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Riforma della pubblica amministrazione: cambiano le regole per la valutazione e l’accesso alla dirigenza

Approvata la legge n. 119/2026: introduce la valutazione multidimensionale, tetti ai premi di merito e una quota del 30 per cento riservata allo sviluppo di carriera interno per i nuovi dirigenti.

La gazzetta ufficiale n. 153 del 4 luglio 2026 ha pubblicato la legge 2 luglio 2026, n. 119, in vigore dal prossimo 19 luglio. Il provvedimento introduce profonde novità nella macchina dello Stato, modificando i decreti legislativi n. 150/2009 e n. 165/2001 con un duplice obiettivo: ottimizzare la produttività del lavoro pubblico e ridisegnare i canali di accesso alla dirigenza.

Addio alla valutazione gerarchica: arrivano gli utenti e i collegi dei pari

La riforma punta al progressivo superamento del modello di valutazione lineare e verticale. La misurazione della performance individuale e organizzativa diventa multidimensionale e coinvolgerà una pluralità di soggetti:

  • valutazione collegiale: i dirigenti saranno valutati attraverso un sistema di confronto tra pari (fasi preventive e successive) per evitare asimmetrie e favorire l’oggettività;
  • valutazione esterna: ove possibile, i cittadini e gli utenti di riferimento esprimeranno il proprio giudizio sull’efficacia dei servizi resi dalle strutture amministrative;
  • competenze trasversali: oltre al raggiungimento degli obiettivi, peseranno fattori come la capacità di leadership, la tempestività, la cooperazione e l’attitudine a valorizzare i collaboratori.

Meritocrazia e tetti ai premi: novità per i fondi del personale

Per garantire l’effettiva selettività dei premi di risultato, la legge stabilisce criteri molto stringenti:

  • limite ai punteggi apicali: all’interno di ciascun ufficio dirigenziale generale, i voti massimi non potranno superare il 30% delle valutazioni complessive per ogni categoria;
  • tetto alle eccellenze: i riconoscimenti di eccellenza saranno riservati a non più del 20% di coloro che hanno ottenuto il punteggio apicale;
  • risorse ai non dirigenti: i risparmi derivanti dal taglio delle retribuzioni di risultato dei dirigenti saranno destinati ad alimentare i fondi per la performance del personale non dirigenziale.

Delega per la riforma degli OIV

Il governo ha sei mesi di tempo per decretare il riordino degli organismi indipendenti di valutazione (OIV). I nuovi decreti dovranno garantire terzietà attraverso meccanismi di rotazione: l’autorità politica indicherà solo il presidente del collegio, mentre gli altri membri saranno estratti a sorte dall’albo. Viene inoltre sancito il principio di incompatibilità per i dipendenti pubblici all’interno della propria amministrazione o in enti controllati.

Nuove regole per diventare dirigente di seconda fascia

Cambiano radicalmente le percentuali per il reclutamento dei dirigenti di seconda fascia nelle amministrazioni statali e negli enti pubblici non economici:

  • 50% dei posti: tramite corso-concorso selettivo della Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA);
  • 20% dei posti: tramite concorso pubblico aperto (RIPAM o singole amministrazioni);
  • 30% dei posti: tramite sviluppo di carriera interno.

Quest’ultima modalità rappresenta una svolta per il personale non dirigenziale (funzionari con 5 anni di servizio o personale di elevata qualificazione con 2 anni di servizio). La selezione interna prevede una prova scritta e orale e una valutazione comparativa dei titoli affidata a una commissione indipendente. I vincitori otterranno un incarico dirigenziale temporaneo di tre anni (rinnovabile una sola volta) e l’inserimento definitivo nei ruoli della dirigenza avverrà solo dopo un periodo di osservazione e valutazione sul campo della durata minima di quattro anni.

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