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Ministero del Lavoro: online il 16° Rapporto, il lavoro straniero trascina l’occupazione con l’11% degli occupati

Nel 2025 boom di contratti per i cittadini extra Ue (+3,6%), mentre le imprese non trovano personale. Record di 1,3 milioni di assunzioni
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La crescita dell’occupazione in Italia viaggia sulla spinta dei lavoratori stranieri. Nel2025 i cittadini stranieri occupati nel Paese hanno sfiorato i 2,6 milioni, arrivando a rappresentare l’11% della forza lavoro. A certificarlo è il XVI Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”, curato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e pubblicato sui canali ufficiali del dicastero e sul portale Integrazionemigranti.gov.it

I dati mostrano come la componente straniera abbia trainato il sistema: mentre l’occupazione tra i cittadini italiani è cresciuta di un timido 0,5%, i lavoratori comunitari hanno registrato un incremento dell’1,2% e quelli extra UE sono balzati al 4%.

I tassi di occupazione e il divario di genere

Il Rapporto analizza l’accesso al mercato del lavoro. Se il tasso di occupazione degli italiani si attesta al 62%, i cittadini dell’Unione Europea fanno registrare la performance migliore toccando il 66%, seguiti dai lavoratori extra UE al 62%.

Dietro i dati positivi si nasconde una disparità di genere, particolarmente marcata tra i cittadini non comunitari: se il 76% degli uomini extra UE lavora regolarmente, la percentuale crolla al 46% quando si parla di donne. Specularmente, l’inattività tra le donne extra UE tocca livelli record, risultando tripla rispetto a quella maschile.

Sul fronte della disoccupazione si registra un calo generale per tutte le categorie, anche se la quota di chi cerca lavoro resta più elevata tra gli stranieri (9,6% per gli extra UE e 8% per i comunitari) rispetto agli italiani (6%).

Settori d’impiego e difficoltà di reclutamento

La presenza straniera si concentra in comparti specifici, caratterizzati da una richiesta di manodopera stagionale o manuale. Gli stranieri rappresentano il 30% dei lavoratori nei servizi collettivi e personali (cura e assistenza), il 21,5% in agricoltura, il 19% nel comparto alberghiero e della ristorazione, e il 18% nell’edilizia. Al contrario, la loro presenza rimane marginale nei settori ad alta qualificazione o nel pubblico impiego: solo l’1,6% nella finanza e assicurazioni, il 3% nell’Ict e uno 0,3% nella Pubblica Amministrazione.

Per le imprese italiane, l’apporto dei lavoratori immigrati è strutturale. Nel corso del 2025 le aziende hanno programmato 1,3 milioni di assunzioni di personale straniero, una cifra record che rappresenta il 23% della domanda di lavoro. Tuttavia, in 1 caso su 2 le imprese hanno segnalato difficoltà nel reperire i profili richiesti.

Uno studio sul mercato del lavoro

Il Rapporto di quest’anno, redatto dalla Direzione Generale per le Politiche migratorie del MLPS, si arricchisce di collaborazioni istituzionali e internazionali (INPS, INAIL, Istat, Unioncamere e Sviluppo Lavoro Italia SpA). Tra le novità di questa edizione un focus dell’OCSE dedicato ai divari salariali e al ruolo delle aziende, e un’analisi della Banca Mondiale sulla Global Skill Partnership tra Italia e Tunisia, un modello che mira a governare i flussi migratori attraverso la formazione professionale e l’inserimento mirato.

Fonte: Ministero del Lavoro

 

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