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L’Antitrust “boccia” il trasporto pubblico locale

C'è poca concorrenza: costa 7 miliardi allo Stato, dai biglietti solo il 30% dei ricavi
giornale dei comuni

L’indagine conoscitiva dell’Antitrust sul trasporto pubblico locale, seconda voce di spesa per le Regioni dopo la sanità, documenta l’arretratezza di un settore che impegna oltre 7 miliardi di euro di fondi statali e ne genera quasi 11 di ricavi, con la vendita dei biglietti che copre appena il 30% dei costi (anche a causa della piaga dell’evasione tariffaria). Ma è proprio da qui, anche se al momento solo il 14,6% degli spostamenti urbani avviene con mezzi pubblici, che può arrivare un contributo decisivo per sviluppare la mobilità sostenibile e ridurre la congestione, con benefici per l’ambiente, la salute e la qualità della vita.

“Scarsa concorrenza, poche gare, servizi scadenti”. E’ quanto scrive l’Antitrust a compimento della sua indagine sul trasporto pubblico locale, “seconda voce di spesa per le Regioni dopo la Sanità”, che -si legge- documenta l’arretratezza di un settore che impegna oltre 7 miliardi di euro di fondi statali e ne genera quasi 11 di ricavi, con la vendita dei biglietti che copre appena il 30% dei costi (anche a causa della piaga dell’evasione tariffaria).

“Nonostante i rilevanti esborsi di denaro pubblico, non c’è equità sostanziale nell’accesso ai servizi di Tpl né sono state intraprese politiche efficaci per sviluppare la mobilità sostenibile”. L’Antitrust spiega che “anche nei grandi centri urbani il fondamentale diritto alla mobilità non è assicurato in modo uniforme: anzi, a volte l’offerta è peggiore proprio nelle zone frequentate dagli utenti con redditi minori”. L’indagine evidenzia come, “oltre alle performance insoddisfacenti, rispetto ai principali Paesi europei, emergono gravi squilibri strutturali tra cui: investimenti insufficienti in infrastrutture; parco rotabile obsoleto; notevoli divari territoriali, per cui gli utenti di alcune Regioni, soprattutto centro-meridionali, hanno accesso a meno servizi e di qualità peggiore, senza peraltro pagare prezzi inferiori”. Inoltre, “quasi il 70% delle perdite del settore, considerando le società a partecipazione pubblica, riguarda la Regione Lazio”.

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