre anni: sono attivi 14.570 servizi, con quasi 378.500 posti autorizzati, il 3,4% in più rispetto all’anno precedente. La crescita è soprattutto privata, che assorbe oltre il 78% dei nuovi posti, mentre i nidi comunali contribuiscono per il 21%.
Il tasso di copertura nazionale si attesta al 31,6%, ancora sotto il 33% previsto dai livelli essenziali delle prestazioni e lontano dall’obiettivo europeo del 45% fissato per il 2030. Persistono forti disparità territoriali: il Centro registra il valore più alto (40,4%), seguito dal Nord-est (39,1%) e dal Nord-ovest (36,6%), mentre il Sud e le Isole rimangono ben al di sotto, con medie rispettivamente del 19% e 19,5%. Nei comuni capoluogo, il rapporto tra posti e bambini residenti è superiore rispetto ai comuni non capoluogo (39,8% contro 28,2%).
Nonostante il calo delle nascite, la domanda di iscrizione ai nidi continua a crescere: il 59,5% dei servizi segnala liste d’attesa, in aumento rispetto al 49,1% del 2021/2022. La difficoltà di reperire personale educativo qualificato rappresenta un ulteriore ostacolo all’espansione dei servizi.
Sul fronte dei finanziamenti, la spesa dei Comuni per i servizi all’infanzia è cresciuta del 68,9% negli ultimi venti anni, raggiungendo 1,751 miliardi di euro nel 2023. Il contributo delle famiglie ha registrato un aumento del 90,3%, mentre il Bonus asilo nido dell’INPS ha erogato 662 milioni di euro nel 2023. Le risorse pro capite variano però notevolmente sul territorio: da 234 euro in Calabria a oltre 3.300 euro nella Provincia autonoma di Trento.
I criteri di accesso al nido continuano a privilegiare i bambini con disabilità e quelli con genitori occupati a tempo pieno, mentre le priorità economiche sono ancora poco diffuse: solo il 27,1% dei comuni considera l’ISEE nella formazione delle graduatorie, penalizzando i bambini in famiglie con minori risorse.
Il quadro che emerge è quindi quello di un sistema in crescita, ma ancora segnato da profonde disuguaglianze territoriali e da una domanda superiore all’offerta, soprattutto nel Mezzogiorno.
Tutti i dettagli nella nota Istat