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Città metropolitana, Gabrielli: Municipi di Roma diventino Comuni

L’Attuale configurazione e le responsabilità non sono adeguate
giornale dei comuni

“A Roma i municipi devono avere un ruolo da comune e i comuni piccoli diventare unioni di comuni. Poi debbono esserci enti, come Regione e Città metropolitana che fanno un raccordo e l’indirizzo ma non fanno gestione. Fanno policy nel senso più alto del termine”. Lo ha detto il prefetto di Roma Franco Gabrielli espresso nelle conclusioni del convegno di Unindustria sulla governance di Roma Città metropolitana. “Credo che l’attuale configurazione e responsabilità dei municipi non siano adeguate – ha continuato Gabrielli – I Municipi devono diventare il ruolo di risoluzione dei problemi dei cittadini e quindi di gestione dei loro problemi. Bisogna mantenerne l’ identità ma unirli, con una di dimensione massima di territorio da 200-250mila persone, che può essere la quantità che consente di avere un’omogenezizzazione dei territori”. “Penso – ha aggiunto Gabrielli – a un modello di redeterminazione dei confini “a raggiera”, dal centro verso l’esterno, perché è chiaro che se nel I municipio c’è un rapporto tra forze dell’ordine e cittadini di 1/119 e di 1/2300 negli altri municipi, questo modello di riorganizzazione potrebbe essere più possibile coerente e utile”.

“Da parte dei cittadini i municipi vengono avvertiti come un bluff, perché nutrono un’aspettativa di risoluzione dei problemi ma nel 99% dei casi questa funzione di front office da loro svolta non è in grado di fornire soluzione immediate”. Ha dichiarato Gabrielli. “Fino all’8 dicembre – ricorda Gabrielli – data in cui ho deciso di sospendere questa attività, ho tenuto 42 incontri con municipi e comitati davvero formativi. Qualcuno pensava che fossero i prodromi di una mia candidatura a sindaco ma ho cercato di spiegare in tutte le salse che non è la mia aspirazione”. Citando Humprey Bogart il prefetto Gabrielli spiega che “bisogna dirci che “questa è l’Italia, bellezza” ma non possiamo rassegnarci a non fare niente. Dobbiamo cioè essere consapevoli delle difficoltà del nostro Paese ad approcciare il bene comune ma dobbiamo tentare di superare i particolarismi”, ha concluso.

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