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Le misure della BCE non bastano a rilanciare la crescita, occorre una strategia condivisa

Il progetto europeo sta soffrendo una grande crisi con un fronte sempre più largo di Euroscettici.
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Il Governo italiano, in un position paper inviato a Bruxelles, ha espresso senza mezzi termini la propria visione riguardo a una politica comunitaria in grado di rivolgersi alla crescita e all’occupazione. “Una strategia europea condivisa per la crescita, il lavoro e la stabilità“: si intitola così il documento in cui il Governo rilancia la necessità di una maggiore condivisione dei rischi nell’Ue, aprendo altresì a nuovi ambiti di confronto con la Germania. Nel testo, lungo nove pagine, l’esecutivo  sostiene l’idea di un superministro delle Finanze europeo, che dovrà essere dotato di un proprio budget, chiede il completamento dell’Unione bancaria e propone l’emissione di eurobond per le spese di controllo delle frontiere, nonché per gli investimenti.

Tra le diverse osservazioni proposte, rilevante è la parte riguardante i conti pubblici, nella quale  il Governo sottolinea la necessità di un massimo utilizzo degli spazi di flessibilità di bilancio per supportare la crescita, il cui consolidamento è allo stesso tempo anche il modo più efficace per riportare il debito su una via sostenibile. Insomma, un po’ di quanto è stato ribadito in questi mesi dal premier Renzi. L’esecutivo sottolinea inoltre la necessità di “una maggiore simmetria negli aggiustamenti macroeconomici”, affermando che “l’impatto negativo” non è dato solo dal deficit, ma altresì dai forti surplus delle partite correnti. Anche la Germania (non citata direttamente) dovrà fare la sua parte nel rispetto delle regole invece di chiederlo soltanto agli altri. Un passaggio, questo, che rimanda al braccio di ferro in corso sull’extra-deficit contenuto nella legge di stabilità, sul quale l’Italia rischia una procedura d’inflazione. La stessa impostazione ricompare anche nel capitolo sulle banche, in cui viene invocato il completamento dell’unione bancaria ancora incompleta, con la creazione del Fondo di garanzia sui depositi: uno strumento che “rafforzerebbe la fiducia nel settore del credito e contribuirebbe a ridurre i rischi”, ma finora contrastato dal fronte filo-tedesco.

Il documento non esclude la nascita di un Fondo monetario europeo e contempla l’idea di un ministro ad hoc. Per quanto riguarda l’emergenza migranti, capitolo delicatissimo sul quale dovrà decidere il prossimo Consiglio europeo di marzo, il Governo sollecita una gestione comunitaria del controllo delle frontiere, con risorse comuni raccolte anche attraverso “meccanismi di mutualità che potrebbero includere l’emissione di obbligazioni comunitarie”, gli eurobond sempre osteggiati da Berlino. In questo caso servirebbero a far fronte all’emergenza sbarchi, come pure a evitare il definitivo collasso del sistema Schengen sulla libera circolazione alle frontiere, “uno dei più importanti risultati raggiunti” nel processo di integrazione, che va preservato e rafforzato.

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