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Le crepe del suolo e quelle dell’anima per le popolazioni colpite dal sisma

Il direttore Igag - Cnr, Paolo Messina, spiega gli effetti della propagazione della sismicità che sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi, in questi giorni
giornale dei comuni

 

Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte e un altro adiacente talvolta possono essere di decine di anni, ma anche di  mesi o di giorni, come sta accadendo oggi in Italia centrale. Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (laterali) alla faglia stessa. Tali  volumi, sottoposti a un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta. Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti. Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi spostandosi da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato.

Gli intervalli di tempo tra un forte terremoto e un altro adiacente purtroppo non possono essere previsti nella lettura della sequenza sismica, di quando andrà a scemare, è possibile in linea teorica escludere altri terremoti di pari intensità adiacenti alle aree appena colpite. Va però detto che, se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altra la propagazione laterale fa in modo che si verifichino una serie di terremoti forti, ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della faglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi insieme generando un terremoto di magnitudo superiore, di 7.0 o più.

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