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Comuni e Asl collaborano per un’urbanistica salubre e di qualità

Il decreto sui nuovi livelli essenziali di assistenza promuove la cooperazione fra le aziende sanitarie e gli enti locali nella redazione dei PUC
giornale dei comuni

Con l’approvazione del Decreto sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del 18 marzo 2017 per i Comuni si è aperto un nuovo e interessante filone di collaborazione con le Aziende Sanitarie Locali in materia di redazione dei nuovi Piani Urbanistici Comunali (PUC). Nella prima parte del decreto, relativo alla “Tutela della salute e della sicurezza degli ambienti aperti e confinanti”, al punto riferito al programma  “Tutela Valutazione Igienico Sanitaria degli strumenti di regolazione e pianificazione Urbanistica” viene infatti previsto un diretto coinvolgimento dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL durante la fase di progettazione dei nuovi strumenti urbanistici. I Dirigenti e i tecnici dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica sono chiamati a supportare i Comuni  nel delicato rapporto tra salute e pianificazione urbanistica. I PUC sostituiscono i vecchi e desueti Piani Regolatori dei Comuni finalizzati alla regolamentazione e all’ampliamento edilizio nati con la legge 2359 del 1865 e modificati nel 1942 dalla legge 1150. Attraverso l’igiene urbana è possibile raggiungere  importantissimi risultati come è accaduto nel caso della questione legata all’inquinamento conseguente a traffico veicolare, destinati a trasformare, per non dire addirittura a rivoluzionare, la struttura dei piani regolatori. Uno sforzo costante dell’urbanistica nel campo igienico è diretto a diminuire in ogni modo la mortalità, la morbilità e tutte le cause che possono perturbare una vita cittadina sana, silenziosa, tranquilla. Lo scopo viene raggiunto anzitutto adottando i modelli edilizî “aperti” anziché quelli “chiusi” o per lo meno sostituendo alla tipica edilizia residenziale del secolo scorso basata su costruzioni intensive a cortile chiuso, una edilizia composta di elementi lineari (quindi senza cortili) orientati secondo l’asse eliotermico o all’incirca da N. a S. per le costruzioni a corpo di fabbrica triplo; da E. a O. per le costruzioni a corpo di fabbrica doppio. Il distanziamento di detti corpi di fabbrica lineari non dovrebbe in nessun caso essere minore dell’altezza dell’edificio; meglio se doppio dell’altezza stessa. Alcuni regolamenti edilizi più moderni giungono fino a prescrivere un distanziamento quadruplo dell’altezza ossia un angolo compreso tra i 25° e i 18° (Stoccolma e Budapest) per la “diagonale stradale”. In secondo luogo l’igiene urbana  tende ad aumentare la percentuale di zone verdi (campi sportivi, campi di gioco, prati per i bambini, giardini per scuole, ecc.) spettanti ad ogni abitante. Attualmente la tecnica prescrive che le zone libere (campi sportivi, cimiteri, campi di aviazione, giardini, boschi, ecc.) siano commisurate in ragione di circa 30 mq. per ogni individuo contro la cifra di 7-10 mq. in uso al principio del secolo. Tutte queste zone verdi vengono ora concepite sistematicamente e distribuite nella compagine edilizia come una gigantesca rete in cui le varie maglie verdi, distando non più di 400-500 m. l’una dall’altra, penetrino dalla periferia al centro urbano, senza essere disturbate dalle arterie di traffico. Questa notevolissima quantità di aree libere che la compagine edilizia deve contenere, ha portato come conseguenza un necessario ingigantirsi della superficie urbana, ossia un’opportuna rarefazione della densità della popolazione: questa, secondo le moderne norme  non dovrebbe essere superiore ai 100 ab. per ettaro di superficie urbana totale (200 ab. per ettaro di superficie edilizia propriamente detta).

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