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Italia paese idrovoro: prelievi record ma reti fragili e razionamenti in aumento

Il nuovo report Istat fotografa un sistema idrico nazionale a due velocità: siamo i primi in Europa per prelievi di acqua potabile, eppure oltre un milione di cittadini subisce turnazioni e carenze, specialmente nel Mezzogiorno
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In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, l’Istat ha diffuso i dati aggiornati sul ciclo idrico nazionale per il triennio 2023-2025. Il quadro che emerge è quello di un’Italia che, pur avendo ridotto i prelievi ai minimi storici degli ultimi 25 anni (8,87 miliardi di metri cubi nel 2024), resta il Paese dell’Unione Europea con la maggiore dipendenza dalle risorse idriche dolci, superando ampiamente Francia e Germania.

Il paradosso delle risorse e i razionamenti

Nonostante il primato nei prelievi, la distribuzione soffre di criticità strutturali croniche. Nel 2024, le misure di razionamento hanno colpito oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia, con un incremento rispetto all’anno precedente. L’emergenza è quasi interamente localizzata nel Mezzogiorno: in Sicilia il servizio è stato limitato per quasi la metà della popolazione regionale, con picchi critici ad Agrigento, Enna e Caltanissetta, dove si è reso necessario l’intervento delle autobotti.

A pesare sulla disponibilità idrica concorrono tre fattori principali:

  • l’obsolescenza delle infrastrutture e delle reti di distribuzione;
  • il deficit di precipitazioni (scese del 18% rispetto alla media nel Sud e nelle Isole);
  • le temperature record che hanno reso il 2024 l’anno più caldo mai registrato in Italia.

La percezione delle famiglie e il nodo della fiducia

Il disservizio si riflette direttamente sulla percezione dei cittadini. Nel 2025, il 10,2% delle famiglie italiane ha segnalato irregolarità nell’erogazione dell’acqua in casa, un dato che sale drasticamente al 37,3% in Calabria e al 29,5% in Sicilia.

Parallelamente, cala la fiducia nella qualità della risorsa: tre famiglie su dieci non si fidano a bere l’acqua del rubinetto. Questo timore è particolarmente radicato nelle Isole, dove oltre la metà dei residenti (57,6% in Sicilia e 52,1% in Sardegna) preferisce l’acqua in bottiglia. L’Italia conferma così anche un altro primato: l’83,3% della popolazione consuma almeno mezzo litro di acqua minerale al giorno, con l’Umbria in testa alla classifica regionale per consumi.

Economia e agricoltura: un settore sotto pressione

Il valore della produzione legata alla gestione dell’acqua e delle acque reflue si attesta intorno ai 15 miliardi di euro, incidendo per lo 0,3% sul Pil nazionale. Tuttavia, è il comparto agricolo a mostrare i segni di sofferenza più evidenti: nel 2024, oltre il 90% delle aziende agricole ha segnalato difficoltà nell’irrigazione. Nel Mezzogiorno la situazione è quasi totale, con punte di disagio che sfiorano il 99% in Sicilia, mettendo a rischio la produttività di un settore chiave per l’economia del Paese.

Maggiori informazioni nella nota Istat

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