Riqualificare e incrementare il patrimonio dell’edilizia residenziale sociale per migliorare la coesione sociale e la qualità della vita dei cittadini, in un’ottica di sostenibilità ed evitando il consumo di nuovo suolo, nel rispetto dei principi e degli indirizzi adottati dall’Unione europea, conformi al modello della Smart City. Questo l’obiettivo ambizioso del “Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare”, finanziato dalla Legge di Bilancio 2020 con 854 milioni. Tali ingenti risorse saranno spalmate in un periodo di 13 anni sino al 2033 secondo il seguente calendario: 12,18 milioni di euro per l’anno 2020, 27,25 milioni di euro per l’anno 2021, 74,07 milioni di euro per l’anno 2022, 93,87 milioni di euro per l’anno 2023, 94,42 milioni di euro per l’anno 2024, 95,04 milioni di euro per l’anno 2025, 93,29 milioni di euro per l’anno 2026, 47,15 milioni di euro per l’anno 2027, 48,36 milioni di euro per l’anno 2028, 53,04 milioni di euro per l’anno 2029, 54,60 milioni di euro per l’anno 2030, 54,64 milioni di euro per gli anni 2031 e 2032 e 51,28 milioni di euro per l’anno 2033. Come ottenere e impiegare i denari?
Regioni ed Enti locali interessati dovranno inviare al Mit le proposte per la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio destinato all’edilizia pubblica. Modalità e termini entro i quali i Comuni dovranno presentare le proposte di intervento saranno poi definiti con decreto del Mit. Sempre con decreto del Mit saranno decisi anche l’entità massima dei contributi riconoscibili e i criteri con cui una commissione ad-hoc, da istituire presso lo stesso Mit, valuterà i progetti presentati. La Legge di Bilancio fissa, inoltre, linee guida e criteri per la selezione delle proposte da finanziare. Saranno privilegiati: l’entità degli interventi riguardanti gli immobili di edilizia residenziale pubblica; il recupero e la valorizzazione dei beni culturali; l’azzeramento del consumo di nuovo suolo mediante interventi di recupero, riqualificazione e densificazione funzionale di aree già urbanizzate o, qualora non edificate, comprese in tessuti urbanistici fortemente consolidati; l’attivazione di finanziamenti sia pubblici che privati; il coinvolgimento di operatori privati, anche del terzo settore; le misure e i modelli innovativi di gestione, inclusione sociale e welfare urbano.