L’Italia ha paura. O meglio, percepisce di doverla avere. La ricerca pubblicata ieri da SWG fotografa un Paese attraversato da un senso di vulnerabilità diffusa, dove la percezione di insicurezza raggiunge livelli allarmanti soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione.
I numeri parlano chiaro: un italiano su due considera rischioso semplicemente passeggiare in una via cittadina durante una manifestazione. Un dato che assume particolare significato all’indomani dell’approvazione del nuovo Decreto Sicurezza da parte del Consiglio dei Ministri e dopo gli eventi che hanno segnato Torino nelle scorse settimane.
I luoghi della paura
Le stazioni ferroviarie e i mezzi pubblici urbani si confermano gli spazi dove il disagio è più acuto. In questi luoghi di transito quotidiano, le donne registrano livelli di preoccupazione sensibilmente superiori alla media nazionale, configurando una geografia dell’insicurezza che colpisce in modo differenziato per genere.
Ma è tra i giovani, e in particolare tra le giovani donne, che la percezione di vulnerabilità tocca i livelli più drammatici: oltre una su due ha avuto paura di subire un’aggressione sessuale nell’ultimo mese. Un dato che supera la soglia del 50% e che pone interrogativi urgenti sulla condizione femminile negli spazi pubblici italiani.
Violenza giovanile e criminalità digitale: i nuovi allarmi
L’82% degli intervistati ritiene che la violenza giovanile sia in aumento, configurando quello che la ricerca definisce un vero e proprio “allarme sociale”. Una percezione che, indipendentemente dai dati oggettivi sulla criminalità, genera un clima di apprensione collettiva.
La paura non risparmia il mondo digitale: il 79% della popolazione percepisce come in crescita i reati informatici, estendendo la “mappa della paura” dalle strade fisiche alle autostrade telematiche. Un dato che riflette la crescente consapevolezza dei rischi legati alla dimensione online dell’esistenza contemporanea.
Il paradosso: più paura, più fiducia
Eppure, in questo quadro segnato dall’inquietudine, emerge un dato apparentemente controintuitivo. A fronte di una percezione di illegalità crescente, gli italiani non si allontanano dalle istituzioni: al contrario, cercano rifugio nelle autorità.
Il trend di fiducia verso tutte le forze dell’ordine registra infatti un’impennata netta rispetto ai dati del 2024. Carabinieri e Polizia superano ampiamente la soglia del 75% di consensi, in quello che appare come un riflesso quasi istintivo: quando ci si sente minacciati, ci si stringe attorno a chi è deputato a proteggere.
Percezione e realtà: un dibattito necessario
La ricerca SWG si concentra deliberatamente sulla percezione, non necessariamente sui dati oggettivi della criminalità. Una distinzione cruciale, perché evidenzia come il senso di insicurezza possa essere influenzato da molteplici fattori: la copertura mediatica di determinati eventi, il clima politico, episodi specifici che catalizzano l’attenzione pubblica.
Il riferimento agli eventi di Torino e la concomitanza con l’approvazione del Decreto Sicurezza suggeriscono un contesto in cui le paure collettive trovano amplificazione. Resta aperta la domanda: quanto questa percezione rispecchia un effettivo peggioramento della sicurezza, e quanto invece è il prodotto di narrazioni che alimentano l’allarme?
Una nazione che si difende
I dati SWG fotografano, in definitiva, una nazione che si sente più esposta ai pericoli e che, di fronte a questa vulnerabilità percepita, sceglie di stringersi attorno alle proprie istituzioni di difesa. Un movimento doppio, di paura e di ricerca di protezione, che definisce il clima sociale dell’Italia contemporanea.
Resta da capire se questa percezione di insicurezza diventerà il motore di politiche pubbliche più efficaci o se, al contrario, rischia di alimentare un circolo vizioso in cui la paura genera misure che a loro volta alimentano la paura, senza affrontare le radici effettive del disagio.