Rapporto Istat 2026: in Italia una crescita fragile. Le diseguaglianze restano la vera emergenza
Economia 21 Maggio 2026, di Danilo Grossi
PIL a +0,5%, occupazione in salita, ma 11 milioni a rischio povertà, divari di genere e territoriali persistenti: i numeri del Rapporto Annuale dell'Istat per orientare le politiche dei Comuni.
Il Rapporto Annuale 2026 dell’Istat delinea un’Italia che avanza con passo incerto in un contesto internazionale di crescente instabilità. Il PIL cresce dello 0,5%, l’occupazione sale, i conti pubblici migliorano. Ma sotto la superficie di questi indicatori positivi si apre uno scenario di fragilità strutturale: diseguaglianze di genere, territoriali e di cittadinanza che non accennano a ridursi, e un’area di vulnerabilità economica che coinvolge 11 milioni di persone. Per i Comuni, che di queste fragilità sono il primo punto di contatto, il Rapporto è una mappa operativa di intervento.
Il quadro macroeconomico: crescita fragile, conti in miglioramento
Nel 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita del PIL pari a +0,5%, sostenuta principalmente dalla domanda interna (+1,5 punti percentuali) e dagli investimenti (+3,5%), trainati dalle costruzioni e dagli impianti. Pesa, invece, il contributo negativo della domanda estera (-0,7 punti). Il dato italiano supera quello tedesco (+0,2%), ma resta ben al di sotto di Francia (+0,9%) e Spagna (+2,8%).
Sul fronte dell’inflazione, il 2025 si è chiuso con un tasso dell’1,6% — al di sotto della media Eurozona (2,1%) — ma il rialzo dei prezzi energetici nel 2026 (petrolio a 120 dollari al barile ad aprile, +9,3%) rischia di erodere il potere d’acquisto delle famiglie. Per settore, i servizi crescono del +0,3%, le costruzioni del +2,4% (trainate dal PNRR), mentre la manifattura segna una flessione dello 0,3%.
Migliorano i conti pubblici: il deficit scende al 3,1% del PIL (dal 3,4% del 2024), l’avanzo primario sale allo 0,8% e la pressione fiscale aumenta al 43,1%, spinta da IRES e IVA. Il debito pubblico si attesta al 137,1% del PIL, secondo valore più alto nell’area euro dopo la Grecia.
Mercato del lavoro: avanzano gli over 50, restano indietro giovani e donne
Il mercato del lavoro conferma la traiettoria espansiva: il tasso di occupazione raggiunge il 62,5% e quello di disoccupazione scende al 6,1% (con ulteriore calo al 5,2% a marzo 2026). Ma la fotografia nasconde squilibri profondi. La crescita occupazionale è trainata dagli over 50, il cui tasso di occupazione è aumentato di oltre cinque punti percentuali negli ultimi sei anni, a fronte dei soli 2,2 punti degli under 35.
Il divario di genere rimane marcato. Circa la metà dell’occupazione femminile è concentrata in appena 17 professioni (contro 43 per quella maschile). Le retribuzioni delle donne sono sistematicamente inferiori: oltre 2.000 euro annui in meno rispetto agli uomini nell’occupazione standard, circa 1.800 euro in meno per le lavoratrici vulnerabili. Anche il divario territoriale è strutturale: i lavoratori standard del Nord guadagnano circa 5.000 euro in più rispetto a quelli del Mezzogiorno, che hanno una probabilità doppia di percepire una bassa retribuzione oraria.
Indicatore
Valore 2025
Note
Tasso di occupazione
62,5%
Ancora sotto media UE
Tasso di disoccupazione
6,1%
5,2% a marzo 2026
Crescita occupazione
+0,8%
Rallenta vs biennio precedente
Professioni femminili (50% occupazione)
17 professioni
Vs 43 per gli uomini
Gap retributivo donne/uomini (std.)
-2.000 €/anno
Mediana annua
Gap retributivo Nord/Sud (std.)
-5.000 €/anno
A svantaggio del Mezzogiorno
Diseguaglianze e povertà: 11 milioni di italiani a rischio
È il dato più allarmante del Rapporto: nel 2025, il 18,6% della popolazione italiana — circa 11 milioni di persone — è a rischio di povertà. Il valore rimane stabile rispetto al 2024, confermando la «persistenza di un’area di vulnerabilità economica ampia e strutturale». L’incidenza è più che doppia per chi vive in famiglie con almeno un componente straniero (33,7% contro 16,6% per le famiglie composte solo da italiani). Le famiglie di soli stranieri registrano il tasso di povertà assoluta più elevato: 35,2%.
Il titolo di studio, la professione e la cittadinanza si confermano le variabili determinanti del rischio povertà. Due voci di spesa pesano in modo particolare sul bilancio delle famiglie: l’abitazione (un onere economico pesante per il 35,9% degli individui) e l’energia. Il 22,4% degli italiani dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà.
«Nel 2025, in Italia, la popolazione a rischio di povertà è pari al 18,6% del totale (11 milioni di individui). Il dato conferma la persistenza di un’area di vulnerabilità economica ampia e strutturale all’interno del Paese.»— Rapporto Annuale Istat 2026
Povertà energetica: un’emergenza che avanza
Nel 2024 la povertà energetica — l’impossibilità per un nucleo familiare di accedere a servizi energetici essenziali — ha colpito il 9,1% delle famiglie italiane, in aumento rispetto al 7,7% del 2022 e al 9,0% del 2023. La distribuzione geografica è asimmetrica: i valori più elevati si registrano al Sud e nelle isole. Con i prezzi energetici nuovamente in rialzo nel 2026, il rischio di un ulteriore peggioramento è concreto.
Indicatore di vulnerabilità
Valore
Riferimento
Popolazione a rischio povertà
18,6%
~11 milioni di persone (2025)
Famiglie con stranieri: rischio povertà
33,7%
Vs 16,6% famiglie solo italiane
Famiglie solo stranieri: povertà assoluta
35,2%
Valore più elevato
Spesa abitazione: onere pesante
35,9%
Quota individui (2025)
Difficoltà a fine mese
22,4%
Difficoltà o grande difficoltà
Povertà energetica
9,1%
2024 — in crescita dal 7,7% (2022)
Cosa significa per i Comuni: le priorità operative
I dati del Rapporto Istat 2026 si traducono in responsabilità concrete per le amministrazioni locali. I Comuni sono il primo livello istituzionale a intercettare le fragilità economiche e sociali descritte dall’Istat. Alcune priorità emergono con chiarezza:
Contrasto alla povertà e ai bisogni primari: Con 11 milioni di persone a rischio povertà e il 22,4% in difficoltà economica mensile, il potenziamento dei servizi sociali comunali — dal Reddito di Inclusione ai fondi alimentari, dall’accesso all’housing sociale all’assistenza domiciliare — diventa urgente.
Povertà energetica e accesso ai servizi essenziali: Con il 9,1% delle famiglie in stato di povertà energetica (concentrata al Sud), i Comuni possono agire su più leve: efficienza energetica del patrimonio ERP, comunità energetiche rinnovabili per le fasce deboli, sportelli di accesso ai bonus energetici.
Occupazione femminile e conciliazione vita-lavoro: Il gap retributivo e la concentrazione delle donne in poche professioni richiedono politiche attive locali: asili nido, servizi di cura, sportelli per l’imprenditorialità femminile, piani di parità di genere negli appalti pubblici.
Inclusione dei cittadini stranieri: Il tasso di povertà assoluta del 35,2% nelle famiglie di soli stranieri impone una riflessione sul sistema locale di accoglienza e integrazione: mediazione, accesso ai servizi, inserimento lavorativo.
Rilancio occupazionale del Mezzogiorno: Il gap retributivo di 5.000 euro tra Nord e Sud e la doppia probabilità di bassa retribuzione oraria al Meridione richiedono politiche territoriali mirate, anche attraverso l’uso strategico dei fondi strutturali europei 2021-2027.
Fonte: Istat, Rapporto Annuale 2026 — La situazione del Paese (presentato il 21 maggio 2026 alla Camera dei Deputati).