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Precipitazioni estreme, importante valutare gli effetti sul suolo

La Regione Emilia Romagna mette in campo due studi storico-geologici del territorio piacentino e parmense per prevenire il rischio sempre più frequente di alluvioni, piene e frane
giornale dei comuni

La conoscenza degli estremi meteoclimatici e delle loro variazioni ha grande rilevanza nella definizione delle strategie in itinere. Sappiamo che i motivi alla base del cambiamento climatico sono da ricondurre in buona parte a variazioni nelle radiazioni solari, ad alterazioni naturali nel sistema della circolazione atmosferica della terra e alle modificazioni nella composizione chimica atmosferica (dovute in gran parte all’inquinamento) come l’assottigliamento della fascia di ozono causata dai clorofluorocarburi. Indagare a fondo e approfondire questi aspetti diventa quindi una necessità per riuscire a comprendere le oscillazioni del clima, che passa sempre più spesso da siccità prolungate e alte temperature, con problemi di approvvigionamento idrico e pericolosi incendi, a precipitazioni violente, dovute al maggiore contenuto di vapore acqueo, nonchè all’aumentata instabilità atmosferica. Ed è proprio questa la finalità di due report che la Regione Emilia Romagna ha realizzato, andando al di là dei soli dati statistici, fornendo altresì indagini storico-geologiche. Oggetto dell’analisi sono state le torbiere e le conche lacustri, veri e propri archivi naturali che permettono di studiare le variazioni delle precipitazioni estreme nel tempo e di capire meglio i fenomeni legati al cambiamento climatico.

L’ultima di queste ricerche è stata realizzata il mese scorso alla conca lacustre di Lagdei, nel Comune di Corniglio (Parma), un documento ora disponibile anche online. Il precedente approfondimento, invece, è stato fatto nell’estate 2017 presso il Lago Moo, una torbiera d’alta quota nel comune di Ferriere, nel piacentino. Entrambe le indagini sono nate dalla collaborazione tra Arpae-Servizio Idro Meteo Clima (Simc) e il Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia Romagna, con la partecipazione del Dipartimento Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma, del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna e dell’Agenzia di Protezione civile regionale. Questi studi hanno grande rilevanza per il territorio poiché negli ultimi anni si è assistito ad eventi di intensità eccezionale, con grandi oscillazioni del ciclo idrologico: siccità molto marcate, come è stato nel 2012, 2007-2008, 2015 e 2017, alternate a periodi più piovosi (2014) e caratterizzate da forti rovesci temporaleschi.

 

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