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Per la messa in sicurezza i progetti d’intervento ci sono, ma troppo spesso mancano i fondi

I Comuni sono interessati a riconsiderare i propri territori in modo rigoroso laddove sia stato realizzato uno sviluppo locale sbagliato
giornale dei comuni

Il rischio naturale legato alle catastrofi idrogeologiche nel nostro Paese è uno dei problemi più rilevanti, sia per i danni prodotti che per il numero delle vittime. Il sempre maggiore impatto delle catastrofi idrogeologiche sul territorio va innanzitutto attribuito ai mutati scenari che hanno privilegiato l’occupazione e lo sfruttamento di aree naturalizzate non sempre oculato.

Ed è proprio su questo sfondo che i Comuni “sono interessati a rivedere i territori di riferimento in modo rigoroso, laddove si è realizzato uno sviluppo locale errato e i sindaci vogliono metterci la faccia. Ma non vogliono essere l’anello debole di una catena che, ancor più dopo la fine delle Province, ci assegna solo responsabilità, ma nessun potere effettivo – ha detto il Sindaco di Siena e delegato Anci per la Protezione civile, Bruno Valentini, in un’intervista a Sky Tg 24 -. I fondi ci sono, ma c’è un collo di bottiglia che li blocca nelle Regioni e noi Comuni non li abbiamo visti”.

Ci sono inoltre progetti d’intervento “che giacciono in attesa di finanziamenti che non arrivano – ha aggiunto Valentini facendo riferimento alla sua città – dove per completare un intervento di messa in sicurezza ho dovuto attingere al bando periferie che stanziava per noi 600.000 euro”.

Il delegato Anci è tornato poi sulla proposta del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, di avviare una cabina di regia meteo nazionale: “L’efficienza sul versante della Protezione civile da parte delle Regioni non è omogenea, noi sindaci non possiamo lasciare parti del territorio prive di assistenza. D’altro canto ci arrivano allarmi ogni tre giorni su tutti i fenomeni atmosferici, talvolta contraddittori ed in contemporanea. Certo – ha concluso il sindaco di Siena – una previsione regionale è troppo larga. Sabato scorso c’era un’allerta arancione su tutta la Toscana e poi alla fine ha piovuto forte solo a Livorno. Se avessimo adottato tutte le misure di quell’allarme avremmo evacuato le scuole di 300 comuni e messo in allarme, tipo Florida, 3 milioni e mezzo di abitanti”.

Auspicabile a questo punto è anche una maggiore precisione nelle previsioni come accade ad esempio a Pisa, dove il Comune ha un sistema particolareggiato che integra i meteo regionali.

Dopo i recenti fatti di Livorno il ministro dell’Ambiente ha infatti sottolineato che: “La meteorologia è affidata alle Regioni e questo è un errore. Oggi avere un centro meteo nazionale con  linee guida nazionali rafforzerebbe il sistema. Ci stiamo ponendo da tempo questo problema e nel 2019 partirà a Bologna la parte informatica di un centro data meteo europeo. Quello dovrà essere il momento in cui mettere insieme le risorse di tutte le regioni sulla meteorologia per creare almeno una casa comune”.

 

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