Sotto il peso millenario dei monumenti, delle arterie stradali trafficate e dei quartieri residenziali di Roma, si estende una città fantasma sotterranea costituita da vuoti, gallerie, labirinti e antiche cave che torna a mostrarsi con precisione inedita.
Secondo l’aggiornamento della Carta delle cavità sotterranee di Roma, presentato dall’Ispra nella cornice del Parco Naturale dell’Appia Antica, sono 100 i km².di territorio urbano interessati dalla presenza di vuoti ipogei. Un dato che ridefinisce la geografia del rischio geologico della Capitale: 61 km² ricadono in aree classificate ad elevata densità di cavità.
Lo studio, coordinato dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’Ispra in collaborazione con l’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del CNR e l’Università della Tuscia di Viterbo, fotografa una realtà eterogenea. La ragnatela sotterranea non è distribuita in modo uniforme, ma ricalca fedelmente la storia estrattiva e archeologica dell’Urbe.
Le zone a maggiore densità risultano concentrate nei territori dei municipi I, II, IV, V e VIII, aree storicamente destinate allo sfruttamento delle pozzolane e dei tufi, i materiali da costruzione che hanno edificato la Roma antica e moderna, nonché della direttrice dei complessi sistemi catacombali. Al contrario, i settori occidentali e nord-occidentali della città presentano una concentrazione decisamente minore, complice una differente natura litologica dei terreni e una minore intensità delle attività estrattive nel corso dei secoli.
L’immenso censimento digitale aggiorna e amplia la prima mappatura realizzata nel 2017, che aveva visto la collaborazione di Roma Capitale e delle associazioni speleologiche Roma Sotterranea e Sotterranei di Roma. Rispetto al passato, la Carta si configura come uno strumento dinamico e predittivo, grazie all’evoluzione delle tecnologie di rilievo e di georeferenziazione l’accuratezza delle informazioni è aumentata sensibilmente. In totale, sono stati raccolti 5.600 dati puntuali (vuoti dall’estensione ignota) e 1.600 dati lineari e poligonali (tracciano lo sviluppo esatto di cunicoli e planimetrie), catalogando diverse tipologie di vuoti: non solo cave e catacombe, ma anche ipogei, cunicoli idraulici storici e infrastrutture sotterranee dismesse su un’area campione di 350 km².
Ma perché il sottosuolo di Roma è unico e, al contempo, fragile? La risposta affonda le radici in 2000 anni di storia antropica, dall’epoca repubblicana e imperiale fino alla metà del Novecento, la città ha letteralmente scavato se stessa da dentro. Questo incessante sfruttamento del sottosuolo ha lasciato un’eredità complessa con cui fare i conti quotidianamente: i cosiddetti sinkholes antropogenici, ovvero gli improvvisi sprofondamenti stradali che aprono voragini nel tessuto cittadino e che vedono nella presenza di questi vuoti storici uno dei principali fattori scatenanti.
“Conoscere il sottosuolo della Capitale significa comprendere una parte fondamentale della sua identità, della sua storia e del suo futuro”, ha spiegato Maria Alessandra Gallone, Presidente di ISPRA e SNPA. Sotto le strade, gli edifici e i monumenti di Roma si estende un patrimonio straordinario, la conoscenza del sottosuolo non rappresenta solo un’esigenza scientifica e tecnica, ma costituisce uno strumento indispensabile per dotare la città di una maggiore capacità di programmare il proprio sviluppo, prevenire criticità e valorizzare risorse invisibili ma di enorme valore culturale, storico e ambientale”.
La nuova Carta georeferenziata non è soltanto un affascinante atlante archeologico o geologico, ma una infrastruttura digitale di sicurezza pubblica. Uno strumento fondamentale che permetterà alle amministrazioni di monitorare i punti critici prima che l’asfalto ceda, trasformando il “tallone d’Achille” ipogeo della Capitale in una risorsa geometricamente definita, controllata e protetta.
Fonte: ISPRA