Il contrasto alla violenza sulle donne passa sempre più attraverso reti territoriali coordinate. È quanto emerge dalla prima Indagine Istat del 2025, realizzata con il Dipartimento per le Pari Opportunità, che ha censito 251 reti collaborative attive in tutto il Paese.
L’analisi evidenzia due modelli di governance: in alcune regioni, come Valle d’Aosta, Umbria, Basilicata e Sardegna, un unico protocollo centrale definisce obiettivi e soggetti, mentre in altre, come Lazio e Lombardia, gli accordi nascono “dal basso”, coinvolgendo attori locali.
Al centro della rete ci sono i Centri antiviolenza (CAV), presenti in 225 protocolli e promotori in 154 casi. Accanto a loro, Comuni, Prefetture, ASL e servizi socio-sanitari giocano un ruolo fondamentale. Il settore giudiziario e di sicurezza contribuisce attivamente con Procure, Tribunali, Questure e forze dell’ordine.
Principali promotori di protocolli territoriali
| Soggetto promotore | Numero di protocolli |
|---|---|
| Centri antiviolenza (CAV) | 154 |
| Comuni / Unioni di Comuni | 80 |
| Prefetture | 55 |
| Ambiti programmazione sociale e socio-sanitaria | 55 |
| ASL (consultori e servizi territoriali) | 53 |
| Procure / Tribunali | 35 |
| Questure | 30 |
| Carabinieri / Polizia | 26 |
Oltre ai promotori, l’indagine considera tutti gli attori coinvolti nell’attuazione delle reti. In questo caso, il settore giudiziario (Prefetture, Procure, Tribunali, Avvocati) è il più rappresentato, seguito da CAV e Case Rifugio.
Attori coinvolti nelle reti territoriali
| Categoria | Numero di soggetti | Percentuale sul totale |
|---|---|---|
| Settore giudiziario (Prefetture, Procure, Tribunali, Avvocati) | 367 | 20,5% |
| Centri antiviolenza e Case Rifugio | 324 | 18,1% |
| Altri soggetti istituzionali e servizi territoriali | 1.100 | 61,4% |
| Totale | 1.791 | 100% |
Tra gli obiettivi principali delle reti emerge la “condivisione di procedure codificate di accoglienza e presa in carico delle vittime”, citata da 23 protocolli. Le reti puntano anche a sistematizzare i flussi informativi tra i servizi, garantire reperibilità in caso di emergenza (121 protocolli) e definire linee guida per il miglioramento dei servizi.
L’indagine conferma una realtà complessa ma efficace, dove la collaborazione tra Centri antiviolenza, servizi comunali, settore giudiziario e altri attori istituzionali è fondamentale per fornire una risposta tempestiva e coordinata contro la violenza di genere.