Al 1° gennaio 2026, la popolazione dell’Unione Europea ha raggiunto 452 milioni di abitanti. Un incremento di 706.000 persone rispetto all’anno precedente, che segna il 5° anno consecutivo di crescita demografica dopo la flessione registrata nel 2021 a causa del COVID-19.
I dati, diffusi da Eurostat in occasione della Giornata Mondiale della Popolazione dell’11 luglio, mostrano una tendenza consolidata: la crescita non è dovuta a un aumento delle nascite. Dal 2012, infatti, il saldo naturale dell’UE è negativo, con i decessi che superano le nascite. A spingere la curva demografica verso l’alto è esclusivamente il saldo migratorio positivo.
Il trend, crescita lenta ma costante
L’UE ha guadagnato 8 milioni di abitanti rispetto al 2016 e 16 milioni rispetto al 2006. Se si considera un arco temporale tra il 1960 (abitanti 354 milioni) e il 2026 la popolazione è aumentata di 97 milioni di persone. Tuttavia, il ritmo della crescita ha subito un rallentamento negli ultimi decenni: si è passati da un aumento di 3 milioni di persone all’ anno negli anni ’60 a 600.000 all’anno nel decennio iniziato del 2010.
La mappa demografica: dai giganti ai piccoli Stati
La distribuzione della popolazione tra gli Stati membri rimane sbilanciata, dagli 83 milioni di residenti in Germania ai 600.000 di Malta. 5 Paesi concentrano i 2/3 della popolazione dell’Unione:
- Germania: 18% del totale UE
- Francia: 15%
- Italia: 13%
- Spagna: 11%
- Polonia: 8%
Chi sale e chi scende
Nell’ultimo anno, la popolazione è aumentata in 16 Stati membri dell’UE, i tassi di crescita più elevati si registrano a Malta (+24 per 1.000 persone), seguita da Cipro (+14) e Lussemburgo (+13). Al contrario, 11 Paesi hanno registrato una diminuzione dei residenti. I cali si concentrano nell’Europa dell’Est: la Lettonia segna la contrazione più marcata (-8,3 per 1.000 persone), seguita da Estonia (-6,8) e Ungheria (-5,4)
Fonte: Eurostat