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Censis, troppo lunghe le liste d’attesa nel servizio sanitario pubblico

Nel 2012 erano 9 milioni e oggi sono diventati 11 milioni coloro che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell'ultimo anno a causa di difficoltà economiche
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Secondo i risultati della ricerca del Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentata l’8 giugno a Roma al VI Welfare Day, in Italia la spesa sanitaria privata è arrivata a toccare i 34,5 miliardi di euro registrando un incremento in termini reali del 3,2% negli ultimi due anni. Insomma il doppio dell’aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo (pari a +1,7%). L’andamento dei costi sanitari privati è tanto più significativo se si considera la dinamica deflattiva, rilevante nel caso di alcuni prodotti e servizi sanitari. Sono aumentati i ticket pagati dai cittadini, visto che il 45,4% di essi (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha fatto fronte a tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. “Sono 10,2 milioni le persone in Italia che fanno un maggiore ricorso alla sanità privata rispetto al passato, e di questi il 72,6% a causa delle liste d’attesa che nel servizio sanitario pubblico si allungano – ha detto l’amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute, Marco Vecchietti”. Nel 2012 erano 9 milioni ed oggi sono diventati 11 milioni (2 milioni in più) coloro che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria visite o esami strumentali. Ma l’indagine Censis-Rbm fotografa dell’altro: per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni (lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud), per il 41,4% dei cittadini, invece, è rimasta invariata e solo per il 13,5% è migliorata. Il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione (la percentuale sale al 68,9% nel Mezzogiorno e al 56,1% al Centro, mentre scende al 41,3% al Nord-Ovest e al 32,8% al Nord-Est). La lunghezza delle liste d’attesa è il paradigma delle difficoltà del servizio pubblico e il moltiplicatore della forza d’attrazione della sanità a pagamento (sempre per chi può permettersela).

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