Venerdì 5 giugno 2026
Venerdì 5 giugno 2026

Società consociata

Home > Digitale > Innovazione > Italia digitale: progressi reali, divari ancora profondi

Italia digitale: progressi reali, divari ancora profondi

In vent'anni la quota di utenti Internet è quasi triplicata, ma sulle competenze digitali il Paese resta al 22° posto in Europa. I dati Istat raccontano un'accelerazione incompiuta, con forti squilibri tra generazioni, territori e livelli di istruzione.
giornale dei comuni

85,5% utenti Internet 16-74 anni nel 2023 (era 33,5% nel 2007) 45,9% italiani con competenze digitali di base (UE27: 55,5%) 22° posto dell’Italia nella classifica europea delle competenze digitali

Da un terzo a quasi tutti: la crescita dell’accesso a Internet

Nel 2007 solo un italiano su tre tra i 16 e i 74 anni usava regolarmente Internet. Nel 2023 quella quota ha raggiunto l’85,5%. È una trasformazione profonda, avvenuta in poco più di tre lustri, che ha cambiato il modo in cui i cittadini si informano, lavorano, si relazionano con la pubblica amministrazione e fruiscono dei servizi. Il divario con la media europea, che nel 2007 sfiorava i 16 punti percentuali, si è ridotto a meno di 5.

Un contributo decisivo a questa accelerazione è venuto dalla pandemia da Covid-19. Nel solo triennio 2019-2022 l’uso regolare di Internet è cresciuto di 9,1 punti percentuali, spinto dalla necessità di lavoro a distanza, didattica online e accesso ai servizi digitali durante i lockdown. Un balzo che ha compresso in tre anni cambiamenti che avrebbero richiesto un decennio.

Eppure i ritardi strutturali restano visibili. L’Italia aveva mancato l’obiettivo del 75% di utenti regolari fissato dalla prima Agenda Digitale europea per il 2015 — quando si fermava al 63,4%, mentre la media UE27 era già al 74,7% — e ha raggiunto quella soglia solo nel 2019, quattro anni dopo il traguardo stabilito.

«La pandemia ha fatto in tre anni ciò che in condizioni normali avrebbe richiesto un decennio: ma i divari strutturali tra territori e generazioni restano una priorità per i Comuni»

Il digital divide generazionale: chi resta indietro

Se si allarga lo sguardo alla popolazione dai 10 anni in su, emerge con forza il divario intergenerazionale. Tra i giovani e gli adulti fino ai 54 anni, più del 90% accede regolarmente alla rete. Ma la quota scende al 68,5% tra i 65-69enni e crolla al 38,8% tra i 75-79enni. Quasi sei anziani su dieci, in questa fascia d’età, sono di fatto esclusi dal mondo digitale.

Le generazioni nate tra il 1960 e il 1969 — quelle attive sul mercato del lavoro durante la prima grande ondata di digitalizzazione — hanno mostrato i tassi di crescita più rapidi tra i non nativi digitali, con un incremento medio annuo di circa 2,6 punti percentuali tra il 2003 e il 2023. Per le generazioni più anziane, invece, la crescita non è stata sufficiente a colmare il gap con la media nazionale.

Permane anche un divario di genere: nel 2023 accede a Internet l’80,9% degli uomini contro il 75% delle donne. Un dato che, tuttavia, si ribalta nelle fasce più giovani: fino ai 44 anni sono le donne ad avere competenze digitali mediamente superiori.

Fascia d’etàUtenti Internet (2023)Note
10-54 annioltre 90%accesso generalizzato
65-69 anni68,5%un terzo escluso
75-79 anni38,8%maggioranza esclusa
Uomini (10 anni e +)80,9%
Donne (10 anni e +)75,0%divario di 5,9 p.p.

Il nodo delle competenze: l’Italia al 22° posto in Europa

Avere accesso a Internet non equivale a saperlo usare bene. È qui che emerge il vero tallone d’Achille dell’Italia digitale. Nel 2023 solo il 45,9% degli italiani possiede competenze digitali almeno di base, a fronte di una media europea del 55,5%. La distanza dalla Spagna è di 20 punti percentuali, dalla Francia di 14, dalla Germania di oltre 6. Il nostro Paese occupa il 22° posto nella graduatoria europea.

Il quadro di riferimento europeo DigComp misura le competenze digitali su cinque domini: alfabetizzazione su informazioni e dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti digitali, sicurezza, risoluzione di problemi. I domini in cui l’Italia è più vicina alla media UE sono la comunicazione online (84% vs 89,3%) e la ricerca di informazioni (75,3% vs 81,7%). I ritardi più acuti riguardano invece la sicurezza informatica (10 punti sotto la media UE), la risoluzione di problemi digitali (−9 punti) e la creazione di contenuti (−8 punti).

Competenze digitali almeno di base (2023)

Italia vs UE2746%  Italia
 56%  Media UE27
Sicurezza digitale35%  Italia
 45%  Media UE27
Creazione contenuti37%  Italia
 45%  Media UE27
Comunicazione online84%  Italia
 89%  Media UE27

La doppia frattura: territorio e istruzione

Il divario digitale in Italia non è solo generazionale: è anche geografico e socioeconomico. Nel Mezzogiorno solo il 36,1% dei cittadini ha competenze digitali almeno di base, contro il 51,3% del Nord. In termini di accesso alla rete, il Sud registra il 73,1% di utenti regolari contro l’80,5% del Nord e il 79,7% del Centro.

Il livello di istruzione resta il fattore predittivo più forte: nel 2023 naviga sul web l’87,8% di chi ha un diploma superiore, contro il 53,4% di chi si è fermato alla licenza media. Per le competenze digitali, il dato più interessante riguarda il confronto a parità di titolo di studio: tra i laureati adulti (25-44 anni) e i laureati di 45-64 anni le competenze digitali sono quasi identiche, rispettivamente al 77,6% e al 76,5%. L’istruzione, dunque, è il grande livellatore del divario digitale tra generazioni.

L’obiettivo Digital Compass 2030 La Commissione europea ha fissato nel programma Digital Compass 2030 l’obiettivo di portare all’80% la quota di cittadini UE con competenze digitali almeno di base entro il 2030. Con il 45,9% attuale, l’Italia deve recuperare oltre 34 punti percentuali in sette anni. Una sfida che richiede investimenti mirati in formazione, accesso alle infrastrutture e politiche di inclusione digitale, con un ruolo cruciale per i Comuni nel raggiungere i segmenti di popolazione più lontani dalla rete.

Le implicazioni per i Comuni: inclusione digitale come servizio essenziale

I dati Istat disegnano un quadro in cui l’esclusione digitale non è un problema marginale: riguarda milioni di cittadini anziani, residenti nel Sud, con bassa scolarizzazione. Per i Comuni, questo significa che la transizione verso i servizi digitali — dallo SPID allo sportello online, dalla sanità digitale ai bandi PNRR — rischia di escludere proprio le fasce più vulnerabili se non accompagnata da adeguate politiche di supporto.

Le amministrazioni locali sono il presidio più vicino al cittadino e hanno un ruolo insostituibile nel promuovere l’alfabetizzazione digitale attraverso sportelli di assistenza, punti di facilitazione digitale, collaborazione con biblioteche e centri anziani. Investire nell’inclusione digitale non è solo una questione di modernizzazione: è una condizione per garantire pari accesso ai diritti e ai servizi pubblici nell’Italia dei prossimi anni.

Metodologia e fonte I dati presentati in questo articolo sono elaborati dall’Istat nell’ambito dell’ebook ‘Trent’anni di vita quotidiana: tendenze e trasformazioni nella società italiana’ (2025), con particolare riferimento alle rilevazioni dell’Indagine sull’uso delle tecnologie dell’informazione (ICT) da parte di famiglie e individui e ai dati Eurostat. Il framework DigComp è il quadro europeo di riferimento per la misurazione delle competenze digitali dei cittadini.

Articoli Correlati

Nasce l’Abruzzo Digital District: la regione si candida a hub dell’innovazione del Centro Italia

Presentato a Pescara il Distretto Regionale Digitale. Il progetto punta a modernizzare la macchina pubblica, supportare le PMI nel ricambio generazionale, innalzare il PIL e trattenere i giovani talenti sul...

Innovazione digitale, ripartiti oltre 35 milioni del Fondo 2026: focus su PA, IA e connettività

Il Dipartimento per la trasformazione digitale destina la maggior parte delle risorse a progetti per la digitalizzazione del Paese, delle imprese e della pubblica amministrazione. Una quota riservata anche ad...

Bologna si candida a hub europeo dell’IA: l’Italia punta sul Tecnopolo per ‘Frontier AI’

Il ministro Anna Maria Bernini presenta al commissario Ue Ekaterina Zaharieva la candidatura del Tecnopolo DAMA come snodo strategico della futura infrastruttura europea per l’intelligenza artificiale....

ANCI Risponde