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Sicilia, il taglio dei trasferimenti destabilizza i Comuni

Il presidente di AnciSicilia denuncia che il ridotto stanziamento di 340 milioni nel 2016 a favore dei Comuni mette a rischio qualità e quantità dei servizi ai cittadini
giornale dei comuni

«Lo stanziamento per il 2016 si attesta sui 340 milioni di euro e conferma il preoccupante trend di riduzioni che va avanti dal 2009. Si è passati, infatti, da 913 milioni a 340. Tale situazione mina alla radice la possibilità per i Comuni, da qui in avanti, di erogare servizi ai cittadini». A lanciare l’allarme sui tagli ai trasferimenti per i Comuni è stato il Sindaco di Palermo e presidente dell’AnciSicilia, Leoluca Orlando, durante l’audizione in commissione Affari istituzionali all’Assemblea regionale siciliana. Un incontro al quale ha partecipato anche il segretario generale dell’associazione dei Comuni siciliani, Mario Emanuele Alvano, con al centro il disegno di legge «Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2016. Legge di Stabilità regionale». In quella sede l’AnciSicilia ha manifestato alcune riserve sulle disposizioni in materia di enti locali. «Manca totalmente la quota destinata alle spese d’investimento che nel 2015 era pari a 115 milioni – ha proseguito Orlando – La mancata previsione di queste risorse desta particolare preoccupazione anche in considerazione del fatto che nel passato, attraverso una precisa previsione normativa, sono state utilizzate per il pagamento di mutui. Forti dubbi – ha continuato il presidente dell’AnciSicilia – sono stati manifestati sulla quantificazione dei cosiddetti costi della politica. Va tenuto conto che molte amministrazioni locali hanno già provveduto autonomamente a effettuare tagli sui compensi agli amministratori e quindi è del tutto incerto l’effettivo risparmio». Un risparmio che, secondo Orlando, in ogni caso «dovrebbe servire a rimpinguare le casse dei Comuni, non certo quelle della Regione». Infine, il numero uno dell’AnciSicilia ha ribadito la preoccupazione sulla «sorte dei liberi consorzi e delle città metropolitane che, con l’attivazione della riforma, dovrebbero essere gestiti dai Comuni. Soluzione che metterebbe ulteriormente a rischio la loro tenuta finanziaria».

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