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L’Emilia Romagna è sempre più rosa: 34% dei sindaci è donna

Donne presenti per il 38% in giunte comunali e 34% in consigli
giornale dei comuni

In Emilia-Romagna sono il 34% le sindache elette sul territorio regionale, le donne sono presenti per il 38% nelle Giunte comunali e per il 34% nei Consigli comunali. In Regione, a fronte di una Giunta paritaria, sono il 32% le donne presenti nell’Assemblea legislativa, il 50% dei presidenti delle commissioni consiliari.

I dati sono raccontati nel volume “Emilia-Romagna, donne e uomini nei governi locali”, curato dalla consigliera di parità della Regione Emilia-Romagna, Rosa Maria Amorevole. La ricerca, presentata in occasione del settantesimo anniversario del diritto di voto delle donne italiane e alla luce delle novità normative in materia elettorale, fornisce il quadro aggiornato della presenza femminile negli organi istituzionali della Regione e dei 340 comuni dell’Emilia-Romagna.

“I dati dell’Emilia Romagna indicano il rispetto delle norme in materia di rappresentanza di genere”, sottolinea Amorevole. “Con le prossime elezioni amministrative, oltre ad avere un incremento della presenza delle donne per effetto del rispetto della normativa vigente, assisteremo al superamento della soglia minima del 40% anche per la tendenza alla formazione di Giunte paritarie”.

“L’anniversario del voto alle donne – aggiunge l’assessore regionale alle Pari opportunità Emma Petitti – ci ricorda quello che fu un punto di partenza per importanti conquiste successive. La nostra regione è ai vertici nazionali per il più alto numero di donne nei Consigli e nelle Giunte e storicamente ha dato un contributo fondamentale di donne elette. Dobbiamo proseguire in questa direzione, perché la piena cittadinanza politica femminile è un tema strettamente connesso con la vitalità democratica della nostra società”.

Le norme La legge 215/2012 garantisce la presenza di entrambi i generi nelle liste elettorali e la doppia preferenza di genere. Il Ddl 56/2014 impone – nei comuni con popolazione superiore ai 3.000 abitanti – che nessuno di due generi possa essere rappresentato nella Giunta in misura inferiore al 40%, pena la decadenza delle stessa.

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