| +0,5% PIL italiano 2025 | 62,5% tasso di occupazione | 18,6% popolazione a rischio povertà | 9,1% povertà energetica (2024) |
Il Rapporto Annuale 2026 dell’Istat delinea un’Italia che avanza con passo incerto in un contesto internazionale di crescente instabilità. Il PIL cresce dello 0,5%, l’occupazione sale, i conti pubblici migliorano. Ma sotto la superficie di questi indicatori positivi si apre uno scenario di fragilità strutturale: diseguaglianze di genere, territoriali e di cittadinanza che non accennano a ridursi, e un’area di vulnerabilità economica che coinvolge 11 milioni di persone. Per i Comuni, che di queste fragilità sono il primo punto di contatto, il Rapporto è una mappa operativa di intervento.
Il quadro macroeconomico: crescita fragile, conti in miglioramento
Nel 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita del PIL pari a +0,5%, sostenuta principalmente dalla domanda interna (+1,5 punti percentuali) e dagli investimenti (+3,5%), trainati dalle costruzioni e dagli impianti. Pesa, invece, il contributo negativo della domanda estera (-0,7 punti). Il dato italiano supera quello tedesco (+0,2%), ma resta ben al di sotto di Francia (+0,9%) e Spagna (+2,8%).
Sul fronte dell’inflazione, il 2025 si è chiuso con un tasso dell’1,6% — al di sotto della media Eurozona (2,1%) — ma il rialzo dei prezzi energetici nel 2026 (petrolio a 120 dollari al barile ad aprile, +9,3%) rischia di erodere il potere d’acquisto delle famiglie. Per settore, i servizi crescono del +0,3%, le costruzioni del +2,4% (trainate dal PNRR), mentre la manifattura segna una flessione dello 0,3%.
Migliorano i conti pubblici: il deficit scende al 3,1% del PIL (dal 3,4% del 2024), l’avanzo primario sale allo 0,8% e la pressione fiscale aumenta al 43,1%, spinta da IRES e IVA. Il debito pubblico si attesta al 137,1% del PIL, secondo valore più alto nell’area euro dopo la Grecia.
Mercato del lavoro: avanzano gli over 50, restano indietro giovani e donne
Il mercato del lavoro conferma la traiettoria espansiva: il tasso di occupazione raggiunge il 62,5% e quello di disoccupazione scende al 6,1% (con ulteriore calo al 5,2% a marzo 2026). Ma la fotografia nasconde squilibri profondi. La crescita occupazionale è trainata dagli over 50, il cui tasso di occupazione è aumentato di oltre cinque punti percentuali negli ultimi sei anni, a fronte dei soli 2,2 punti degli under 35.
Il divario di genere rimane marcato. Circa la metà dell’occupazione femminile è concentrata in appena 17 professioni (contro 43 per quella maschile). Le retribuzioni delle donne sono sistematicamente inferiori: oltre 2.000 euro annui in meno rispetto agli uomini nell’occupazione standard, circa 1.800 euro in meno per le lavoratrici vulnerabili. Anche il divario territoriale è strutturale: i lavoratori standard del Nord guadagnano circa 5.000 euro in più rispetto a quelli del Mezzogiorno, che hanno una probabilità doppia di percepire una bassa retribuzione oraria.
| Indicatore | Valore 2025 | Note |
| Tasso di occupazione | 62,5% | Ancora sotto media UE |
| Tasso di disoccupazione | 6,1% | 5,2% a marzo 2026 |
| Crescita occupazione | +0,8% | Rallenta vs biennio precedente |
| Professioni femminili (50% occupazione) | 17 professioni | Vs 43 per gli uomini |
| Gap retributivo donne/uomini (std.) | -2.000 €/anno | Mediana annua |
| Gap retributivo Nord/Sud (std.) | -5.000 €/anno | A svantaggio del Mezzogiorno |
Diseguaglianze e povertà: 11 milioni di italiani a rischio
È il dato più allarmante del Rapporto: nel 2025, il 18,6% della popolazione italiana — circa 11 milioni di persone — è a rischio di povertà. Il valore rimane stabile rispetto al 2024, confermando la «persistenza di un’area di vulnerabilità economica ampia e strutturale». L’incidenza è più che doppia per chi vive in famiglie con almeno un componente straniero (33,7% contro 16,6% per le famiglie composte solo da italiani). Le famiglie di soli stranieri registrano il tasso di povertà assoluta più elevato: 35,2%.
Il titolo di studio, la professione e la cittadinanza si confermano le variabili determinanti del rischio povertà. Due voci di spesa pesano in modo particolare sul bilancio delle famiglie: l’abitazione (un onere economico pesante per il 35,9% degli individui) e l’energia. Il 22,4% degli italiani dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà.
| «Nel 2025, in Italia, la popolazione a rischio di povertà è pari al 18,6% del totale (11 milioni di individui). Il dato conferma la persistenza di un’area di vulnerabilità economica ampia e strutturale all’interno del Paese.» — Rapporto Annuale Istat 2026 |
Povertà energetica: un’emergenza che avanza
Nel 2024 la povertà energetica — l’impossibilità per un nucleo familiare di accedere a servizi energetici essenziali — ha colpito il 9,1% delle famiglie italiane, in aumento rispetto al 7,7% del 2022 e al 9,0% del 2023. La distribuzione geografica è asimmetrica: i valori più elevati si registrano al Sud e nelle isole. Con i prezzi energetici nuovamente in rialzo nel 2026, il rischio di un ulteriore peggioramento è concreto.
| Indicatore di vulnerabilità | Valore | Riferimento |
| Popolazione a rischio povertà | 18,6% | ~11 milioni di persone (2025) |
| Famiglie con stranieri: rischio povertà | 33,7% | Vs 16,6% famiglie solo italiane |
| Famiglie solo stranieri: povertà assoluta | 35,2% | Valore più elevato |
| Spesa abitazione: onere pesante | 35,9% | Quota individui (2025) |
| Difficoltà a fine mese | 22,4% | Difficoltà o grande difficoltà |
| Povertà energetica | 9,1% | 2024 — in crescita dal 7,7% (2022) |
Cosa significa per i Comuni: le priorità operative
I dati del Rapporto Istat 2026 si traducono in responsabilità concrete per le amministrazioni locali. I Comuni sono il primo livello istituzionale a intercettare le fragilità economiche e sociali descritte dall’Istat. Alcune priorità emergono con chiarezza:
- Contrasto alla povertà e ai bisogni primari: Con 11 milioni di persone a rischio povertà e il 22,4% in difficoltà economica mensile, il potenziamento dei servizi sociali comunali — dal Reddito di Inclusione ai fondi alimentari, dall’accesso all’housing sociale all’assistenza domiciliare — diventa urgente.
- Povertà energetica e accesso ai servizi essenziali: Con il 9,1% delle famiglie in stato di povertà energetica (concentrata al Sud), i Comuni possono agire su più leve: efficienza energetica del patrimonio ERP, comunità energetiche rinnovabili per le fasce deboli, sportelli di accesso ai bonus energetici.
- Occupazione femminile e conciliazione vita-lavoro: Il gap retributivo e la concentrazione delle donne in poche professioni richiedono politiche attive locali: asili nido, servizi di cura, sportelli per l’imprenditorialità femminile, piani di parità di genere negli appalti pubblici.
- Inclusione dei cittadini stranieri: Il tasso di povertà assoluta del 35,2% nelle famiglie di soli stranieri impone una riflessione sul sistema locale di accoglienza e integrazione: mediazione, accesso ai servizi, inserimento lavorativo.
- Rilancio occupazionale del Mezzogiorno: Il gap retributivo di 5.000 euro tra Nord e Sud e la doppia probabilità di bassa retribuzione oraria al Meridione richiedono politiche territoriali mirate, anche attraverso l’uso strategico dei fondi strutturali europei 2021-2027.
Fonte: Istat, Rapporto Annuale 2026 — La situazione del Paese (presentato il 21 maggio 2026 alla Camera dei Deputati).