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Mutamenti climatici: 48 milioni di migranti nei prossimi anni

Avvenia, uno dei maggiori player italiani nell'ambito dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale, lancia l'allarme sul fenomeno dei migranti climatici e ambientali
giornale dei comuni

Flussi migratori crescenti e incontrollati si configurano come una delle piaghe del Terzo Millennio. Una piaga tendenzialmente insanabile che sta alimentando in forme virali il caos geopolitico internazionale. Molteplici i fattori che spingono masse imponenti di donne e di uomini a calcare le strade del mondo inseguendo il sogno di un futuro migliore. Uno, in particolare, desta un allarme specifico: i mutamenti climatici. Il peggioramento del clima causerà, infatti, massicce ondate di profughi, costretti ad abbandonare terre inaridite o alluvionate sempre più inospitali. Si stimano circa 48 mln di esseri umani in marcia, molti dei quali avranno come meta l’Europa e, specialmente, l’Italia. Una previsione inquietante formulata da Avvenia, uno dei maggiori player italiani nell’ambito dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale che aveva lanciato l’allarme sul fenomeno dei migranti climatici e ambientali, sottolineando come il loro numero fosse passato dai 18 milioni del 2011 ai 36 milioni del 2015. Ora, secondo Avvenia, questa entità sarebbe destinata ad accrescersi ancor di più. Nel 2016, infatti, le alluvioni, la siccità e gli altri eventi metereologici estremi hanno portato a un ulteriore incremento del numero dei migranti climatici, arrivando ai 42 milioni di profughi climatico-ambientali nell’anno che si è appena concluso. “E la situazione peggiorerà nel 2017”, sostengono gli analisti di Avvenia. Tra pochi anni, infatti, le attuali migrazioni in direzione dell’Europa sembreranno di modesta entità rispetto a quelle che verranno originate da fenomeni come l’attuale ritmo di emissioni di gas a effetto serra, per effetto delle quali si determinerà un innalzamento di oltre un metro del livello dei mari entro questo secolo.

Queste alterazioni produrranno un numero considerevole di sconvolgimenti ecologici, economici e sociali, a partire dai deserti che si allargano ai terreni che diventano sempre più aridi, dalle risorse idriche che diminuiscono e si contaminano al bestiame che muore. Così, sempre secondo Avvenia, se non si implementeranno adeguate politiche di efficientamento energetico, si potrebbero superare i 250 milioni di rifugiati climatici entro il 2050. Inoltre, il mondo non sarà percorso soltanto dai migranti ambientali, ma anche da chi scapperà dai conflitti generati da cause climatiche. Esempi significativi sono già in atto. Il conflitto siriano è stato in buona parte determinato dalla spaventosa siccità che attanagliava il Paese da anni e che ha costretto popolazioni di fede religiosa opposta a spostarsi all’interno del Paese. E sempre a causa dei cambiamenti climatici si prevede che nei prossimi 30 anni il Fiume Giallo, lo Yangtze, il Gange, l’Indo, l’Eufrate, il Giordano, il Nilo e molti altri fiumi soffriranno una riduzione di portata d’acqua del 30%, inducendo le popolazioni limitrofe ad abbandonare terre non più coltivabili.

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