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Milano, vettore chiave per la crescita del paese

Il Sindaco indica le coordinate operative per rendere la città sempre più smart e innovativa
giornale dei comuni

“Se con Roma s’intende dire Governo, Milano è senza dubbio un interlocutore chiave per la crescita del Paese, proprio in virtù di quella capacità di attirare investitori e quel prestigio di cui può beneficiare di riflesso tutta l’Italia. Direi che Milano e Roma sono realtà entrambe complesse, con caratteristiche proprie non sempre comparabili”. E’ l’opinione del Sindaco Giuseppe Sala resa nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata al mensile Domus. In altre parole, complessità, crescita e futuro, sono i focus sui quali Sala conferma di essere determinato ad agire per migliorare la dimensione urbana del capoluogo lombardo.

Il Sindaco ribadisce in concreto l’obiettivo diesel-free entro il 2025 per combattere l’inquinamento atmosferico, cui aggiungere un contestuale investimento di 2 miliardi di euro da parte della controllata ATM per sostituire tutti i bus attualmente in uso con veicoli elettrici, oltre al completamento della linea metropolitana M4. Tutto ciò senza trascurare l’attuale disallineamento delle condizioni di vita tra centro e periferie: “Con il Piano Case e il Piano Quartieri – afferma – puntiamo da una parte all’obiettivo ‘zero case vuote’ e dall’altra a promuovere e realizzare interventi pubblici e urbanistici privati con interesse pubblico in ogni quartiere, per un valore complessivo di 1,6 miliardi di euro”.

Ma non basta. Sono molteplici le direttrici di sviluppo illustrate da Sala, tra cui la nascita dell’Associazione Smart City, il recupero degli scali ferroviari e la riapertura dei Navigli. Il filo rosso che le unisce è indubbiamente il concetto di crescita urbanistica e di sviluppo sociale. Un aspetto, quest’ultimo, che sta particolarmente a cuore del primo cittadino: “Milano è la capitale europea del volontariato, con oltre 240.000 volontari attivi nel territorio della Città Metropolitana e con un quinto di tutte le associazioni iscritte ai registri della Lombardia. Al di là dei numeri, è la volontà di non lasciare indietro le persone più deboli o sfortunate a fare la differenza. ‘Milano con il cuore in mano’ – conclude – è tutt’altro che un vecchio modo di dire”.

 

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