Nonostante una crescita economica modesta, con il Pil previsto allo 0,8% nel 2026, le imprese italiane continuano a investire in innovazione digitale. Secondo gli osservatori Startup Thinking e Digital Transformation Academy del Politecnico di Milano, il budget ICT crescerà dell’1,8%, confermando un trend stabile degli ultimi dieci anni. A trainare gli investimenti sono soprattutto le piccole (+3,3%) e medie imprese (+5,2%), favorite anche dalle iniziative del Pnrr.
La maggior parte delle aziende riconosce l’importanza del digitale per la competitività, ma il 44% segnala scarse risorse economiche come principale ostacolo. Tra le grandi aziende, la priorità resta la cybersecurity (65%), seguita dall’intelligenza artificiale (57%), mentre nelle PMI prevalgono sicurezza informatica, industria 4.0, cloud ed ERP.
L’open innovation coinvolge l’86% delle grandi imprese, soprattutto in modalità inbound come collaborazioni con università e startup, ma i risultati restano limitati. Solo una su tre ha una strategia di innovazione formalizzata, mentre il 40% ha creato una Direzione Innovazione e più della metà ha un innovation manager.
Gli esperti sottolineano la necessità di un “cambio di passo”: oltre a budget dedicati, serve formazione, consolidamento degli ecosistemi di innovazione e strumenti per misurare gli impatti. L’intelligenza artificiale emerge come motore chiave, ma l’adozione è frenata dalla carenza di competenze e dalla difficoltà di integrazione sicura nei processi aziendali.
Secondo i ricercatori, l’ecosistema italiano di open innovation è ancora a metà strada: per trasformarla da pratica accessoria a leva strategica, le aziende devono integrare queste iniziative nella strategia complessiva e sviluppare un approccio strutturato e misurabile.