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Apparente calo del randagismo in Italia: in 10 anni -22 per cento di cani nei canili

Nel 2015 il costo annuo nelle strutture è stato pari a 118 milioni di euro
giornale dei comuni

Il fenomeno del randagismo in Italia è «apparentemente in flessione», con una diminuzione del 22,40% dei cani nei canili negli ultimi 10 anni. Esistono tuttavia delle discrepanze tra il Nord del Paese e il Centro-Sud, dove le presenze nei canili sono ancora molto alte e dove a questo numero si somma quello degli animali vaganti sul territorio, la cui riproduzione è spesso incontrollata. È quanto emerge dal Dossier Randagismo 2016 pubblicato dalla Lega Anti Vivisezione.

Il randagismo costa milioni di euro l’anno. Per l’esattezza, il prezzo pagato (calcolato al ribasso e sulla base delle sole amministrazioni che hanno fornito i dati) per la cura dei cani presenti nei canili italiani nel 2015 ha sfiorato i 118 milioni di euro. Cifra che, moltiplicata per sette anni, tempo medio della permanenza in canile di un cane in assenza di adozione, supera gli 825 milioni di euro.

Aumentano i canili sanitari e quelli rifugio (si passa dalle 959 strutture del 2006 alle 983 del 2015); in leggera flessione invece il numero delle adozioni che segnano un -1,3% nel corso dell’ultimo anno, passando dai 33.202 cani adottati nel 2014 a 32.764 cani nel 2015. I gattili sembrano pressoché assenti: solo 79 strutture su tutto il territorio nazionale.

Scarsi e incompleti i dati sulle colonie feline, il cui primato è detenuto dalla Lombardia, con 11.595 colonie nel 2015. Seguono Veneto (7.682), Marche (6.072) e Toscana (5.341).

“Abbiamo chiesto a Regioni e Province Autonome quanti cani fossero presenti nei canili, quante strutture di accoglienza per cani e gatti fossero presenti sul loro territorio, il numero delle colonie feline, quello delle sterilizzazioni effettuate e quello delle adozioni”, spiega Ilaria Innocenti, responsabile Lav area Animali Familiari, che ha curato la stesura del rapporto.

“Tutte le amministrazioni contattate hanno risposto, a eccezione di Calabria, Emilia Romagna e Sicilia – sottolinea – se pur fornendo dati non sempre completi e aggiornati, ma in ogni caso utili a dare un quadro, benché sottostimato, della situazione”.

L’ultima stima diffusa dal ministero della Salute risaliva infatti al 2012 e stimava tra i 500mila e i 700mila cani randagi in Italia. In occasione di un confronto interregionale sul randagismo organizzato dalla Regione Lombardia, sono stati diffusi dati più recenti secondo i quali in Italia i cani detenuti nei canili nel 2015 erano 131.302 (13.064 in quelli sanitari e 118.238 in quelli rifugio).

Fatta eccezione per questi numeri, e per quelli relativi ai cani iscritti nell’anagrafe degli animali d’affezione, agli ingressi nei canili sanitari, alla sterilizzazione delle colonie feline, non esistono ulteriori dati ufficiali resi pubblici. “Un ritardo inspiegabile – fa sapere la Lav – se si vogliono mettere davvero in atto politiche e strategie efficaci per contrastare un fenomeno che costa gravissime sofferenze agli animali e rappresenta un ingente costo per la collettività”.

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