Protezione Temporanea: 4,33 milioni di rifugiati ucraini nell’UE. Le sfide per gli Enti Locali italiani
Unione europea 12 Gennaio 2026, di Danilo GrossiSecondo i dati Eurostat pubblicati il 12 gennaio 2026, i paesi dell'Unione che accolgono il maggior numero di beneficiari di protezione temporanea sono Germania (1.241.000 persone, pari al 28,7% del totale UE), Polonia (968.750, 22,4%) e Repubblica Ceca (392.670, 9,1%)

A novembre 2025, 4,33 milioni di cittadini non appartenenti all’Unione Europea fuggiti dall’Ucraina beneficiavano dello status di protezione temporanea nei paesi dell’UE. Un dato che, rispetto alla fine di ottobre 2025, registra un incremento di 30.615 persone (+0,7%), confermando la continuità di un fenomeno migratorio di portata storica innescato dall’aggressione russa all’Ucraina.
Secondo i dati Eurostat pubblicati il 12 gennaio 2026, i paesi dell’Unione che accolgono il maggior numero di beneficiari di protezione temporanea sono Germania (1.241.000 persone, pari al 28,7% del totale UE), Polonia (968.750, 22,4%) e Repubblica Ceca (392.670, 9,1%).
La dinamica dei flussi: rallentamento dopo il picco estivo
Nel novembre 2025, il numero mensile di nuove decisioni che hanno concesso protezione temporanea nell’UE (53.735) è diminuito del 32,5% rispetto a settembre e del 27,8% rispetto a ottobre. I dati indicano un ritorno a livelli simili a quelli precedenti al decreto del governo ucraino emanato a fine agosto 2025, che aveva concesso agli uomini di età compresa tra 18 e 22 anni il diritto di lasciare l’Ucraina senza restrizioni, generando un picco temporaneo negli arrivi.
Tra i 26 paesi dell’UE con dati disponibili, 21 hanno registrato un aumento nel numero di persone sotto protezione temporanea. I tre maggiori incrementi in termini assoluti si sono osservati in Germania (+11.040; +0,9%), Polonia (+3.745; +0,4%) e Spagna (+2.810; +1,1%). Tra i cinque paesi che hanno registrato diminuzioni, i cali più significativi hanno riguardato Francia (-870; -1,6%) e Lituania (-575; -1,1%).
Rapporti sulla popolazione e composizione demografica
I rapporti più elevati di beneficiaria di protezione temporanea per mille abitanti si registrano in Repubblica Ceca (36,0), Polonia (26,5) e Slovacchia (25,7), mentre la media UE si attesta a 9,6 per mille abitanti.
Al 30 novembre 2025, i cittadini ucraini rappresentavano oltre il 98,4% dei beneficiari di protezione temporanea nell’UE. La composizione demografica mostra caratteristiche significative: le donne adulte costituiscono il 43,6% dei beneficiari, i minori rappresentano quasi un terzo del totale (30,7%), mentre gli uomini adulti comprendono poco più di un quarto (25,7%) del totale.
Il quadro normativo: proroga fino al 2027
La protezione temporanea si basa sulla Decisione di esecuzione del Consiglio 2022/382 del 4 marzo 2022, che ha stabilito l’esistenza di un afflusso massiccio di sfollati dall’Ucraina a causa della guerra di aggressione russa, introducendo misure di protezione temporanea.
Il 13 giugno 2025, il Consiglio europeo ha adottato la decisione di estendere la protezione temporanea per queste persone dal 4 marzo 2026 al 4 marzo 2027, riconoscendo la persistenza delle condizioni che hanno generato l’emergenza umanitaria.
Implicazioni per la Pubblica Amministrazione italiana
L’accoglienza e l’integrazione di milioni di rifugiati ucraini rappresenta una sfida complessa e articolata per i sistemi di welfare europei. Sebbene i dati Eurostat non forniscano una disaggregazione per l’Italia, il fenomeno ha impatti significativi sulla Pubblica Amministrazione italiana a tutti i livelli.
La protezione temporanea, a differenza delle procedure ordinarie di asilo, consente un accesso immediato ai diritti fondamentali: permesso di soggiorno, accesso al mercato del lavoro, assistenza sanitaria, istruzione per i minori e, ove necessario, alloggio. Questa configurazione richiede una capacità amministrativa e organizzativa considerevole, con particolare pressione sui servizi territoriali.
La durata prolungata della crisi ucraina sta trasformando quella che doveva essere una misura emergenziale in una condizione strutturale, con implicazioni rilevanti per la pianificazione dei servizi pubblici. La proroga fino al marzo 2027 conferma che le amministrazioni dovranno affrontare questa realtà almeno per i prossimi anni.
Le sfide specifiche per gli Enti Locali
Gli enti locali italiani si trovano in prima linea nella gestione quotidiana dell’accoglienza e dell’integrazione. Comuni e città metropolitane devono garantire servizi essenziali a una popolazione aggiuntiva con esigenze specifiche, spesso in contesti già caratterizzati da risorse limitate.
Servizi anagrafici e amministrativi: la registrazione dei beneficiari di protezione temporanea, il rilascio di documenti, la gestione delle pratiche amministrative richiede personale dedicato e competenze specifiche, inclusa la mediazione linguistica e culturale. L’aggiornamento continuo dei dati, considerando la mobilità dei rifugiati all’interno dell’UE, rappresenta una criticità gestionale.
Sistema scolastico: l’integrazione di decine di migliaia di minori ucraini nelle scuole italiane ha richiesto l’attivazione di percorsi di apprendimento linguistico, l’adattamento dei programmi didattici e il supporto psicologico per bambini e ragazzi traumatizzati dalla guerra. Le scuole, già sotto pressione per carenze di organico, hanno dovuto rapidamente adattarsi a questa nuova realtà.
Servizi sanitari territoriali: l’accesso all’assistenza sanitaria per i beneficiari di protezione temporanea grava sui servizi sanitari locali, con particolare riferimento alla medicina di base, ai servizi di prevenzione e alle prestazioni specialistiche. La barriera linguistica e le differenze nei sistemi sanitari di provenienza complicano ulteriormente l’erogazione delle cure.
Politiche abitative: garantire soluzioni alloggiative adeguate rappresenta una delle sfide più complesse, particolarmente nei contesti urbani dove il mercato immobiliare è già in tensione. Gli enti locali devono bilanciare le esigenze dei rifugiati con quelle della popolazione residente, evitando tensioni sociali.
Servizi sociali: l’accompagnamento all’autonomia, il supporto psicosociale per persone traumatizzate, l’assistenza a nuclei familiari monoparentali (prevalentemente donne con figli) richiede servizi sociali territoriali già sovraccarichi di aumentare capacità e competenze.
Mercato del lavoro e formazione: facilitare l’inserimento lavorativo dei rifugiati richiede collaborazione tra centri per l’impiego, agenzie formative e tessuto produttivo locale. Il riconoscimento delle qualifiche professionali, la formazione linguistica e l’orientamento professionale sono processi che richiedono tempo e risorse.
Criticità operative e organizzative
La gestione dell’accoglienza presenta diverse criticità che gli enti locali devono affrontare quotidianamente.
Frammentazione delle competenze: la protezione temporanea coinvolge competenze distribuite tra diversi livelli di governo (nazionale, regionale, locale) e tra diversi assessorati e uffici all’interno dello stesso ente. Il coordinamento efficace richiede meccanismi di governance spesso non adeguatamente strutturati.
Finanziamento e sostenibilità: sebbene esistano fondi europei e nazionali dedicati, le procedure di accesso sono spesso complesse e i tempi di erogazione non coincidono con le necessità immediate. Gli enti locali devono frequentemente anticipare risorse proprie, con impatti sui bilanci comunali.
Capacità amministrativa: molti comuni, specialmente quelli di piccole e medie dimensioni, non dispongono di personale con competenze specifiche in materia di immigrazione, protezione internazionale e mediazione interculturale. La formazione del personale richiede investimenti e tempo.
Sistemi informativi: la gestione efficace dei dati relativi ai beneficiari di protezione temporanea richiede sistemi informativi integrati tra diversi enti e livelli di governo. L’interoperabilità delle banche dati è spesso limitata, creando inefficienze e duplicazioni.
Monitoraggio e valutazione: la mancanza di sistemi strutturati di monitoraggio rende difficile valutare l’efficacia degli interventi, identificare le buone pratiche e adattare le politiche alle esigenze emergenti.
Opportunità e prospettive di integrazione
Accanto alle sfide, l’accoglienza dei rifugiati ucraini presenta anche opportunità che gli enti locali possono valorizzare.
Contributo demografico: in un paese caratterizzato da invecchiamento della popolazione e denatalità, l’arrivo di nuclei familiari con bambini può contribuire a rivitalizzare comunità, sostenere i servizi scolastici e le attività economiche locali.
Competenze professionali: molti rifugiati ucraini possiedono qualifiche elevate e competenze professionali che, se adeguatamente valorizzate, possono contribuire al tessuto economico e sociale locale, particolarmente in settori con carenze di manodopera.
Scambio culturale: l’integrazione di comunità straniere può arricchire il tessuto sociale locale, promuovere il dialogo interculturale e sviluppare competenze multiculturali nella popolazione residente, particolarmente tra i giovani.
Innovazione amministrativa: la necessità di rispondere all’emergenza può stimolare innovazioni organizzative, digitalizzazione dei processi e sviluppo di nuove competenze che rafforzano complessivamente la capacità amministrativa dell’ente.
Raccomandazioni per gli Enti Locali
Per affrontare efficacemente le sfide dell’accoglienza e dell’integrazione, gli enti locali dovrebbero considerare diverse strategie operative.
Pianificazione strategica: superare l’approccio emergenziale e adottare una prospettiva di medio-lungo termine, integrando la gestione della protezione temporanea nelle politiche ordinarie di welfare, housing, istruzione e lavoro.
Governance multi-livello: rafforzare i meccanismi di coordinamento verticale con Regioni e Governo centrale e orizzontale tra comuni, anche attraverso forme associative che consentano di condividere competenze e risorse.
Investimento in competenze: formare il personale degli enti locali su tematiche specifiche legate all’accoglienza, alla protezione internazionale, alla mediazione interculturale e alla gestione della diversità.
Coinvolgimento del terzo settore: valorizzare il ruolo delle organizzazioni non profit, delle associazioni di volontariato e delle comunità di migranti già integrate, che possono offrire servizi complementari e facilitare i processi di integrazione.
Partecipazione comunitaria: promuovere il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle comunità locali nei processi di accoglienza, per prevenire tensioni sociali e costruire coesione territoriale.
Monitoraggio e apprendimento: sviluppare sistemi di raccolta dati e valutazione che consentano di misurare gli impatti, identificare le criticità e adattare progressivamente le politiche.
Accesso ai finanziamenti: rafforzare le competenze di progettazione europea e nazionale per accedere efficacemente ai fondi disponibili, riducendo il peso sui bilanci comunali.
Verso un’integrazione sostenibile
La protezione temporanea per i rifugiati ucraini, inizialmente concepita come misura emergenziale, si sta rivelando una condizione prolungata che richiede un cambio di paradigma nella Pubblica Amministrazione locale. Il passaggio dall’emergenza alla gestione strutturale rappresenta la sfida principale per i prossimi anni.
Gli enti locali, pur nelle difficoltà, stanno dimostrando capacità di resilienza e adattamento. Tuttavia, la sostenibilità di questi sforzi richiede un supporto adeguato da parte dei livelli di governo superiori, risorse finanziarie sufficienti e un quadro normativo che riconosca e valorizzi il ruolo centrale dei territori.
L’integrazione efficace dei rifugiati ucraini non è solo un dovere umanitario e un obbligo giuridico, ma anche un’opportunità per ripensare e rafforzare i sistemi di welfare locali, rendendoli più inclusivi, flessibili e resilienti. In un’Europa che affronta sfide demografiche, economiche e sociali complesse, la capacità di accogliere e integrare rappresenta un indicatore della vitalità delle nostre comunità e della solidità delle nostre istituzioni democratiche.
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