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Dal Progetto europeo Retrace una spinta all’economia circolare

Avviato nel 2016, può contare su un budget complessivo di oltre 1 milione e mezzo di euro e si concluderà nel 2020 con la produzione di un Piano d’Azione per ciascuna regione quale base per la diffusione delle buone pratiche apprese
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La promozione della circular economy rientra a pieno titolo in una posizione di rilievo nell’Agenda dell’Unione europea. Ecco perché, a seguito di una consultazione pubblica, il 2 dicembre 2015 la Commissione di Bruxelles ha presentato un nuovo pacchetto di misure in tal senso da sottoporre poi al vaglio del Parlamento europeo, il quale, a sua volta, a marzo di quest’anno ha chiesto alla stessa Commissione di mantenere alcuni importanti obiettivi:

-riciclo dei rifiuti urbani pari al 70% al 2030 (invece del 65% proposto nel 2015 dalla Commissione);

-riciclo degli imballaggi all’80% (anziché al 75%);

-obbligo di riduzione della percentuale del conferito in discarica del 5% (la Commissione proponeva il 10%).

In tale contesto si colloca anche il Progetto Retrace che, finanziato con fondi europei del programma Interreg Europe, vede capofila il Politecnico di Torino e coinvolge la Regione Piemonte, la Fondazione Azaro e Agenzia Beaz nei Paesi Baschi (Spagna), l’École Supérieure des Technologies Industrielles Avancées (ESTIA) e l’Association Pour l’Environnement et la Sécurité en Aquitaine (APESA) in Aquitania (Francia), l’ Ufficio governativo per le politiche di coesione europea (Slovenia) e l’Ufficio per lo sviluppo della Regione Nord Est (Romania).

Avviato nel 2016, Retrace (che può contare su un budget complessivo di oltre 1 milione e mezzo di euro) si concluderà nel 2020 con la produzione di un Piano d’Azione per ciascuna regione quale base per applicare a livello regionale le buone pratiche apprese. Dal rapporto di analisi del primo anno di attività di Retrace emerge un quadro di interessanti potenzialità relativamente alle competenze, alle tecnologie e alle risorse disponibili. In particolare, esso sostiene il passaggio a un modello industriale sistemico dove gli scarti diventano risorse, con il coinvolgimento armonico di tutti i soggetti istituzionali, del mondo produttivo e della ricerca e con la costruzione di reti di relazioni territoriali. Alcuni esempi concreti: nel settore automotive, in Piemonte, circa l’85% dei veicoli usati viene attualmente recuperato grazie all’opera di oltre 150 impianti di trattamento attivi sul territorio regionale; nell’edilizia, i materiali da costruzione e demolizione non pericolosi sono recuperati per circa il 90% in oltre 600 impianti.

 

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